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REGISTRO DE OBRAS

La Laguna (61) per N. Cataldo

VERSIONE SPAGNOLA

Ciao a tutti e buon primo novembre!

Vi scrivo in tarda mattinata dalla poltrona di casa mia mentre la lavatrice fa il suo sporco lavoro. NOVEMBER17

È che, causa periodo di intenso lavoro, devo ottimizzare il tempo. Ottobre è stato un mese duro dal

punto di vista professionale e, come sempre negli ultimi anni, novembre lo sarà ancora di più.

E allora la giornata di oggi la dedicherò a correzioni e preparazioni di lezioni varie per poi avere un pochino di più di tempo libero nel fine settimana.

Per quanto riguarda oggi, ho deciso di concedermi solo tre pause: i soliti (o quasi) dieci chilometri al giorno di corsa che faccio ogni mattina, la partita di Champion's League del Real Madrid che vedrò stasera a casa in compagnia di un paio di amici ed, evidentemente, questo blog nel quale posso raccontarvi di un mese di lavoro intenso caratterizzato da poco tempo libero, ma di qualità. ;)

Per una volta, cominciamo dalle cose che mi sarebbe piaciuto fare e non ho avuto il tempo di fare KEROXEN17

per mancanza di tempo, anche perché è giusto che vi arrivino tutte le informazioni possibili

sull'offerta culturale dell'isola. Per esempio, durante tutto il mese di ottobre si svolgeva presso il

Tanque Cultural di Santa Cruz il Festival (di musica alternativa e non solo) Keroxen. Gli spettacoli si tenevano tutti i

sabati del mese e per un motivo o per un altro non ci sono andato.

Sabato sette ottobre non ci sono andato per colpa del Plenilunio del quale vi avevo già accennato LUNALLENA17

alla fine dell'ultimo blog. C'erano varie attività in giro per la capitale dell'isola e ho partecipato a

questa festa itinerante a partire dal tardo pomeriggio.

Tra i vari e bei momenti vissuti in quella giornata, ne spiccano soprattutto due:

El lado oscuro del corazón, gran film argentino che ho visto nel TEA in prima serata e l'incontro casuale con Seba. Per quanto riguarda il film, vi dico solo che mi è piaciuto tanto che sono ritornato a vederlo il giorno dopo... lo so, un po' freak, ma era un film che mi avevano consigliato varie volte e varie persone dei cui gusti cinematografici posso fidarmi e lo avevo in sospeso da quasi dieci anni. E magari proprio per questo motivo mi sono sentito in dovere di colmare il debito con due visioni così ravvicinate. ;)

Dopo il film sono andato a fare un giro al Mercado de África, dove c'era musica dal vivo e RECOVA17

degustazione di prodotti locali e lì mi sono ritrovato davanti Seba, una delle prime persone che

ho conosciuto sull'isola. La sorpresa è stata maiuscola perché il nostro cileno è tornato per

l'appunto in Cile da qualche anno e non sapevo del suo viaggio di lavoro a Tenerife.

È stato un grandissimo piacere riabbracciarlo e confermare ancora una volta che, nonostante il tempo e la distanza, resta e resterà sempre un grande amico con il quale ci siamo anche rivisti qualche giorno dopo a La Laguna per vedere un interessantissimo e durissimo film sulla dittatura di Pinochet presso l'Ateneo de la Universidad de La Laguna e per cenare dopo in compagnia di altri amici.

Sabato quattordici ottobre, invece, il motivo per il quale non sono andato al Tanque Cultural per il Festival Keroxen è stato di natura sportiva.

Infatti, in quella serata ho partecipato alla mia seconda media maratona a Puerto de la Cruz nella MARATONPC

quale, nonostante il caldo, l'umidità e le pendenze, ho realizzato un buon tempo migliorando di

quasi tre minuti quello ottenuto a La Laguna a fine aprile.

Che cosa mi ha impedito di andare al Tanque Cultural sabato ventuno ottobre? Un po' di stanchezza e la voglia di un programma più tranquillo.

Stanchezza perché la sera prima ero andato ad una festa di Halloween organizzata in anticipo dalla halowin

mia amica americana Dede per farla coincidere con il compleanno di suo fratello al quale abbiamo

mandato video e foto che lo hanno raggiunto e fatto sorridere dall'altra parte dell'oceano.

E allora con un po' di hangover, sabato sera ho optato per una cena nel nuovo appartameno di due miei vecchi compagni d'appartamento che non vedevo da tempo.

Qual è stato il problema sabato ventotto? Il benedetto problema è stata l'inaspettata e piacevolissima visita di Manu e Sayuri, coppia francovenezuelana che avevo conosciuto a fine agosto in Francia e che ho avuto il piacere di ospitare durante lo scorso fine settimana.

Devo ammettere che li conoscevo poco. Ci eravamo visti solo in occasione della mia ultima e piacevolissima serata a Montpellier, ma c'era subito stata una gran simpatia reciproca che si è rivelata in questo fine settimana l'inizio della scoperta di due bellissime persone e il seme di una nuova e bella amicizia.

In loro compagnia, e non solo, venerdì scorso sono stato al Teatro Guimerá dove mi sono fatto ABUBU

un sacco di risate con la parodia di Drácula ideata ed interpretata con grandissima simpatia e

maestria da Abubukaka, un gruppo di comici locali del quale vi consiglio di vedere qualche video

su youtube se, per ovvie ragioni geografiche, non avete la possibilità di vederli dal vivo. Il giorno

dopo ho portato i due turisti a Benijo, spiaggia paradisiaca, che, come avrete capito dai miei blog

precedenti, noi locali non perdiamo occasione di visitare. ;)

Come sempre, prima di scendere in spiaggia, meraviglioso ed economico pranzo bucolico da Paca.

E allora in serata eravamo troppo stanchi per il Festival Keroxen e per il DocuRock, festival di cinema sulla musica che si teneva presso il TEA durante l'ultimo fine settimana. Quindi, come potete vedere, il Keroxen non è stata l'unica manifestazione culturale che ho saltato. ;)

Però, ci siamo rifatti il giorno dopo con una bella mattinata in quella che è forse la spiaggia più bella TEJITA 17

del sud dell'isola: la Tejita.

Da lì, li ho accompagnati in aeroporto e, visto che ero in zona, ho pranzato a Los Abrigos con la mia

amica Sandra.

Inizialmente l'idea era mangiare in uno dei tanti e buoni ristoranti di pesce di questo piccolo paesino di pescatori, ma all'inizio del lungomare abbiamo visto un nuovo ristorante tailandese e ci siamo lanciati.

Ne è valsa la pena: nonostante dei camerieri, diciamo, un po' particolari, il ristorante era bueno, bonito y barato.

Che altro dirvi nelle poche righe che mi rimangono? Che anche qualche serata infrasettimanale è stata degna di nota e caratterizzata da ottimo cinema.

Per esempio, mercoledì diciotto ottobre e mercoledì venticinque ho visto al cinema in versione HITCHKOCK

originale  e sottotitolati in spagnolo rispettivamente Gli uccelli e Vertigo, due capolavori del maestro

Hitchcock nell'ambito di un ciclo di cinema organizzato dall'aula di Cinema dell'Universidad de La

Laguna e la graditissima visita di Sylvia che spero di rivedere presto.

Morale della favola? Mio nonno diceva sempre che la vita è fatta per due cose: lavorare e divertirsi. E quindi se non vi fidate di me, fate caso a mio nonno! ;)

Un abbraccio nipotini!
Nico

(NdR: gracias a ti, Nico! :)

 

La Laguna (60) per N. Cataldo

VERSIONE SPAGNOLA

Ciao a tutti e buon autunno! Come va?

Qui tutto ok. Vi scrivo nel primo pomeriggio di questo primo sabato del mese di ottobre dalla poltronaTAZATE

del salone di casa mia mentre sorseggio un buen té che mi aiuta a risvegliarmi da una bella siesta.

E ne avevo proprio bisogno dato che ieri sera ho fatto un po' tardi dopo essere stato con alcuni amici a la Feria del Cochino Negro (Sagra del maiale nero) a La Laguna. Era la prima volta che assistevo a questa manifestazione nella quale ho avuto la possibilità di provare delle tapas a base dell'ingrediente protagonista di questa sagra accompagnate da buon vino locale.

E poi, avevo bisogno di riposare anche per prepararmi al programma di oggi: quando terminerò di scrivere questo blog, infatti, farò un lungo e spero bel giro per Santa Cruz perché oggi nel centro della capitale dell'isola si celebra il plenilunio, una specie di notte bianca che coincide con questa prima luna piena dell'autunno. E allora in giro per la città ci sono varie manifestazioni delle quali vi scriverò sicuramente il mese prossimo.


In questo blog, invece, tocca parlare di un gran bel mese di settembre.

Da qualche anno a questa parte, è diventato uno dei miei mesi preferiti anche perché rappresenta un po' la calma prima della tempesta perfetta di lavoro che mi aspetta negli ultimi tre mesi dell'anno.

Si è trattato, quindi, come negli anni precedenti di trenta giorni ideali per godersi l'estate fino alla fine, ricaricare le pile e prepararsi al meglio per l'anno accademico che entra davvero nel vivo a partire dal mese di ottobre.

Cominciamo dall'ultimo fine settimana del mese perché, senza dubbio, è stato il migliore.

In quelle date ho fatto un viaggio express a Brescia per visitare mia sorella Mirella, mio cognato BeppeCOMUNION

e mia nipote Martina con la "scusa" della comunione e cresima della sorella di quest'ultima, la mia

nipotina Nicole. Prima di tutto, voglio approfittare di questo blog per ringraziarli dell'ospitalità e di

avermi fatto sentire davvero a casa. Ma soprattutto voglio ringraziare la piccola e meravigliosa Nicole

che non solo mi ha invitato a partecipare in questa giornata così speciale per lei, ma addirittura mi ha scelto come padrino.

È stato un piacere ed un onore accompagnarla così da vicino in un momento importante della sua vita. Grazie a Martina, invece, ho potuto ripassare un po' di inglese e di matematica. ;)

E poi questa celebrazione è stata l'occasione ideale per passare un fine settimana con quasi tutta TARALLI

la famiglia e per rivedere anche la mia mamma che come al solito mi ha rifornito di taralli e di

orecchiette tra le altre cose. ;)

Causa lavoro, mi sono potuto fermare in Lombardia solo per tre giorni nei quali però ho bruciato venti chilometri.

Infatti, sia sabato che domenica scorsa sono uscito a fare un po' di sport con mio cognato.

E mentre io correvo lui mi accompagnava in bici. ;)

Avevo bisogno di fare un po' di sport per ammortizzare un po' le grandi mangiate tra ristorante e i CORSAPIEDE

prodotti tipici pugliesi, arrivati freschi freschi da Bari e per non perdere le buone abitudini.

E visto che parliamo di corse, facciamo un salto indietro al terzo fine settimana del mese durante il quale ho fatto un bel po' di cose.

Tra queste spicca, senza dubbio, una corsa di montagna di 17 chilometri in quel di Tegueste che è stata speciale per un paio di motivi almeno.

Innanzitutto, era la prima volta che facevo trail perché normalmente partecipo a corse su asfalto e DIENTEDESIERRA

devo ammettere che l'esperienza mi è piaciuta molto. Prima della gara ero un po' preoccupato dalle

salite e discese a cui non sono molto abituato, però è andata meglio del previsto e sono riuscito a

completare il circuito senza grandi problemi. In secondo luogo, la gara era resa speciale dalla presenza

di Raúl Gómez, alias Maraton Man.

È il protagonista dell'omonimo programma televisivo nel quale viaggia in giro per il mondo per realizzare maratone e mezze maratone e per raccontare storie di persone che sono veri e propri esempi di resilienza.

Si trattta di uno dei programmi che seguo con più piacere negli ultimi tempi e ve lo consiglio anche perché è molto

divertente, soprattutto grazie alla simpatia di Raúl che ho potuto confermare anche dal vivo. RAULGOMEZ

Si è prestato, infatti, ad una foto e mi ha anche firmato un autografo sul dorsale.

E poi, visto che più o meno mantenevamo lo stesso ritmo di gara e che lui correva con una piccola

telecamera go pro in mano, probabilmente nell'episodio dedicato alla Diente de Sierra de Tegueste

avrete la possibilità di vedermi in tv. ;)


A parte l'autografo e con tutto il rispetto per Maraton Man, a fine gara mi sono concesso un paio di premi molto più succulenti.

Da Tegueste mi sono diretto, infatti, a Benijo dove mi aspettavano Manu, Roi e Gabriela con i quali  BENIJO

non solo ho fatto una gran bella mangiata a base di polpo nel ristorante bueno, bonito e barato Casa

África, ma sono anche andato a passare qualche piacevole ora in una delle mie spiagge preferite

dell'isola.

E in serata per festeggiare la mia impresa alpina e la breve visita del mio amico di Barcellona Manu ci siamo anche concessi una bella cena a base di carne e una serata in giro per i soliti bar de La Laguna. Non contenti il giorno dopo per alleviare un po' l'hangover ci siamo anche mangiati un'arepa, una specie di frittella tipica venezuelana ormai entrata a pieno titolo a far parte della gastronomia canaria, in un ristorante vicino all'aeroporto dal quale poi Manu tornava in Catalogna.

Il nostro amico di Barcellona, tra l'altro, si era fermato a Tenerife anche nel fine settimana precedente SANTACRUZ17

nel quale siamo riusciti ad inserire la sua prima visita allo stadio del Tete e un bel pranzetto a base di

pesce nel mercato cittadino di Santa Cruz.

Quella di metà mese non è stata la mia unica visita a Benijo perché ci sono tornato anche nel fine settimana successivo con Juan e Fran per salutare quest'ultimo che se ne va a lavorare a Puerto Rico. Mica scemo, no? ;)

E allora per assecondare i capricci del futuro residente caraibico in uno dei suoi ultimi giorni sull'isola siamo stati a Benijo, come nel fine settimana precedente.

Questa volta, però, abbiamo pranzato da Casa Paca, altro ristorante contraddistinto dalle 3B in un ambiente bucolico e molto rilassante. Come quasi tutti, le cose più divertenti ed interessanti le faccio nel weekend, ma a volte anche in settimana ci scappa qualche bella serata.

Per esempio, un lunedì ho visto in un museo a duecento secondi a piedi da casa un film davvero strano, LUNALLENA

ma in ottima compagnia; oppure un paio di mercoledì, ho invitato un paio di amici a casa per vedere

qualche partita della Liga o della Champion's League e ci sarebbe un lungo eccetera che vi risparmio

anche perché devo andare... il plenilunio mi aspetta! E allora buona luna piena anche a tutti voi!


Un abbraccio,
Nico

(NdR: Gracias a Nico por su extensa colaboración a lo largo de estos cinco años... ¡que se dice pronto! :)

 

Viaje por Italia (9) por A. de Azcárraga

...

"Mis dos últimos días de estancia en Florencia fueron un poco atropellados. Florencia es una ciudad FIRENZE17

para visitarla con tiempo y yo no lo tenía. Tambien un poco atropelladamente haré referencia a

algunas cosas que en esos días ví y las ideas que me suscitaron.

Visité varios palacios más... De los de estilo renacentista, que muestran todos la típica y admirable

serenidad florentina, recuerdo especialmente el señorial Palazzo Strozzi, de monumental cornisa, y el Medici-Riccardi,

donde contempleé los encantadores murales de Gozzoli, ese pintor que partiendo de fray Angélico se encaminaba hacia

Botticelli.

El más bello palacio del Medioevo después del palacio Viejo, y como este, almenado y con torre, BARGUELLO17 1

me pareció el Bargello, también llamado del Podestá. Su segundo nombre lo debe a haber sido

residencia de ese curioso magistrado, creado por Italia cuando se hallaba bajo la soberanía nominal

de los emperadores de Alemania. Florencia paso tres siglos desgarrada por las luchas entre güelfos

y gibelinos, y para poner orden entre ellos se elegía de vez en cuando un podestá, que había de ser forzosamente extranjero

y sin parientes entre las facciones, al que se investía de poderes discrecionales. Una original solución para pueblos divididos

y que no hubiera sido malo resucitarla en nuestra época.

El Barguello fue después cárcel y hoy es museo nacional de escultura, arte máximo de Florencia,BARGUELLO17 2

cuyo conocimiento es premisa necesaria para la comprensión de todo el arte florentino, incluído

el pictórico, porque sobre él influyó poderosamente. Florencia conserva gran parte de su producción

escultórica, singular fortuna que debe atribuirse, bien a que el posterior coleccionismo internacional

se sintiera más atraído por la pintura, bien a la mayor dificultad que las estatuas ofrecen al transporte, o tal vez a la

combinación de ambos factores.

Antes de visitar el Barguello ya había entrado en contacto, en plazas, museos y palacios, con la escultura florentina del Cuatrocientos.

Uno de estos lugares, ante el que pasé y repasé varias veces, porque esta sito en una calle muy céntrica –la via Calzaiouoli, con numerosas zapaterías como su nombre hace suponer --, fue la antigua Lonja florentina, convertida luego en oratorio bajo la advocación de San Miguel y al que los italianos, abreviadamente, llaman Orsanmichele.

De estilo gótico infiltrado de renacentismo, esta bonita Lonja no tiene la grandeza de la valencianaORSANMICHELE

de la Seda, construida cien años después, pero le aventaja en cuanto a riqueza escultórica.

Sus muros exhiben , en sucesivos nichos, buen número de obras debidas a los cinceles de Ghiberti,

Verrocchio y Donatello. Son estatuas de los santos patronos de los gremios; entre las de Donatello se halla la de San

Marcos, de tan vivaz presencia que Miguel Ángel se encaraba con ella para decirle:

--Marcos, ¿Por qué no hablas?

Lo mismo esas estatuas del siglo XV que las de igual época que custodia el palacio Barguello, ofrecen dos notas constantes, casi contradictorias, que se repiten, se alternan y con frecuencia se funden maravillosamente: la delicadeza y el vigor.

Y pienso que es la fusión de tales notas, ya anunciada por la torre de Arnolfo o la puerta del  SANGIORGIO

Paraíso, lo que caracteriza y constituye el encanto propio de lo florentino. Donatello, su máximo

ejemplo, es la energía revestida de distinción –el puño de hierro en guante de seda --.

Todas sus sus obras del Barguello lo atestiguan, empezando por el San Jorge, trasladado aquí desde

Orsanmichele, donde se le veneraba como patrono de los armeros.

Los demás escultores del museo muestran el desarrollo que imprimieron a las cualidades del maestro.

Unos, como Verrocchio y Pollaiuolo, acentuarían su nerviosa energía; otros como Desiderio da Settignano, su refinada distinción: otros más, como Rossellino o Laurana, su dulzura.

Busqué allí, de Donatello, cierto relieve de Santa Cecilia que conocía por reproducciones y que siempre me pareció uno de los perfiles femeninos más nobles de la escultura de Occidente.

Un perfil que es la antítesis del perfil romo y hocicudo preferido por cineastas y reclutas. No halléSANTACECILIA

ese original –por la poderosa razón de que está en Norteamérica, en el museo de Toronto--, pero sí

una fiel copia con la que hube de consolarme. Y, a falta de esa obra, ví otra del mismo artista que,

por confusión inversa, no pensaba encontrar allí: el busto en tierra cocida y policromada de Niccolo da

Uzzano, singular patricio que tuvo la flema de escribir en verso toda una constitución para el estado

florentino.

El incisivo naturalismo donateliano alcanzo aquí una agudeza y un vigor insuperables; y aunque la policromía para la sensibilidad actual, antes resta que añade valor a la escultura, esta obra me pareció el más soberbio y expresivo retrato de toda la plástica florentina.

El teorizar sobre arte no es demasiado ameno; pero en esta ocasión en que nos enfrentamos con la escultura de Florencia, debe disculpárseme que exponga un par de ideas que entonces se abrieron paso en mi cabeza.

La primera, que la fusión de vigor y gracia, típica del arte florentino, sea una de esas felices síntesis, frecuentes en los grandes momentos culturales de factores de distinta procedencia. Y en ella juzgo que el factor duro y aristado –el puño de hierro—es de origen nórdico, germánico, residuo de las invasiones y ocupación de Italia por godos, francos y lombardos.

Factor de naturaleza tan punzante que alguna vez, --piénsese en Signorelli, en Verrocchio o en VEROCCHIO

Andrea del Castagno--, casi transparenta ese expresionismo implacable que es una constante

histórica germánica.

Solo alguna vez; pues lo habitual es que se halle recubierto por la gracia – el guante de seda – que los

florentinos heredaron de los griegos, incluso a través del fondo etrusco de Toscana: en Roma, en el museo de

Villa Julia, vería una cabeza etrusca llamada Malvolta, con la que tenía cierto aire de familia el San Jorge de

Donatello.

La otra idea que me acudió a la mente, ya no circunscrita a Italia, sino ampliada a Europa, es la de que en escultura no hay propiamente Renacimiento.

La escultura renacentista es solo la última etapa o culminación de la escultura gótica; no hay entre las obras de uno y otro periodo, una clara ruptura. El San Jorge podemos imaginarlo adosado, sin que desentone, a la columna divisoria de cualquier portal de iglesia gótica; la pequeña Madonna de Brujas, de Miguel Ángel, e incluso su Piedad del Vaticano quedarían perfectamente ambientadas en el tímpano de ese mismo portal.
...
Estas aventuradas ideas me asaltaron mientras paseaba por el gran patio del Barguello, al que había BARGUELLO 3

salido a fumar un cigarrillo. En este patio se halla la escalera de acceso al piso superior, una de esas

bellas escaleras cubiertas descubiertas que son características del gótico mediterráneo, como la que

posee la Lonja valenciana, la del palacio de la Generalidad de Cataluña y tantas otras de estas

latitudes donde llueve escasamente.

El museo custodia también algunas esculturas de Miguel Angel y sus bocetos para las tumbas de los Medicis, que ilustran mucho sobre el artista.

Miguel Anel es siempre de una grandiosidad que causa estupor; pero nada lo prueba más elocuentemente que estos bocetos de reducido tamaño y que, sin embargo, poseen ya una de las notas distintivas del gran arte: la monumentalidad, que no radica en el tamaño, sino en las proporciones.

Una Leda de un palmo de altura, que recuerda a La Noche de Miguel Angel, obra de un discípulo LEDA

suyo que ya cité, Ammannati, muestra también esa monumentalidad.

Y ello es porque Ammannati labró esa figurita tomando por modelo una pintura del maestro –que

juzgada lasciva, fue quemada por orden de un pintor anónimo--. Y también es curioso observar que

los bocetos miguelangelescos, perfectamente acabados, son inferiores a las obras definitivas, muchas sin concluir.

Me hubiera gustado contemplar juntos unos y otras por ver si en las estatuas habia alguna modificación que explicara su superioridad sobre los bocetos, o bien era, simplemente, la misteriosa sugestion del non finito lo que las potenciaba.

El no acabar las obras aleja la senectud y tiene la ventaja de que el espectador las concluye maravillosamente, porque lo hace a gusto de su imaginación.

Luego de Miguel Angel, y a toda distancia que se quiera, nadie ha sabido explotar mejor el no MUSEOPAFIRENZE

acabado de las obras que Picasso. La última tarde que pasé en Florencia fui a ver el museo de

la Opera del Duomo.

No acertaba con él; y en demanda de orientación aborde a una parejita que había entrevisto en un

portal. ...la pareja se hallaba enfrascada en un tierno idilio. ...Y a mí me vino a las mientes –estaba

en Florencia—la canción inmortal de Lorenzo el Magnífico, que no les traduzco por no estropearla: LORENZO M

Quanto è bella giovenezza
Che si fugge tuttavia!
Chi vuole esser lieto, sia;
di doman non c'è certezza.

Y como viene a cuento, añadiré que en Italia no existen, o al menos yo no las vi fuera del caso aludido, esas parejitas tan acarameladas de los metros o bulevares de Paris, o de Picadilly Circus de Londres.

... Pero pasemos al museo de la Opera del Duomo, que al fin halle gracias a la parejita, y en donde quería ver las célebres cantorías o paneles de mármol con relieves, que antes adornaban, en la catedral, las tribunas de los cantores.

Aquí el gran Donatello fue superado por Lucas Della Robbia. Las agrupaciones infantiles hechas por el primero son de diseño poco seco y de un dinamismo desordenado; los grupos del segundo, mas delicados y graciosos, siguen un movimiento de mayor armonía.

Tal vez el tema favoreciera a Della Robbia, porque nadie cultivó tan bien como el la nota ingenua ROBBIA

y tierna, ni sintió tan amorosamente la plasticidad de los cuerpos infantiles.

Cuando en museos y otros lugares me tropezaba con sus Maternidades de cerámica, pensaba siempre que Rafael debió mirarlas muy detenidamente antes de pintar sus Madonnas.

Al dejar Florencia en el autobús que me llevaba a la estación, se sentó frente a mí una joven italiana que iba leyendo una guía de la ciudad. Era cosa frecuente; en todas partes ví numerosas chicas, solas o en grupos, que contemplaban museos y monumentos, librito en mano.

Este afán de enterarse, de saber, de las nuevas generaciones femeninas, lo encontré encantador. Es, me parece, un magnifico síntoma, y una razón más para creer que la humanidad progresa, pese a todo.

... (De: "Viaje por Italia", 1967. --Resúmen y adaptación por la Redacción del Blog--)

 

La Laguna (59) per N. Cataldo

Saludamos y agradecemos a Nico que nos escriba apenas entrado de sus merecidas vacaciones...Y como no podía ser de otro modo en estas fechas, os proponemos visitar al Cristo de La Laguna y a pasarlo bien con sus festividades...

VERSIONE SPAGNOLA

Ciao a tutti! Come va questo rientro dalle vacanze?

Spero non troppo traumatico. Per quanto mi riguarda, tornare alla routine si sta rivelando meno complicato del previsto.

Forse perché dopo un mese in giro per il continente e con la consapevolezza di avere approfittato a pieno delle mie vacanze, avevo anche un po' di voglia di tornare a casa, sull'isola e perfino al lavoro ;)

E non perché non mi sia divertito durante le vacanze, anzi.

Posso tranquillamente affermare che è stata la migliore estate della mia vita almeno da quando lavoro a tempo pieno.

Quello che mi tormenta in questo primo pomeriggio di questo secondo sabato di settembre è,   88867598 m6CuTCcIWfBlFV1sqLKYLYy GSdSe PFH3gdYG8g4sM

invece, un hangover da campionato che mi sono guadagnato a forza di birre tra casa di Juan

(dove abbiamo seguito una semifinale dell'US Open), il Tin Tin e il Blues Bar... praticamente uno

dei miei giri classici de La Laguna.


Ma torniamo al mese di agosto e alle mie vacanze.

Questo mese di agosto è stato speciale soprattutto perché dopo un anno di duro lavoro mi sono meritatamente concesso due viaggi.

Andiamo in ordine cronologico ;) Sabato cinque agosto sono partito per Bilbao dove ho passato la notte dopo aver fatto un gran bel giro della città ispirato da ottimi pintxos e buon vino.

Era la mia seconda volta in questa fantastica città e quindi stavolta al posto del Guggenheim, ho ALHONDIGA

visitato la Alhondiga, uno spazio museale gratuito molto bello in pieno centro frequentatissimo non

solo da turisti, ma da molti locali.

 

Il giorno seguente ho preso un bus per Santander, dove avevo appuntamento con Isabel, un'amica che avevo conosciuto due anni fa in occasione della mia visita precedente in questa città e con Francesco e Lucia, due carissimi amici che arrivavano in Cantabria dopo un viaggio estenuante da Bari.

Dalla stazione degli autobus ci siamo diretti a casa di Isabel dove non solo abbiamo potuto appoggiare i nostri bagagli per qualche ora, ma, addirittura, Pepi, la gentilissima e simpaticissima madre di Isabel, ci aveva preparato il pranzo.

Già più leggeri, abbiamo fatto un bel giro di Santander con tanto di cena a Casa Lita, ristorante sul lungomare famosissimo per i pintxos. Dopo la cena e una lunga e piacevolissima passeggiata digestiva, siamo ripassati da casa di Isabel per riprendere i nostri zaini che improvvisamente erano diventati più pesanti visto che Pepi ci aveva aggiunto frutta, formaggio e un ottimo dolce fatto in casa.

E di lì alla stazione degli autobus dove alle 3:20 del mattino avevamo un bus per Luarca, piccolo paese delle Asturie a 250

chilometri da Santiago de Compostela dal quale cinque ore più tardi abbiamo cominciato il nostro Camino.

In realtà, in totale abbiamo percorso a piedi 334 chilometri perché dopo essere arrivati alla capitale MUXIA

della Gallizia la mattina di Ferragosto, nei tre giorni seguenti abbiamo continuato a camminare fino

a Muxía, piccolo e magico paesino sulla Costa da Morte dove ho potuto godermi uno dei tramonti

più belli della mia vita con un sole meraviglioso che si è inzuppato nell'Oceano Atlantico poco dopo

le nove e mezza di sera.

In realtà, quello che rendeva così speciale questo tramonto era tutto ciò che avevamo vissuto e condiviso nei dodici giorni precedenti di pellegrinaggio.

E allora io e Francesco ci siamo meritatamente concessi due sigari che avevo appositamente portato PEREGRINO

da Tenerife e per accompagnarli siamo anche riusciti a trovare nel supermercato di Muxía una

bottiglia di rum Arehucas ;)

Perché è vero che Santiago ci ha protetti durante tutto il viaggio, ma anche perché il Padre Teide ci aveva messo una buona parola ;)

Luxía ci accompagnava con una birra e con la sicurezza di chi a Muxía sa di giocare in casa ;)

E con noi c'erano anche Giada e Martina, rispettivamente napoletana e sarda, conosciute durante il Camino, anche loro con

una birra e un gran sorriso, la soddisfazione di avercela fatta e la consapevolezza che d'ora in avanti tutto è possibile.

Cos'altro posso dirvi del Camino de Santiago che possa entrare in queste poche linee?

Per semplificare che è stata un'esperienza meravigliosa che molto probabilmente ripeterò e che LLEGADA SANTIAGO

consiglio vivamente a tutti perché ti cambia la vita o meglio la concezione che hai della stessa.

L'arrivo, prima a Santiago, con tanto di bacio a terra nella Plaza de Obradoiro in stile Cristoforo 

Colombo e poi a Muxía, con bagno in spiaggia, cena a base di frutti di mare locali e il fantastico

tramonto di cui sopra sono stati i momenti culminanti di giornate davvero speciali.

Anche se ciò che importa non è la meta, ma il Camino e tutto quello che abbiamo vissuto e condiviso metro a metro, passo a passo. È stato davvero bello ed emozionante vedere dei paesaggi incredibili, un sacco di animali e conoscere persone luminose ed interessanti, come Giada e Martina e non solo.

Ma un ringraziamento speciale lo devo ai miei infaticabili compagni di viaggio per la pazienza che hanno avuto con me e con i miei ritmi, per le risate, ma soprattutto per essere come sono.

Se l'esperienza è stata così fantastica, il merito è soprattutto di dos caminantes a cui bastava un cicchetto di ron miel per rimettersi in moto in mezzo alla pioggia, che non si fermavano neanche quando si iniziava a schiumare, che hanno coinventato e portato a termine più di una volta la manovra Boimorto, che erano capaci di emozionarsi come bambini davanti ad una spiaggia meravigliosa, che hanno attraversato una città intera per vendere un pallone, che mangiavano empanadas e non solo come se non ci fosse un domani e che in definitiva hanno assecondato tutte le mie pazzie e che sono stati bravissimi nel contagiarmi le loro.

Sono tornato dal Camino a mezzanotte del ventidue agosto e dopo meno di trentacinque ore sono ripartito già con una testa diversa per il mio secondo viaggio itinerante nel quale ho continuato ad abbracciare vecchi e nuovi amici.

A Barcellona, dove sono stato prima da Doramas e poi da Manu, Marte e Mikkel; a MontpellierMONTEPELLIER

dove mi hanno ospitato e fatto stare davvero bene Nestor, Maria e Barney; e, infine, a Marsiglia,

dove ho perso una chitarra e ho ritrovato Sergio, Leo e Maria e conosciuto Ariel e Inti.

Barcellona, l'avevo visitata più di una volta però stavolta ci sono andato per le feste del quartiere di Sants, per il compleanno di Isaac e per visitare il museo Picasso.

In Francia era la mia prima volta e devo dire che mi è piaciuta molto. Montpellier è molto bella, ma Marsiglia ha una marcia in più . Ero sicuro che mi sarebbe piaciuta, ma non pensavo tanto.

Forse anche perché dopo la pace del Camino e prima di tornare alla meravigliosa calma di Tenerife PICASSO MUSEO BCN

avevo bisogno di un po' di caos metropolitano.

Ora vi lascio e vi rimando al mese prossimo. Nel frattempo camminate e, soprattutto, sorridete.

Un abbraccio,
Nico

 

Viaje por Italia (8) per A. de Azcárraga

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" Una mañana, en las naves de la iglesia de San Lorenzo y mientras admiraba su serenidad y armonía brunelesquianas, me sobrevino el pensamiento de que, en materia arquitectónica, el Renacimiento italiano no es más que el romántico afinado, elegantizado y clarificado. Salvo en la edificación civil, los italianos pasaron del estilo románico al renacentista saltándose el gótico a la torera o, al menos, haciendo del gótico una "adaptación" a su gusto para el entreacto.
Adaptación visible incluso en alguna construcción civil , como la Loggia de los Lanzi, levantada en plena época gótica. Sus arcos no apuntados, sino semicirculares, y su aspecto general me hicieron creer, cuando la vi de lejos, que era renacentista, y solo al aproximarme pude advertir mi error. La Loggia es del siglo XIV; ninguna construcción española de ese siglo se hubiera prestado a semejante confusión. Hasta del siglo XVI tenemos arquitecturas, como la catedral de Segovia, inequívocamente góticas.


Cierto es que ya conocía vagamente, antes de mi viaje, ese lugar común, al que aludí más atrás, de la resistencia italiana al gótico. Digo vagamente, porque nunca se sabe bien las cosas aprendidas de oídas o por libros, mejor dicho, no acaba uno de aprenderlas hasta que las vive o descubre por su cuenta.

Y este asunto del gótico en Italia empecé a descubrirlo personalmente cuando vi en Pisa su bonita y minúscula iglesia de Santa María de la Espina; una iglesia cuya fronda, pinaculitos y demás adornos eran evidentemente góticos pero ya estructura y dimensiones eran lo menos gótico que pueda imaginarse. Me hizo avanzar un paso más en la cuestión mi error frente a la Loggia florentina; y más tarde, en Roma, llegue casi a la meta al comprobar que en toda la ciudad hay una sola iglesia gótica, cuando, paradójicamente, -- como ya explicare más adelante --.

Llegue a la conclusión de que en Italia no hay arquitectura de ese estilo. Conclusión limitada, por supuesto, a la arquitectura religiosa; porque enunciada con carácter absoluto haría tambalearse de risa a los innumerables palacios góticos de Italia.

De las naves de la iglesia de San Lorenzo pase a la Sacristía Antigua, obra también de Brunelleschi y una de las mas notables del Renacimiento. Y de aquí a la Nueva, realización de Miguel Angel, que es en realidad una capilla o panteón destinado a guardar las famosas tumbas mediceas.

Allí pude contemplar, en su pétrea inmortalidad, las figuras de los duques de Nemours y de Urbino, Julian y Lorenzo de Medicis, y a sus pies los sarcófagos con las esculturas representativas de los cuatro momentos del día, a las que en Italia llaman "Las Horas". Miguel Ángel que nunca hizo retratos, tampoco lo intento al labrar las figuras de los Medicis, y cuando alguien le reprochaba su falta de parecido, replicaba soberbio y profético:
--¿Quién advertirá eso de aquí a unos siglos?—


La estatua de Lorenzo es una condensación de energía melancólica. Suele llamársele, por su actitud ensimismada, il Pensieroso; con bastante más razón que Rodin tuvo para titular el Pensador a aquel hércules de circo que, si piensa en algo, será en algún levantamiento de pesas.

La escultura más celebrada, La Noche, es una muestra asombrosa de potencia bajo su aspecto de derrumbada languidez. De ella decía con sorna Miguel Ángel que se la había encontrado hecha ya dentro del mármol, del que no tuvo más que ir quitando la materia que la escondía.

Vasari opinaba que con las cuatro figuras simbólicas de los momentos del día, el artista quiso significar que la tierra entera giraba en torno a los Medicis allí sepultados. Después se han hallado escritos de Miguel Ángel de los que se infiere otra explicación. Esas figuras soñolientas expresan que así como el día, con su veloz carrera, había quitado la vida a los duques, también estos, con su muerte habían privado al día de esplendor. Pero yo creo que la más certera interpretación de estas figuras son los amargos versos que su artífice, poeta también, compuso para ellas:


Me es caro el sueño y más el ser de piedra
mientras el daño y la vergüenza duran.
No ver y no sentir me es gran ventura:
no me despiertes, pues, susurra quedo.


Versos que constituyen estupendo comentario a los tiempos en que vivió el artista y la más lapidaria expresión de su hipocondría. Miguel Ángel era un pesimista fundamental. "Mi alegría es la melancolía", confeso en otra parte, y también: "Mil placeres no valen un tormento"


La estructura de esta capilla o panteón medico me pareció más noble, más severa, más importante que la del panteón de El Escorial. La capilla florentina es la aurora del barroco, la cripta escurialense es su ocaso. Pero esta capilla, con sus pétreos inquilinos, tiene, a su vez que grandiosidad, algo de opresivo y angustioso. Flota sobre ella la titánica tristeza de Miguel Ángel.

"...La plaza frontera a la iglesia está animada por un mercado pintoresco, donde me tropecé con un grupo de valencianos de Alginet, acompañados de un capellán. Hablaban en vernáculo y, creyéndome a mi florentino, me preguntaron la dirección de la plaza de la Señoría. Les conteste también en valenciano, tan macarrónico como mi italiano, lo que celebraron con alborozo y nos dió ocasión para un rato de charla. Uno de ellos me declaró con gracia:


---Tot aixo esta molt be, es molt bonico: pero aci no hi ha paella. I jo ja estic fart de pasta "chuta" i de format rallat


Sin embargo, aprovecho ahora la ocasión para manifestar que a mi la pasta asciutta me gustaba francamente. Con la pasta seca italiana sucede como con el arróz. El arróz y la pasta, sin más, no son gran cosa; su calidad gastronómica depende de lo que se les añade y de la manera de guisarlo. La pasta asciutta, en Italia, es de una variedad de composición que aquí no imaginamos. Los rellenos de que es objeto son innumerables, desde el hígado – las tagliatelle –hasta el pavo—los tortellini--, y las salsas con que se prepara son también variadas y excelentes. Por supuesto, nuestra paella es un plato estupendo, excepcional; pero en Italia tuve ocasión de probar algunos guisos de pasta seca que son también de una calidad positiva, incuestionable.

Por ejemplo, la lasagna verde ... Servida con una salsa de tipo bechamel y acompañada de un vino amabile –abocado--, tal como me la sirvieron en Bolonia, era algo verdaderamente exquisito, inolvidable.
Del mercado me fui a visitar nuevamente la galeria Pitti, y después tome un taxi para la vuelta. Como el transito por el puente Viejo esta prohibido a los vehículos, mi taxista, un simpático tarentino que me había tomado por brasiliano, me condujo por el puente de la Trinidad sorteando temerariamente los obstáculos que encontraba al paso.

Comente bromeando que la circulación italiana me parecía un tanto anárquica, y los conductores sumamente atrevidos.
--E vero –admitió mi taxista alegremente--, Sono molto bravi.


Se me ocurrió el fácil retruécano de que la tierra de los condotieros había de dar también buenos conductores. Y es cierto que, entre los campeones del volante, predominan los nombres italianos. Al llegar a la Colonna de la Justicia, mi taxista, sin cejar en su intrépida conducción, me refirió una anécdota sobre ese monumento. Cuando estaban colocando ante la muchedumbre el pesado monolito, hubo un instante en que las cuerdas, por la fuerte tracción, amenazaron romperse. Se produjo un silencio angustioso y entonces se oyo una voz:


---¡Acqua alle funi e vino agli uomini!


El consejo fue seguido. Las cuerdas, mojadas, resistieron, los hombres, con el vino, recobraron fuerzas; y la columna se erigió felizmente.
Era una bonita anécdota; lastima ya me la hubieran contado hacia años en Paris exactamente igual, pero referida al obelisco de la plaza de la Concordia. Allí añadían que, al hombre que dio la voz, Napoleón III le habían concedido una pensión vitalicia.


Pero la historia no queda ahí. Más tarde en Roma, me la volvieron a contar del obelisco de la plaza de San Pedro, y con otra sugestiva variante: el papa Sixto IV había prohibido levantar la voz, bajo pena de muerte, durante la peligrosa operación. El héroe fue esta vez un marinero de Liguria, a quien el pontífice no solo perdono, sino que le otorgo el privilegio, para e y sus descendientes, de vender en la plaza las palmas del Domingo de Ramos. A lo que solo resta añadir el proverbio italiano: Se non e vero e ben trovato.


(De: Viaje por Italia, A. de Azcárraga, 1967)

...sigue

 

 

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