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REGISTRO DE OBRAS

La Laguna (61) per N. Cataldo

VERSIONE SPAGNOLA

Ciao a tutti e buon primo novembre!

Vi scrivo in tarda mattinata dalla poltrona di casa mia mentre la lavatrice fa il suo sporco lavoro. NOVEMBER17

È che, causa periodo di intenso lavoro, devo ottimizzare il tempo. Ottobre è stato un mese duro dal

punto di vista professionale e, come sempre negli ultimi anni, novembre lo sarà ancora di più.

E allora la giornata di oggi la dedicherò a correzioni e preparazioni di lezioni varie per poi avere un pochino di più di tempo libero nel fine settimana.

Per quanto riguarda oggi, ho deciso di concedermi solo tre pause: i soliti (o quasi) dieci chilometri al giorno di corsa che faccio ogni mattina, la partita di Champion's League del Real Madrid che vedrò stasera a casa in compagnia di un paio di amici ed, evidentemente, questo blog nel quale posso raccontarvi di un mese di lavoro intenso caratterizzato da poco tempo libero, ma di qualità. ;)

Per una volta, cominciamo dalle cose che mi sarebbe piaciuto fare e non ho avuto il tempo di fare KEROXEN17

per mancanza di tempo, anche perché è giusto che vi arrivino tutte le informazioni possibili

sull'offerta culturale dell'isola. Per esempio, durante tutto il mese di ottobre si svolgeva presso il

Tanque Cultural di Santa Cruz il Festival (di musica alternativa e non solo) Keroxen. Gli spettacoli si tenevano tutti i

sabati del mese e per un motivo o per un altro non ci sono andato.

Sabato sette ottobre non ci sono andato per colpa del Plenilunio del quale vi avevo già accennato LUNALLENA17

alla fine dell'ultimo blog. C'erano varie attività in giro per la capitale dell'isola e ho partecipato a

questa festa itinerante a partire dal tardo pomeriggio.

Tra i vari e bei momenti vissuti in quella giornata, ne spiccano soprattutto due:

El lado oscuro del corazón, gran film argentino che ho visto nel TEA in prima serata e l'incontro casuale con Seba. Per quanto riguarda il film, vi dico solo che mi è piaciuto tanto che sono ritornato a vederlo il giorno dopo... lo so, un po' freak, ma era un film che mi avevano consigliato varie volte e varie persone dei cui gusti cinematografici posso fidarmi e lo avevo in sospeso da quasi dieci anni. E magari proprio per questo motivo mi sono sentito in dovere di colmare il debito con due visioni così ravvicinate. ;)

Dopo il film sono andato a fare un giro al Mercado de África, dove c'era musica dal vivo e RECOVA17

degustazione di prodotti locali e lì mi sono ritrovato davanti Seba, una delle prime persone che

ho conosciuto sull'isola. La sorpresa è stata maiuscola perché il nostro cileno è tornato per

l'appunto in Cile da qualche anno e non sapevo del suo viaggio di lavoro a Tenerife.

È stato un grandissimo piacere riabbracciarlo e confermare ancora una volta che, nonostante il tempo e la distanza, resta e resterà sempre un grande amico con il quale ci siamo anche rivisti qualche giorno dopo a La Laguna per vedere un interessantissimo e durissimo film sulla dittatura di Pinochet presso l'Ateneo de la Universidad de La Laguna e per cenare dopo in compagnia di altri amici.

Sabato quattordici ottobre, invece, il motivo per il quale non sono andato al Tanque Cultural per il Festival Keroxen è stato di natura sportiva.

Infatti, in quella serata ho partecipato alla mia seconda media maratona a Puerto de la Cruz nella MARATONPC

quale, nonostante il caldo, l'umidità e le pendenze, ho realizzato un buon tempo migliorando di

quasi tre minuti quello ottenuto a La Laguna a fine aprile.

Che cosa mi ha impedito di andare al Tanque Cultural sabato ventuno ottobre? Un po' di stanchezza e la voglia di un programma più tranquillo.

Stanchezza perché la sera prima ero andato ad una festa di Halloween organizzata in anticipo dalla halowin

mia amica americana Dede per farla coincidere con il compleanno di suo fratello al quale abbiamo

mandato video e foto che lo hanno raggiunto e fatto sorridere dall'altra parte dell'oceano.

E allora con un po' di hangover, sabato sera ho optato per una cena nel nuovo appartameno di due miei vecchi compagni d'appartamento che non vedevo da tempo.

Qual è stato il problema sabato ventotto? Il benedetto problema è stata l'inaspettata e piacevolissima visita di Manu e Sayuri, coppia francovenezuelana che avevo conosciuto a fine agosto in Francia e che ho avuto il piacere di ospitare durante lo scorso fine settimana.

Devo ammettere che li conoscevo poco. Ci eravamo visti solo in occasione della mia ultima e piacevolissima serata a Montpellier, ma c'era subito stata una gran simpatia reciproca che si è rivelata in questo fine settimana l'inizio della scoperta di due bellissime persone e il seme di una nuova e bella amicizia.

In loro compagnia, e non solo, venerdì scorso sono stato al Teatro Guimerá dove mi sono fatto ABUBU

un sacco di risate con la parodia di Drácula ideata ed interpretata con grandissima simpatia e

maestria da Abubukaka, un gruppo di comici locali del quale vi consiglio di vedere qualche video

su youtube se, per ovvie ragioni geografiche, non avete la possibilità di vederli dal vivo. Il giorno

dopo ho portato i due turisti a Benijo, spiaggia paradisiaca, che, come avrete capito dai miei blog

precedenti, noi locali non perdiamo occasione di visitare. ;)

Come sempre, prima di scendere in spiaggia, meraviglioso ed economico pranzo bucolico da Paca.

E allora in serata eravamo troppo stanchi per il Festival Keroxen e per il DocuRock, festival di cinema sulla musica che si teneva presso il TEA durante l'ultimo fine settimana. Quindi, come potete vedere, il Keroxen non è stata l'unica manifestazione culturale che ho saltato. ;)

Però, ci siamo rifatti il giorno dopo con una bella mattinata in quella che è forse la spiaggia più bella TEJITA 17

del sud dell'isola: la Tejita.

Da lì, li ho accompagnati in aeroporto e, visto che ero in zona, ho pranzato a Los Abrigos con la mia

amica Sandra.

Inizialmente l'idea era mangiare in uno dei tanti e buoni ristoranti di pesce di questo piccolo paesino di pescatori, ma all'inizio del lungomare abbiamo visto un nuovo ristorante tailandese e ci siamo lanciati.

Ne è valsa la pena: nonostante dei camerieri, diciamo, un po' particolari, il ristorante era bueno, bonito y barato.

Che altro dirvi nelle poche righe che mi rimangono? Che anche qualche serata infrasettimanale è stata degna di nota e caratterizzata da ottimo cinema.

Per esempio, mercoledì diciotto ottobre e mercoledì venticinque ho visto al cinema in versione HITCHKOCK

originale  e sottotitolati in spagnolo rispettivamente Gli uccelli e Vertigo, due capolavori del maestro

Hitchcock nell'ambito di un ciclo di cinema organizzato dall'aula di Cinema dell'Universidad de La

Laguna e la graditissima visita di Sylvia che spero di rivedere presto.

Morale della favola? Mio nonno diceva sempre che la vita è fatta per due cose: lavorare e divertirsi. E quindi se non vi fidate di me, fate caso a mio nonno! ;)

Un abbraccio nipotini!
Nico

(NdR: gracias a ti, Nico! :)

 

Viaje por Italia (10). A. de Azcárraga

..."Abandoné Florencia con pena. Amaba esta ciudad antes de verla; desde que leí, en los años de adolescencia, la del Curioso Impertinente, en donde Cervantes la califica de "ciudad rica y famosa".

La amé más todavía cuando comprendí que ella había sido el crisol espiritual de la Europa moderna y la cuna del arte maravilloso que ha marcado la pauta en Occidente por más de cinco siglos. Y ahora, después de verla, como no amarla más?

Florencia es una ciudad incomparable y, si no la más bella del mundo, es sin duda la que más bellas cosas encierra, la que habla más clara y directamente a nuestro espíritu.

Siena, ciudad medieval. La torre del Mangia y su muñeco-- el Palio-- La pintura senesa. La catedral soñada por Wagner. La Maestà de Duccio di Buonasegna.

A primera hora y con un cielo que amenazaba lluvia, partí de Florencia en dirección a Siena. siena tren

Mi tren corría bordeando el Arno y la carretera; mas allá se elevaban unas dulces colinas arboladas.

Algunas zonas del paisaje, de aire ingenuo, me recordaban los cuadros de Sassetta, el místico pintor sienés; otras, más fundidas y azules, evocaban ciertos paisajes de fondo de las pinturas de Leonardo.


Mi departamento de segunda clase era inmejorable. La habitual advertencia en las portezuelas sobre el peligro de abrirlas en marcha, estaba aquí en superlativo: era pericolossisimo incluso entreabrirlas, porque la corriente de aire podía arrastrar fuera al viajero. Y no era exageración; los trenes italianos no desarrollaran la velocidad de los franceses, pero los rápidos alcanzan la suficiente para que la advertencia no deba echarse en saco roto.


La estación de Siena queda en las afueras, y mucho más abajo que la ciudad.

Siena está edificada sobre tres colinas que dominan un hermoso valle de olivares y viñedos. SIENA COLINAS

Fueron estas colinas, de arcilla rojo oscura, las que dieron la materia prima y el nombre al

color "tierra de Siena".


Tomé un taxi para subir a la ciudad. Atravesé su muralla por la puerta Camelia, sobre la que leí, tallada en piedra la bienvenida que certifica la fama de hospitalarios de los habitantes: "Siena te abre su corazón".

Y según el auto iba adentrándose por la vieja ciudad aumentaba mi sensación de volver hacia atrás en el tiempo. Los antiguos palacios y casonas ojivales, el color óxido de los muros, la penumbra de las calles angostas y tortuosas, todo contribuía a que me sintiera sumergido en un ambiente pretérito, decididamente medieval. Incluso mi conversación con el taxista.

Al preguntarle el nombre del rio más próximo y responderme que el Arbia, añadió como si fuera cosa de hacía cuatro días:
--Ese río se volvió de color rojo en la batalla de Montaperti, que los sieneses ganamos a los florentinos.

Aunque luego aclaró:ARBIA SIENA

--Lo dice el Dante.
Una cita cuya exactitud he comprobado casualmente al hojear la Divina Comedia.

Dante alude allí, en efecto, a esa batalla entre gibelinos sieneses y güelfos florentinos, y la califica de horrible matanza, che fecer l'Arbia colorata in rosso.


Mi taxi continúo trepando por unas calles inverosímiles, todas de dirección única. El municipio, según me aseguro el taxista, tenía el propósito de suprimir la circulación de vehículos en estos barrios.
... En aquellas ruas medievales, el automóvil resultaba un feo anacronismo.


Nos detuvimos al fin ante una de las diez o doce calles que desembocan en la plaza del Campo, llamada más simplemente il Campo por ser realmente, desde hace siglos, la liza o campo de lucha en la fiesta del Palio, una de las más famosas de Italia. Allí se celebran las carreras de caballos en las que intervienen las diecisiete contrade o comarcas sieneses.


El Campo, corazón de la ciudad, es una magnífica y originalísima plaza cuya imagen queda para SIENA CAMPO

siempre grabada en la memoria. Muy espaciosa, tiene la forma de un semicírculo, o mejor, por

la concavidad y pendiente de su suelo, de una vieira o concha de peregrino muy inclinada.

Situada en la confluencia de las tres colinas, el desnivel ha sido hábilmente aprovechado para darle

esa forma de concha de la que el borde curvo, mucho más alto, se halla contorneado por antígüas

mansiones, y el borde recto y más bajo , el correspondiente a la charnela de la concha, linda con la amplia fachada del

Palacio Público, en uno de cuyos ángulos se yergue intrépida la torre del Mangia.

Esta torre que sobrepasa los cien metros de altura, se ensancha hacia arriba para dar holgado asiento a una espadaña, desde la que deja oír las horas su grave y sonoro campanone.


Según me había contado el camarero de mi hotel en Florencia, ese campanone era golpeado por el TORRE MANGIA

martillo de un muñeco mecánico. Los florentinos destornillaron una noche los pies del muñeco, por

lo que éste, al balancear al otro día el martillo, perdió la estabilidad y cayo a la plaza, donde fue a

estrellarse junto a un puesto de lechugas.

Los pérfidos florentinos propagaron entonces que el muñeco había bajado a mangiare insalata, y de ahí el secular nombre de torre del Mangia.


La plaza esta pavimentada con ladrillos oscuros, excepto unas bandas que irradian en abanico desde el centro de la parte más baja. Son nueve hileras de ladrillos claros, colocadas en recuerdo de Los Nueve, el gobierno formado por igual número de mercaderes que rigió la ciudad en el siglo XIV.

Cuando se celebra la fiesta del Palio, la muchedumbre se apretuja dentro de esta plaza, de la DESFILESIENA

que no queda libre más que un ancho anillo exterior por el que desfila , a los tañidos del

Campanone y sones de trompetas, el multicolor cortejo del Palio, con vestiduras y armas de

otros tiempos. (...)

Las calles de Siena no tienen aceras. Todas están pavimentadas con grandes baldosas de piedra oscura, cuya superficie ha sido picada a golpes de cincel para hacerla rugosa y disminuir, en calles tan pendientes, el riesgo de resbalones y caídas.


Lo primero que visité fue la Pinacoteca, instalada en el Palacio Buonsignori, donde la escuela sienesa se halla ampliamente documentada. Allí pude admirar la evolución de este arte encantador que transformaba la sensualidad en espiritual refinamiento.

Todas las obras de esta escuela, desde las tablas de Duccio di Buoninsegna, su fundador, Maesta SIMONEMARTINI SIENA

muestran la característica, muestran la característica dulzura sienesa, esa sensibilidad un poco

femenina a la que se añadió a partir de Simone Martini, la elegancia de línea que después se

difundiría por Europa a través de la corte papal de Aviñón.

A mi paso por la ciudad francesa, en su palacio-fortaleza, ya había contemplado unas pinturas de este estilo.


Y por cierto, fue una mujer nacida en Siena, Santa Catalina –a la que muchos españoles apodan todavía "de Sena", porque así se llamó antaño esta ciudad--, la que convenció a Gregorio XI para que restableciera el pontificado en Roma, dando fin a lo que Petrarca denomino "Cautividad de Babilonia".

Una exageración de poeta porque, aunque el retorno fuera aconsejable, los papas, en Aviñón, SIMONE

fueron en un principio exiliados voluntarios y allí gozaron de más libertad que la que podía 

ofrecerles la indisciplinada Roma de aquel tiempo.


Los sieneses están muy orgullosos de su santa, que unían al buen sentido político un intenso fervor místico. Por ello fue muy popular durante el Renacimiento, que represento en miles de cuadros el "Matrimonio místico de Santa Catalina", en los que la santa aparece recibiendo un anillo del Niño Jesús.


(...) No recuerdo ahora si la Pinacoteca sienesa, según es lo probable. Había algún "matrimonio místico"...lo que allí interesaba y había ido a ver eran los pintores de la escuela sienés; una escuela que si bien comenzó bajo el signo bizantino, supo independizarse pronto e incluso realizo la proeza de proceder cronológicamente, aunque por escaso margen, a la escuela florentina.


En el palacio de la Pinacoteca es sólido, pero un poco sombrío. El ujier que por él me guiaba, atento PINACOTECASIENA

y amable como los de todos los museos de Italia, se ofreció a hacerme una fotografía junto a una

ventana tras la cual se divisaba la torre del Mangia.


Después me informo que los antíguos dueños del palacio, los Buonsignori, junto con los Tolomei y otro par de familias sienesas, fueron, como si dijéramos, los recaudadores de contribuciones del Vaticano, función que realizaban mediante una red internacional de casas de Banca. ...


En el museo abundaban las madonas que los italianos llaman "en majestad": sentadas en un trono, VERGINE SIENA

con el niño en brazos y rodeada de ángeles y santos. Su abundancia se debe al voto hecho por los

sieneses, antes de la batalla de Montaperti, de consagrarse a la Virgen y tomarla por patrona.

Y al escudo añadieron el lema: "Siena, ciudad de la Virgen".


El último cuadro que vi en el Museo fue de autor anónimo que representaba a unos hombres jugando al juego de la morra.

Lo recuerdo porque me pareció de la escuela española, del estilo de Puga, un discípulo de Velázquez.

Era ya mediodía; y los paseos que primero había dado por la plaza del Campo y por las empinadas calles de Siena, más el largo recorrido hecho después viendo pinturas, me había despertado un apetito de cocodrilo.

Me di cuenta, al salir del museo, que llevaba escaso dinero en el bolsillo; pero no tenía ganas de volver hasta el hotel para hacer provisión de fondos. Me propuse ser parco en la mesa y entré en la primera trattoria que hallé cerca...

Lo cierto es que a los postres, además de feliz, me había hecho considerablemente amigo del BUONGOVERNO

jefe del comedor y de la camarera. Y lo que es la suerte!, después de pagar la minuta, aún me

sobraron las monedas para la mancia, la propina.

Me encaminé de nuevo hacia el Campo , con un paso allegretto que el lector malicioso no debe atribuir a la pitanza, sino a que las calles eran ahora de bajada.

Al llegar a la plaza tropecé con el turista más estrafalario que he visto en mi viaje: un tipo larguirucho con puntiaguda barba negra, falda escocesa y un sombrero grande, de palma, al estilo de los que usan los segadores de arróz.

La gente lo miraba con estupefacción. Yo pretendí hacerle una foto disimuladamente, pero se me coló por una calleja y lo perdí.

El Palacio Público es la más suntuosa residencia civil, según dicen, de la Italia de la Edad Media.

Desde uno de sus patios interiores contemplé extraña perspectiva de la torre del Mangia, que vista desde allí parecía dispararse hacia las nubes. Las estancias del palacio y la capilla están decoradas con interesantísimos frescos.

En la Sala de la Paz, también llamada de los Nueve porque fue sede de estos gerifaltes, vi los malgoverno

famosos y alegóricos frescos Efectos del Buen y Mal Gobierno.

De estos efectos, claro es, Los Nueve se juzgaban causa de los primeros, porque tampoco en aquellos tiempos había gobiernos con suficiente imaginación para admitir otro supuesto.


Me anocheció dando vueltas por la vieja ciudad y curioseando por las tiendas de cerámica. Cuando bajaba hacia mi hotel y al tiempo que empezaban a caer unas gotas, me extravié.

Pregunté a una colegiala de once o doce años, una pelirroja con trenzas, ojos claros y delantal azul, quien con una gentileza encantadora volvió sobre sus pasos para guiarme...Con tantas y tan admirables cosas como vi en Siena, ninguna me ha quedado tan nítida en el recuerdo como aquella cristalina voz infantil, como aquel gesto amable y delicado de la colegialita de las trenzas.

... En el hotel cené esa noche con un joven licenciado en Filosofía...pregunté al licenciado por qué abundaban tanto en la ciudad el escudo de Roma, con la loba capitolina y los mellizos.


--Es también el escudo de Siena-- me explicó--. Siena se considera fundada por Senio hijo de Remo, stemasiena

que vino aquí huyendo de su tío Rómulo, después que éste mato a su padre. Una leyenda, claro.

El verdadero orígen de Siena fue una colonia romana fundada por Augusto.

También me informó de que Siena era la ciudad donde se hablaba con mayor pureza el italiano.
--Por esta razón –añadió-- se ha creado en la Universidad sienesa la primera cátedra de lengua y cultura italianas para extranjeros.

(sigue...)

 

La Laguna (60) per N. Cataldo

VERSIONE SPAGNOLA

Ciao a tutti e buon autunno! Come va?

Qui tutto ok. Vi scrivo nel primo pomeriggio di questo primo sabato del mese di ottobre dalla poltronaTAZATE

del salone di casa mia mentre sorseggio un buen té che mi aiuta a risvegliarmi da una bella siesta.

E ne avevo proprio bisogno dato che ieri sera ho fatto un po' tardi dopo essere stato con alcuni amici a la Feria del Cochino Negro (Sagra del maiale nero) a La Laguna. Era la prima volta che assistevo a questa manifestazione nella quale ho avuto la possibilità di provare delle tapas a base dell'ingrediente protagonista di questa sagra accompagnate da buon vino locale.

E poi, avevo bisogno di riposare anche per prepararmi al programma di oggi: quando terminerò di scrivere questo blog, infatti, farò un lungo e spero bel giro per Santa Cruz perché oggi nel centro della capitale dell'isola si celebra il plenilunio, una specie di notte bianca che coincide con questa prima luna piena dell'autunno. E allora in giro per la città ci sono varie manifestazioni delle quali vi scriverò sicuramente il mese prossimo.


In questo blog, invece, tocca parlare di un gran bel mese di settembre.

Da qualche anno a questa parte, è diventato uno dei miei mesi preferiti anche perché rappresenta un po' la calma prima della tempesta perfetta di lavoro che mi aspetta negli ultimi tre mesi dell'anno.

Si è trattato, quindi, come negli anni precedenti di trenta giorni ideali per godersi l'estate fino alla fine, ricaricare le pile e prepararsi al meglio per l'anno accademico che entra davvero nel vivo a partire dal mese di ottobre.

Cominciamo dall'ultimo fine settimana del mese perché, senza dubbio, è stato il migliore.

In quelle date ho fatto un viaggio express a Brescia per visitare mia sorella Mirella, mio cognato BeppeCOMUNION

e mia nipote Martina con la "scusa" della comunione e cresima della sorella di quest'ultima, la mia

nipotina Nicole. Prima di tutto, voglio approfittare di questo blog per ringraziarli dell'ospitalità e di

avermi fatto sentire davvero a casa. Ma soprattutto voglio ringraziare la piccola e meravigliosa Nicole

che non solo mi ha invitato a partecipare in questa giornata così speciale per lei, ma addirittura mi ha scelto come padrino.

È stato un piacere ed un onore accompagnarla così da vicino in un momento importante della sua vita. Grazie a Martina, invece, ho potuto ripassare un po' di inglese e di matematica. ;)

E poi questa celebrazione è stata l'occasione ideale per passare un fine settimana con quasi tutta TARALLI

la famiglia e per rivedere anche la mia mamma che come al solito mi ha rifornito di taralli e di

orecchiette tra le altre cose. ;)

Causa lavoro, mi sono potuto fermare in Lombardia solo per tre giorni nei quali però ho bruciato venti chilometri.

Infatti, sia sabato che domenica scorsa sono uscito a fare un po' di sport con mio cognato.

E mentre io correvo lui mi accompagnava in bici. ;)

Avevo bisogno di fare un po' di sport per ammortizzare un po' le grandi mangiate tra ristorante e i CORSAPIEDE

prodotti tipici pugliesi, arrivati freschi freschi da Bari e per non perdere le buone abitudini.

E visto che parliamo di corse, facciamo un salto indietro al terzo fine settimana del mese durante il quale ho fatto un bel po' di cose.

Tra queste spicca, senza dubbio, una corsa di montagna di 17 chilometri in quel di Tegueste che è stata speciale per un paio di motivi almeno.

Innanzitutto, era la prima volta che facevo trail perché normalmente partecipo a corse su asfalto e DIENTEDESIERRA

devo ammettere che l'esperienza mi è piaciuta molto. Prima della gara ero un po' preoccupato dalle

salite e discese a cui non sono molto abituato, però è andata meglio del previsto e sono riuscito a

completare il circuito senza grandi problemi. In secondo luogo, la gara era resa speciale dalla presenza

di Raúl Gómez, alias Maraton Man.

È il protagonista dell'omonimo programma televisivo nel quale viaggia in giro per il mondo per realizzare maratone e mezze maratone e per raccontare storie di persone che sono veri e propri esempi di resilienza.

Si trattta di uno dei programmi che seguo con più piacere negli ultimi tempi e ve lo consiglio anche perché è molto

divertente, soprattutto grazie alla simpatia di Raúl che ho potuto confermare anche dal vivo. RAULGOMEZ

Si è prestato, infatti, ad una foto e mi ha anche firmato un autografo sul dorsale.

E poi, visto che più o meno mantenevamo lo stesso ritmo di gara e che lui correva con una piccola

telecamera go pro in mano, probabilmente nell'episodio dedicato alla Diente de Sierra de Tegueste

avrete la possibilità di vedermi in tv. ;)


A parte l'autografo e con tutto il rispetto per Maraton Man, a fine gara mi sono concesso un paio di premi molto più succulenti.

Da Tegueste mi sono diretto, infatti, a Benijo dove mi aspettavano Manu, Roi e Gabriela con i quali  BENIJO

non solo ho fatto una gran bella mangiata a base di polpo nel ristorante bueno, bonito e barato Casa

África, ma sono anche andato a passare qualche piacevole ora in una delle mie spiagge preferite

dell'isola.

E in serata per festeggiare la mia impresa alpina e la breve visita del mio amico di Barcellona Manu ci siamo anche concessi una bella cena a base di carne e una serata in giro per i soliti bar de La Laguna. Non contenti il giorno dopo per alleviare un po' l'hangover ci siamo anche mangiati un'arepa, una specie di frittella tipica venezuelana ormai entrata a pieno titolo a far parte della gastronomia canaria, in un ristorante vicino all'aeroporto dal quale poi Manu tornava in Catalogna.

Il nostro amico di Barcellona, tra l'altro, si era fermato a Tenerife anche nel fine settimana precedente SANTACRUZ17

nel quale siamo riusciti ad inserire la sua prima visita allo stadio del Tete e un bel pranzetto a base di

pesce nel mercato cittadino di Santa Cruz.

Quella di metà mese non è stata la mia unica visita a Benijo perché ci sono tornato anche nel fine settimana successivo con Juan e Fran per salutare quest'ultimo che se ne va a lavorare a Puerto Rico. Mica scemo, no? ;)

E allora per assecondare i capricci del futuro residente caraibico in uno dei suoi ultimi giorni sull'isola siamo stati a Benijo, come nel fine settimana precedente.

Questa volta, però, abbiamo pranzato da Casa Paca, altro ristorante contraddistinto dalle 3B in un ambiente bucolico e molto rilassante. Come quasi tutti, le cose più divertenti ed interessanti le faccio nel weekend, ma a volte anche in settimana ci scappa qualche bella serata.

Per esempio, un lunedì ho visto in un museo a duecento secondi a piedi da casa un film davvero strano, LUNALLENA

ma in ottima compagnia; oppure un paio di mercoledì, ho invitato un paio di amici a casa per vedere

qualche partita della Liga o della Champion's League e ci sarebbe un lungo eccetera che vi risparmio

anche perché devo andare... il plenilunio mi aspetta! E allora buona luna piena anche a tutti voi!


Un abbraccio,
Nico

(NdR: Gracias a Nico por su extensa colaboración a lo largo de estos cinco años... ¡que se dice pronto! :)

 

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