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La Laguna (52) per N. Cataldo
Esta vez...Nico, por partida doble! Gracias... ;)
Ciao a tutti! Come vi ha trattato questo primo mese dell'anno?
A me benissimo e non è ancora finito visto che vi scrivo nel primo pomeriggio di quest'ultimo lunedì di gennaio.
Da qualche anno a questa parte è diventato quasi (è difficile competere con agosto;) il mio mese preferito dell'anno.
Perché? Per varie ragioni. La principale è forse che in questo mese non ho molto lavoro e ciò mi
permette di rifiatare un po' e di ricaricare le pile in vista dei prossimi quattro-cinque mesi che, se
la tendenza degli ultimi anni si conferma, saranno di fuoco.
Starete pensando che anche nelle due settimane a cavallo di Capodanno non lavoro e avete ragione.
E allora cosa rende speciale gennaio? In primo luogo, ho quella quantità perfetta di lezioni che mi fa pensare al mio lavoro come se fosse un hobby e/o quasi una piacevole distrazione. Ma, soprattutto, sono una delle poche persone che in questo periodo è in semi-vacanza e ciò è un vantaggio in tutti i sensi. Evidentemente a livello psicologico, ma, soprattutto, a livello pratico.
In poche parole, riesco a combinare un po' di lavoro, giornate di relax con orari diversi da quelli a cui sono abituato in altri periodi dell'anno, commissioni varie che ero stato costretto a posticipare negli ultimi mesi e altre che posso e riesco ad anticipare per potermi dedicare più avanti quasi esclusivamente al lavoro.
Tra le altre cose, sono stato dal meccanico per risolvere un paio di piccoli problemi che si portava
dietro la mia macchina, ho visitato il dentista che in data venti gennaio ha sancito la mia definitiva
maturazione cacciandomi via il dente del giudizio ;)
E ancora, come direbbe il mio amico Manu, mi sono finalmente preso le mie responsbilità da maestro birraio e non solo.
Infatti, domenica ventidue gennaio con la ricetta del mio amico di Bari, Lucio, e l'inestimabile aiuto di Juan e dello stesso Manu, ho creato la "mia" Hard Beloña, birra artigianale che imbottiglieremo prossimamente e che sarà pronta per l'assaggio a fine febbraio per accompagnarci in pieno carnevale.
Si chiama Hard Beloña perché a Lucio, che fa di cognome Bellomo, piace molto il nome femminile
spagnolo Begoña e perché, a quanto dice lo stesso Lucio e conferma Teresa (loquace impiegata del
più importante negozio per birrai di Tenerife), è stato un anno duro per i luppoli in giro per il mondo.
È la mia prima creazione birraia e incrocio le dita affinché sia buona e devo ammettere che seguire e
coordinare tutto il processo è molto diverso da collaborare sono in alcune delle sue parti.
Tra gli altri piccoli vantaggi di questa specie di orario part-time che porta sempre con sé il mese di gennaio possiamo annoverare la possibilità di vedere in diretta un bel po' di partite di calcio e in questo senso si può dire che quello che sta volgendo al termine è stato il mese della Copa del Rey. E continuerà in queste prime due settimane di febbraio durante le quali si svolgeranno le semifinali di andata e ritorno, una delle quali sarà Atletico Madrid-Barcelona.
Purtroppo, il mio Madrid è stato giustamente eliminato dal Celta de Vigo nei quarti di finale dopo
aver eliminato il Sevilla in un doppio confronto davvero entusiasmente. Anche la Liga quest'anno è molto
appassionante e proprio ieri sera assieme ad alcuni amici ho assistito alla vittoria del Madrid sulla
Real Sociedad che lo riporta nuovamente ad un discreto margine di vantaggio sugli inseguitori.
Ma se pensate che si è trattato di un mese di sport solo passivo, vi sbagliate alla grande perché in quest'ultimo periodo ho avuto voglia e tempo di allenarmi un po' in quella che si sta trasformando in una piccola passione: il running. Infatti, sono potuto uscire a correre quasi tutti i giorni e soprattutto ho partecipato a varie corse.
In rigoroso ordine cronologico: otto chilometri a Fasnia a metà mese, sette e mezzo a Santiago del
Teide settimana scorsa e quattro chilometri a La Laguna proprio ieri. Molti dei miei amici sono rimasti
sorpresi dalla mia partecipazione a quest'ultimo evento. In realtà, ho deciso di prendervi parte
principalmente per tre motivi: la quota d'iscrizione andava in beneficienza alla ricerca contro il
cancro, si svolgeva a solo quindici minuti di macchina da casa (a differenza di quanto succedeva con le altra due corse) e poi
volevo vedere se potevo accelerare un po' e abbassare i tempi... e ci sono riuscito!
E mentre io correvo per le strade del centro storico de La Laguna, Nadal e Federer si prendevano a pallate in Australia. Nonostante la concomitanza di sport attivo e passivo, grazie all'aiuto (e all'assenza;) di tecnologia non mi sono perso la grandissima finale dell'Australian Open.
Prima di andare a La Laguna avevo messo a registrare la finale e poi ho spento il telefono e mi sono
scollegato dal mondo cibernetico per non sapere il risultato della partita... e ci sono riuscito! E così,
non solo mi sono goduto un partitone di tennis come se lo stessi vedendo in diretta, ma anche ne ho
approfittato per stare una mezza giornata senza telefono. Sarà che a volte penso di essere nato nel
secolo sbagliato, ma vi consiglio vivamente di farlo ogni tanto... si guadagna in libertà.
Tuttavia, non è stato solo un mese di sport, ma anche di cultura.
Come sempre l'aumento del tempo libero, fa crescere in modo esponenziale la mia fame letteraria e in questo senso gennaio si sta rivelando un mese di grandi letture sia in quantità che in qualità... e non è ancora finito!
Così come non è ancora finito il libro che sto divorando in questi giorni e che vi consiglio con il cuore
in mano: El libro de los abrazos de Eduardo Galeano, scrittore uruguayano che nei suoi mini racconti
ed aneddoti riesce a combinare senso comune, magia e poesía. E pensare che normalmente
preferisco i romanzi!
A proposito di libri, qualche giorno fa ho scoperto, su consiglio di una mia vecchia fiamma del primo anno sull'isola con cui sono rimasto in buoni rapporti (con la ragazza e anche con l'isola;), Solican, una libreria solidale e mágicamente disordinata in pieno centro di Santa Cruz dalla quale sono uscito con nove libri in più (uno in inglese, due in italiano, il resto in spagnolo) e dieci euro meno.
Fatevi due conti!
Non solo letture, comunque. Anche un bel po' di film, al cinema ma soprattutto vecchi film che avevo in sospeso da troppo tempo. Ed è sempre un piacere pagare debiti di questo tipo ;)
Tra questi, Frida, in cui una meravigliosa Salma Hayek interpreta la magica pittrice messicana. Per
chi non l'avesse visto, film bellissimo con una gran colonna sonora.
Dulcis in fundo, la serata di venerdì scorso in cui abbiamo fatto una bella e riuscita sopresa ad una
collega che domani andrà in pensione.
È stato davvero bello vedere la faccia di Peggy al suo arrivo in un ristorante nel quale pensava che avrebbe cenato solo con un'altra persona. Invece, eravamo circa venti a gridarle SORPRESA!!! Lei se lo meritava e, inoltre, il buon ambiente che regna tra noi colleghi nel centro in cui lavoro è uno dei motivi per il quale mi piace la mia professione.
Si è trattato quindi di un'ottima occasione per condividere un momento fuori dall'ambito lavorativo con i compagni di lavoro e per festeggiare un pensionamento anche perché, con l'aria che tira, chissà se festeggeremo quello della mia generazione ;)
Un abbraccio intergenerazionale!
Nico
Viaje por Italia (1) por A. de Azcárraga
Un placer condividir con vosotros un Viaje por Italia y ver...que muchas cosas no han cambiado!
De: "Viaje por Italia" por A. de Azcárraga, editado el 1967.
"Se puede visitar un país extranjero de muchos modos. Uno, hoy muy frecuente, es el viaje colectivo en autocar. Se va a la agencia de turismo, se elige alguno de los circuitos prefabricados, se abona la inscripción...y ya se sabe. Como el itinerario para mayor aliciente, comprende muchos lugares y, para mayor economía, los días son pocos, el viaje resulta una carrera. Una loca carrera solo interrumpida por breves detenciones en las ciudades de las que apenas se ve nada. En cuanto al contacto con la población del país que se visita es menos que nada: uno va encerrado con sus compatriotas en el autocar , con ellos rueda kilómetros y kilómetros, con ellos charla, con ellos come y cena...
Igual que jurídicamente en los casos de extraterritorialidad, aquí, psicológicamente, ninguno sale de su propio país. Observen a esos viajeros a la vuelta: solo les oirán anécdotas de sus compañeros de tour, o referencias de las cosas que comieron. Si vieron algo, lo han olvidado.
Otro modo de viajar por el extranjero, tal vez el más usual, es yendo en coche propio. El sistema tiene sin duda, las ventajas de la autonomía y de la no sujeción a horario y por supuesto, el que se ve algo más. Pero el contacto con la gente del país visitado es también harto escaso. El automóvil es como un fanal aislante; permite ver a
través el paisaje, pero no deja comunicar con los que lo habitan.
El automovilista vive el coche, no el país que recorre; y así, cuando retorna, su principal tema de
conversación se centra en el comportamiento de su vehículo, cuyas cualidades, ocioso es decirlo,
superan las de cualquier otra marca, sobretodo manejado por un experto conductor como, naturalmente, es también su
caso.
El distanciamiento con los indígenas es mayor todavía si el turista es hombre pudiente que no utiliza más que el avión y se hospeda siempre en hoteles de gran lujo. Entonces tratara solo a los usuarios de las grandes líneas aéreas, a los habituales de las cadenas Carlton o Hilton, gentes que no pueden dar al viajero la más pequeña idea del país que visita. Porque esas gentes son de molde internacional , igual en todas partes. Sus costumbres son uniformes: comen y beben lo mismo, visten de igual modo, bailan los mismos bailes...Y, por la poca experiencia que uno tiene del género, suelen ser también igualmente aburridas.
Si descartamos el viaje a pie, estilo globe-trotter --que me parecería el mejor--, de tener menos años y más tiempo disponible--, queda otro modo aun de hacer turismo, ya arcaico y vulgar, pero el más apropiado para hombres curiosos y de economía subdesarrollada: el viaje en ferrocarril.
Los vagones de tren facilitan unos contactos muy aleccionadores con la población del país visitado y
son propicios a la charla y al establecimiento de rápidas amistades. Nada más parecido a un amigo
íntimo que ese desconocido con el que simpatizamos en el tren y con quien intercambiamos en un par
de horas nuestras más sinceras y reservadas opiniones.
Por los motivos expuestos decidí hacer mi periplo de Italia utilizando el ferrocarril. El objetivo modesto y declarado de mi viaje era echar un vistazo a las poblaciones del recorrido y a sus monumentos y museos, en especial los de pintura.
El otro objetivo, más ambiciosos y casi inconfesable, se cifraba en la esperanza de entrever, al contacto con las tierras y los hombres de Italia, algo de sus secretos.
Una esperanza quimérica. Más bien, por el contrario, el lector deberá excusar que en mi relato caiga con frecuencia en el lugar común. Las rutas seguidas y las ciudades vistas han sido ya muy transitadas y descritas, y solo falseando la realidad podría yo decir de ellas algo nuevo.
(...) Ya en el tren hacia Génova me di cuenta de que, desde Barcelona el material rodante que había usado era todo de procedencia italiana, de Turín. En el último tren francés, incluso los cartelitos de las ventanillas iban ya en la lengua de Dante: Chiuso, Aperto, è pericoloso sporgersi... "Pericoloso". Que graciosa palabra!
Tras la Costa Azul sin solución de continuidad el tren avanza bordeando la Riviera dei Fiori.
La Riviera italiana es muy bonita, pero recién contemplada la Costa Azul, desmerece.
La urbanización, las edificaciones, las villas, todo baja de tono sensiblemente. Su nombre es justo: entre la línea férrea y el mar, al aire libre o en invernaderos, las plantaciones de flores, sobre todo de claveles, se suceden ininterrumpidamente. Es una policromía encantadora sobre el fondo azul del Mediterráneo. La floricultura y el turismo son la base económica de esta región.
Próximo a San Remo leí sobre los postes del telégrafo, bajo la calavera y las tibias, el aviso: Chi tocca i fili, muore. Es mucho más enérgico que nuestro "No tocar, peligro de muerte". Nosotros advertimos del riesgo de morir, en Italia dan la muerte por segura.
El lenguaje italiano , como el portugués, hipertrofia un tanto las cosas. En Italia, por ejemplo, llaman millepiede a lo que nosotros llamamos cienpies; maresciallo –mariscal—al sargento mayor.
Pero debo ya declarar que en cuanto cruce la frontera franco-italiana y me halle rodeado de italianos en el tren, experimente una sensación que podría resumir en esta frase: "Otra vez en casa". Y en los días sucesivos comprobé que no era un espejismo; un español en Italia se halla como en su casa a todos los efectos.
(Capitulo II: Génova la Soberbia...)
"Génova es una ciudad que ofrece evidentes analogías con Marsella y Barcelona. Las tres son puertos de mar, los más importantes del Mediterráneo; las tres muestran la misma apasionada actividad mercantil; la tres poseen sendas y hermosas vías que bordean o conducen al mar: Vía Balbi, la Canebiere, las Ramblas. De esas tres avenidas, a mi juicio, la más interesante y de mayor personalidad es la catalana. Las Ramblas constituyen una avenida de un atractivo singular, multiforme, inagotable. La Canebiere es una avenida más sencilla y optimista; la Via Balbi con sus palacios, es la más señorial.
Las tres vías delatan la vocación marinera de las tres ciudades de igual modo que en Valencia la inexistencia de una vía análoga revela la falta de esa vocación. Pues no cabe emparejar con las citadas la avenida del Doncel Don Luis Felipe García Sanchiz, que incluso con su largo e inexplicable nombre subraya los tres kilómetros que nuestra ciudad dista del mar, en tanto que las otras ciudades están en su misma orilla. Tal vez a Valencia, su llana e indefensa costa, tentación de piratas, la obligo a retraerse; tal vez hubiera sido más marinera de no tener un suelo tan feraz.
Es difícil saberlo —con lo que solo quiero expresar que yo lo ignoro. De las ciudades mencionadas,
Génova es, como digo, la de mayor prestancia, aunque aparezca levemente descuidada e incluso,
para decirlo todo, un poco sucia. Instalada sobre colinas dispuestas en anfiteatro frente al mar, esta
ciudad fue llamada "la Soberbia" por esta misma situación, por su pasado de gran republica marítima
y por sus numerosos y bellos palacios.
Llegue a la ciudad ya de noche y, a la salida de la estación, en la plaza Acquaverde, me enfrente con la gran tarta del monumento a Colon, que ostenta la dedicatoria: A Cristoforo Colombo, la patria".
"Siempre se aprende en los viajes", pensé para mis adentros. Porque, si bien es probable que el ilustre navegante naciera en Génova, es lo cierto que no hay documento que lo pruebe de manera definitiva. (...).
Cene en el hotel. El inevitable frasco de mostaza de las mesas francesas es sustituido en Italia por el recipiente de queso rallado. En Italia podrán olvidarse del pan, pero jamás del queso. El agua de Génova me gustó mucho; era un agua serrana, delgada y fina como la de Madrid de antaño y, según pude comprobar al lavarme, de la misma suavidad al tacto.
Después de cenar Salí a tomar café. Tenía ganas de probar el famoso, archiensalzado café italiano, y entre en el primer establecimiento del género que halle al paso. La cantidad de café que me sirvieron, la dosis italiana, es como dos tercios de la española. El aroma era excelente. Bebí el primer sorbo...Y hay que rendirse a la evidencia.
Es un café sabiamente concentrado, de un sabor auténticamente positivo, exquisito.
Nunca había tomado tan buen café, Las cafeteras españolas son de marca italiana; el grano podrá
ser de la misma procedencia; pero el café resultante no es igual.
Y un grato detalle, que entonces creí peculiar de aquel establecimiento, pero que luego comprobé era general en toda Italia, es que el azúcar no lo ofrecen en terrones, sino molido, en unos grandísimos azucareros de plata, de los que el cliente se sirve a discrecion. (...).
Me fui a pasear en dirección al puerto, pero como la noche era algo fresca y amenazaba lluvia, volví pronto atrás por una calle estrecha y larga., que elegí por hallarse más iluminada que las otras. Ante sus numerosos bares y trattorie deambulaba la gente sin prisa o charlaba en pequeños grupos, en los que vi algunas jóvenes muy pimpantes. De una bocacalle sobresalía la trasera de un auto, de tal modo que mostraba a los paseantes su portaequipajes abierto, y dentro del mismo, un variado surtido de relojes, estilográficas, tabaco americano y otros artículos de contrabando. (...).
Varias jóvenes curioseaban allí y me llamo la atención lo cortas que se llevaban las faldas en Italia;
una chica con la que me cruce, la más exagerada, la llevaba casi un palmo por encima de la rodilla.
Y de pronto...
De pronto comprendí que estaba en plena calle del Conde de Asalto genovesa (*la aparición de la minifalda fue posterior al viaje del autor, realizado en 1963, y al texto de este libro, ya publicado por el diario valenciano Las Provincias, en forma de artículos, durante el primer semestre de 1965...).
(...) A la mañana siguiente hice la visita, il giro della citta que, según el prospecto que me habían dado en el hotel, comprendía el paso por numerosos lugares para terminar, con un aperitivo, en el piso 31 de un rascacielos. Cuando subí al autocar, lloviznaba ligeramente.
Los ocupantes del vehículo pertenecíamos a diversas nacionalidades; en el asiento anterior al mío iba un matrimonio mejicano con el que pronto entable conversación. Eran personas muy viajeras y conocían muchos países; el verano anterior habían estado un mes en el Japón.
Aquel dichoso giro de Génova fue una buena calamidad y una experiencia definitiva para no hacer más excursiones por agencia en ninguna otra parte.
A todo correr y salvando fuertes desniveles, porque el conjunto urbano de Génova se ha formado
escalando las colinas circundantes, atravesamos calles y más calles y pasamos ante iglesias y
palacios de los que nuestro cicerone se limitaba a dar los simples nombres. Tan solo condescendió
a explicarnos que el aperitivo del programa era gratuito,
obsequio de la agencia. Así vimos todo, sin bajar y a toda marcha, a excepción del cementerio de
Staglieno y la catedral de San Lorenzo.
El cementerio, al que llaman cimitero monumentale, justifica su denominación por el incalculable número de monumentos funerarios que contiene. (...)El cementerio de Staglieno esta entrecruzado por senderos bordeados de árboles y flores, como un jardín. Toda su escultura, una selva de mármol, es del siglo XIX y, por tanto, de un realismo romántico.
Es, dentro del género, excelente; pero por desgracia, tal género era intrínsecamente banal, anecdótico y dulzón. Todo lo romántico suele ser mediocre –lo que, como diría Huxley, no es una opinión personal, sino un hecho histórico. (...) Resta, sin embargo, una dificultad grave para aceptar plenamente que todo lo romántico es mediocre: la indiscutible calidad de la música romántica (...).
(NdR: sigue el resumen libre de varios capitulos...)
La Laguna (51) per N. Cataldo
Ciao a tutti e buon anno 2017 da una calda ed accogliente Santa Cruz de Tenerife!
Ci sono arrivato nel pomeriggio di avantieri direttamente da Bari e, dopo due voli, un'oretta di
autostrada, mi sono dovuto sorbire anche il traffico e gli ingorghi provocati nella capitale dell'isola
dalle restrizioni al traffico causate dalla Cabalgata dei Re Magi.
Uno stress infinito: immaginate che ci ho messo più tempo per arrivare dall'entrata di Santa Cruz a casa che per fare sessanta chilometri di autostrada!
Per fortuna ieri ed oggi sono state giornate molto più rilassanti ed allietate da un sole che mi è mancato come il pane durante le giornate che ho passato a Bari. Erano quattro anni che non andavo in Italia in questo periodo e credo che non lo rifarò mai più ;)
A parte le temperature gelide, un altro motivo per evitare questo periodo dell'anno è la presenza
invasiva dell'influenza che mi ha colpito duramente negli ultimi giorni del mio soggiorno a Bari.
A quanto pare, c'erano vari tipi di virus, e a me è toccato quello caratterizzato da febbre non molto
alta, ma da incredibili dolori di stomaco, indigestione, vomito, etc etc...
Per colpa dell'influenza, ho perso tre giorni di giri vari per la città, ho dovuto rinunciare a salutare qualche amico e, soprattutto, abbiamo dovuto cancellare una partitella a calcio che alcuni amici avevano organizzato appositamente per il mio ritorno.
Ma se vogliamo vedere la parte positiva, il virus mi ha raggiunto nel momento opportuno del mio soggiorno e cioè la notte tra l'uno ed il due gennaio permettendomi così di affrontare il viaggio per Tenerife in condizioni di salute accettabili.
Però, immaginate come è cominciato il mio anno... meglio pensare che almeno non può peggiorare!
E allora la prossima volta ci andrò nel periodo di Pasqua o d'estate come ho sempre fatto negli ultimi
anni, evitando così virus vari e il freddo e soprattutto godendomi il meglio della mia splendida Puglia.
Infatti, quando qualcuno mi chiede un parere sulla mia regione, consiglio sempre di visitarla in estate
che è quando da il meglio di sé. In inverno fa buio molto presto il che fa venir meno una delle cose
più belle che, secondo me, può vantare la regione: una luce molto particolare.
E poi anche gli spostamenti e la voglia di muoversi si vedono limitati. Basta dirvi che in questa vacanza a Bari sono stato per l'appunto solo a Bari, mentre, per esempio nell'agosto del 2015 ho toccato quattro delle sei province pugliesi.
Comunque, come al solito è stato un gran piacere rivedere parenti ed amici che tra l'altro in questo momento sono sotto la
neve perché da quando sono partito le temperature si sono ulteriormente abbassate.
E già che ci sono li saluto dal mio salotto di Santa Cruz in questa mattinata del primo sabato dell'
anno con la finestra aperta e con il sole che invade il mio appartamento mentre in pantaloncini e
maglietta vi scrivo queste due paginette.
Divertitevi giocando con le palle di neve mentre io domattina me ne vado al mare ;)
Nonostante il freddo e l'influenza a Bari sono riuscito a fare un bel po' di cose e credo che, come quasi sempre, un buon punto per cominciare a raccontarvele sia proprio l'inizio che, in un certo senso, non è stato a dicembre, ma a metà ottobre. Mi spiego: quando, per l'appunto a metà ottobre, ho comprato i biglietti per Bari, ho deciso di avvisare solo il mio carissimo amico Francesco con il quale ho deciso di fare una sorpresa a tutti gli altri.
E quindi approfitto di quest'occasione per ringraziarlo perché so che non è stato facile mantenere il segreto e stare arroccato davanti alle domande degli altri per più di due mesi. Devo ammettere che anche per me non è stato facile però alla fine abbiamo avuto la nostra ricompensa perché la sorpresa è riuscitissima.
E vedere la reazione di tutti non ha prezzo. Come l'abbiamo organizzata? Una sera dopo cena Francesco è venuto a prendermi da casa e lui, con me nascosto dietro, è arrivato a casa di Lucia e Nataly. Lì c'erano quasi tutti i miei amici convocati da Francesco con la scusa di un grande annuncio che aveva anche dato vita a diverse teorie nel gruppo di whatsapp.
E, invece, niente matrimoni o gravidanze alla vista, ma semplicemente l'arrivo di una persona che nonostante i chilometri che ci separano riuscite sempre a far sentire a casa come se non fosse mai andato via.
Qualcun'altro è arrivato dopo e quindi ho dovuto nascondermi in una stanza nuova che
avevano creato (appositamente?;) nell'appartamento e così quando ai ritardari veniva mostrata la
nuova stanza dell'appartmento, si accendeva la luce e dentro c'ero io con un bicchiere di vino per
combattere il freddo e a farmi compagnia in quei trenta secondo di attesa al buio ;)
Nei giorni seguenti, tra le altre cose, visite a qualche parente tra i quali mi sento di parlare soprattutto del pranzo del primo gennaio a casa di mia zia Tina (sorella di mia madre), dove mi sento sempre a casa, dove si mangia bene e dove provo ad andare in tutte i miei viaggi a Bari.
Altre tappe che spiccano sono quelle da Monica, Lucio e Angelo. Sono tre amici che gestiscono altrettante birrerie in città.
Da Monica e Lucio, ex colleghi di facoltà, ci sono andato nella stessa sera con alcuni amici dei tempi
dell'università tra birra e schiaffi a mo' di dimostrazione di affetto ;) Lucio poi, mastro birraio, mi ha
promesso di inviarmi appena possibile una ricetta per produrre una bella biretta con gli amici di
Tenerife.
Da Angelo, invece, la cosa si è rivelata un po' più complicata ma non per questo meno simpatica.
Infatti, ci sono passato tre volte perché nella prima e seconda occasione ho trovato il locale chiuso (mi è testimone ad Eugenio) e, siccome non c'è due senza tre, il giorno prima di partire siamo riusciti a salutarci bevendo un cicchetto più che mai alla nostra salute.
Infatti, mentre Francesco e Saverio hanno preso Jameson Irish Whiskey, il mio shot e quello di Angelo erano bianchi: il suo di vodka ed il mio un mix di acqua e fermenti lattici per rimettere a posto il mio stomaco. Credo che sia quanto di più alcolico abbia bevuto in questa prima settimana dell'anno ;)
Visto che parliamo di dieta, ne approfitto per chiedere scusa a Shumon, a mio modesto parere il
miglior pizzaiolo d'Europa, per aver ordinato una pizza meno saporita dell'abituale Norcina con
bufala e cardoncelli, ma sicuramente sa che a me dispiace più che a lui e che al prossimo giro
rimedierò.
Spero che abbia apprezzato lo sforzo nella mia ultima serata barese date le mie precarie condizioni di salute che per quasi tre giorni hanno limitato la mia dieta a riso in bianco e mozzarella.
E a proposito di latticini, non posso chiudere questo blog senza salutare Maurizio Ricotta e i suoi
amici che ci hanno occupato due posti in curva Nord. Infatti, il ventinove dicembre solo io e
Francesco perché qualcuno aveva troppa paura del freddo (leggi Mr Esposito;) siamo andati allo
stadio per assistere al pareggio tra Bari e Spal.
E allora in buona compagnia quello che poteva essere un incubo climatico si è rivelata una serata divertente riscaldata dalla passione biancorossa e da qualche Caffè Borghetti ;)
Che ho fatto il 31?
Mangiare panzerotti, bere come se fosse l'ultimo giorno dell'anno, saltare, fare trenini, arrambare
inviati dell'ONU (è una lunga storia;) e ancora prendere decisioni su due piedi e ballare rock and roll
su uno solo;)
Un abbraccio e a presto,
Nico
NdR: Tanti Auguri e un Bel 2017 Nico!