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REGISTRO DE OBRAS

La Laguna (37) per N. Cataldo

Y con mucha alegría llega nuestro Nico...disfrutadlo!

VERSIONE SPAGNOLA

Ciao a tutti e buon San Martino!


Anche se, in realtà, non vi scrivo l'undici novembre, ma giovedì dodici e ne approfitto per chiedervi scusa per l'attesa.

È che in questi giorni ho moltissimo lavoro e in più ho un amico in visita e cerco di dedicargli la maggior parte del mio tempo libero. Comunque, anche questo ritardo ha il suo lato positivo: mi permette, infatti, di raccontarvi della serata di martedì dieci novembre, vigilia di San Martino. Molti di voi lo sapranno già, ma io ve lo racconto lo stesso ;)

In molte parti d'Italia, l'undici novembre è il giorno in cui aprono le cantine e si assaggia il vino novello.  VINOS

E allora martedì sera ho organizzato una cena a casa per mangiare un buon piatto di pasta e per

rendere onore al dio Bacco. I vini degustati erano canari o della penisola iberica, mentre la pasta

l'avevo comprata da un posticino che ho scoperto qualche giorno fa.

 

Si tratta di un piccolo negozietto che si trova dentro il Mercado de África di Santa Cruz che vende pasta fresca fatta in casa e deliziose salse italiane.

Inoltre, festeggiare San Martino è stato il modo ideale per prepararsi a San Andrés, festa che cade SANANDRES

a fine novembre e che si celebra in varie parti dell'isola e durante la quale, come a San Martino, si

aprono le cantine per esempio ad Icod de los Vinos o nella stessa San Andrés. Ma ve ne parlerò con

più calma nel blog del prossimo mese.

 

Per quanto riguarda, invece, il mese di ottobre, ho varie cose da raccontarvi e ci conviene iniziare da due lunghi weekend.

Nel secondo fine settimana del mese, per esempio, ho fatto un salto a Gran Canaria dove mi sono fermato per quattro giorni approfittando di un calendario favorevole e del ponte del Pilar.

Per chi non lo sapesse, il dodici ottobre (che quest'anno cadeva di lunedì) è festa nazionale in Spagna e LAGARITA

pertanto mi sono preso anche il venerdì e sono riuscito a infilare quattro giorni liberi di seguito.

Come sempre nell'isola di fronte, ho alloggiato da Doramas e, come sempre, lui e la sua famiglia mi

hanno fatto sentire davvero a casa.

A parte la solita ottima e necessaria dose di relax, abbiamo fatto un po' i turisti e in pochi giorni sono riuscito a vedere ciò che mi mancava dell'isola. Per esempio, ho visitato la spiaggia de La Garita, che non avevo ancora visto e che una settimana dopo avrebbe subito tutte le conseguenze del fortissimo temporale che ha colpito l'isola dieci giorni dopo.

Giusto in tempo!

E poi Doramas mi ha portato a visitare tutti i piccoli paesini degni di nota dell'isola rotonda:  ROQUENUBLO

San Mateo, Firgas, Gáldar, etc. Ma, senz'ombra di dubbio, la migliore escursione è stata quella al

Roque Nublo, uno dei punti più alti dell'isola dal quale è possibile ammirare Tenerife e il Teide in

tutta la loro bellezza.

Dopo una caminata di quasi un'ora siamo arrivati alla cima dove, vista a parte, ci siamo anche 

goduti un paio di birre e i panini che avevamo nello zaino.


E ora passiamo da un ponte ad un'altro: quello di fine ottobre - inizio noviembre. Seguendo praticamente lo stesso schema, mi sono preso libero l'ultimo venerdì di ottobre e approfittando della festa di lunedì due novembre, ho passato un lungo fine settimana in un apartotel a Los Cristianos, nel sud dell'isola. È stato un fine settimana rilassante tra bagni in mare e in piscina, sole e relax.

Tra l'altro, il clima, pessimo al nord dell'isola con allerta per pioggia inclusa, al sud era fantastico.   MARIACHI

Devo ammettere che la parte meridionale dell'isola non è la mia preferita, ma senz'ombra di dubbio

ha due notevoli vantaggi: il clima e la sensazione di essere in vacanza pur essendo a soli settanta

chilometri dalla mia casa lagunera. E poi rimanendo a dormire nel sud ho potuto anche avere la

possibilità di vivere un po' Los Cristianos di notte, cosa che mi succede veramente di rado.

Sono stato per esempio in un ristorante messicano proprio nella notte di Halloween, festa che non mi fa impazzire, ma che viene interpretata in modo più particolare e interessante nella cultura del Messico, paese nel quale esiste un vero e proprio culto ai morti e nel quale la morte viene vista non come una tragedia, ma come una specie di rito di passaggio. Per sdrammatizzare un po' vi dirò che mi sono anche fatto una foto con il sombrero e la pistola che mi aveva gentilmente prestato un cantante di mariachi ;)


Per quanto riguarda gli altri weekend, posso dire che sono stati molto meno interessanti e contraddistinti soprattutto dalla visione delle partite di calcio e del mondiale di rugby. Infatti, con il lavoro che avevo da anticipare o recuperare (visto che durante le vacanze non avevo intenzione di fare niente di produttivo;) mi è rimasto poco tempo libero e l'ho dedicato a programmi più tranquilli come andare a cena fuori con amici, inaugurare il kebap di un vicino di casa turco e invitare qualche amico a vedere alcune partite a casa mia.

Per esempio, domenica quattro ottobre ho invitato un po' di amici a vedere il derby madrileno terminato in parità a causa di un errore marchiano di Arbeloa, terzino destro del Madrid e calciatore, a mio parere, eccessivamente sopravvalutato.

Domenica scorsa, invece, abbiamo visto Siviglia-Real Madrid che è finita con una vittoria per tre a uno della squadra andalusa. Comincio a pensare che i miei amici portino un po' di sfiga al Real Madrid ;)

Forse anche perché non c'era Paulo, amico mezzo madrileno mezzo cileno che è l'unico che davvero condivide con me la passione per il Madrid. Paulo, infatti, ha lasciato l'isola la settimana scorsa e l'abbiamo salutato con una fantastica grigliata di carne a casa sua dove abbiamo anche visto la partita Celta-Real Madrid vinta per tre a uno dalla squadra della capitale. Comincio anche a pensare che Paulo porti fortuna ;) e allora sono fiducioso per il clásico della settimana prossima perché il nostro talismano sarà in quei giorni sull'isola per lavoro e sabato ventuno alle cinque del pomeriggio sul divano di casa mia!


Per il momento, invece, mi devo accontentare;) di avere in visita (vi dicevo all'inizio che avevo un  ELPRIS

ospite, no?) il mio amico culè Manu che si ferma fino a sabato da me e con il quale, preferenze

calcistiche a parte, è un piacere condividere belle esperienze come quella di domenica pomeriggio.

Il suo aereo atterrava all'aeroporto nord verso le tre e allora, con altri tre amici, sono andato a

prenderlo e di lì siamo andati al Pris, piccolo porto di pescatori dove si mangia dell'ottimo pesce ad

un prezzo irrisorio.

Il tutto con vista sul mare e con il sole a riscaldare la pelle e il cuore in quest'estate di San Martino che si sta rivelando particolarmente calda anche in Italia, a quanto mi dicono familiari ed amici.

 

E allora godetevi il sole finché dura e quando non dura più pensate a me che, invece, sono in un posto dove il sole non va mai via perché come dicono Los Mismos "Tenerife tiene seguro de sol".

Questo è il link se volete mettervi di buon umore in due minuti: https://www.youtube.com/watch?v=zKN8sL9f5Eg


E allora cantate, ballate e soprattutto sorridete che il sole bacia i belli e con un sorriso stampato in fronte gli risulterete sicuramente un po' più attraenti;)


E siccome a me non va di fare discriminazioni, mando un abbraccio a tutti, belli e brutti!!!
Ciao,

Nico

 

"Prendimi per mano" per Thich Nhat Hanh

RICH 2

"Prendimi per mano.

Cammineremo.

Cammineremo soltanto.

Sarà piacevole camminare insieme.

Senza pensare di arrivare da qualche parte.

Cammina in pace.

Cammina nella gioia.

Il nostro è un cammino di pace.

 

Poi impariamo TICH 1

che non c'è un cammino di pace;

camminare è la pace;

non c'è un cammino di gioia; 

camminare è la gioia.

Noi camminiamo per noi stessi.

Noi camminiamo per ognuno

sempre mano nella mano.

 

Cammina e tocca la pace di ogni istante.

Cammina e tocca la gioia di ogni istante.

Ogni passo è una fresca brezza. TICH3

 

Ogni passo fa sbocciare un fiore sotto i nostri piedi.

Bacia la terra con i tuoi piedi. 

Imprimi sulla terra il tuo amore e la tua gioia.

La terra sarà al sicuro

se c'è sicurezza in noi"

 

(de la pagina: www.camminoconfrancesco.it)

 

Dal dolore fiorì l'amore per S. Lucarelli

A pochissime giorni della prossima mostra nel Palazzo Blu vi presentiamo una collaborazione della Dtt.ssa. Sandra Lucarelli sulla precedente...Grazie!

Dal dolore fiori l'amore...

Esposizione al Palazzo Blu a 100 anni dall'inizio della Grande Guerra.

"Addio mia bella, addio e l'armata se ne va, ma se non partissi anch'io sarebbe una viltà"


Il ritornello di questa canzone accompagnava i nostri soldati, le loro partenze per il fronte della Grande Guerra 1915-'18. Sono passati 100 anni, ma la memoria è rimasta indelebile e tangibile e corre attraverso le storie individuali, che divengono storia colletiva; passa dagli zainni, dai cappelli e dalle divise, in nostra Pisa, a Palazzo Blu.


Li oggetti parlano delle persone che li hanno indosatto, raccontano le loro imprese, le ansie, le GUERRA1

sofferenze e le speranze, tra le pareti umide delle trincee.

Raccontano della ricerca di libertà: „Sono uomo e son soldato, viva la libertà!" proseguono nelle delle canzoni, musica per incitare ed incoraggiare gli animi.

 

Tuttavia, la presa diretta di coscienza dell'intero popolo italiano e no solo e soltanto di poeti ed artisti come Marinetti, Balla, Ungaretti, D'Annunzio, per citarne alcuni dei più celebri, ma di ciascun soldato, semplice o graduato, di ciascun cittadino o cittadina, fu totale- il desiderio espresso da parolieri- poeti come Alberto Mario che scrisse „La leggenda del Piave", divenne plebiscito: „Non passi lo straniero!"- Cosi il nemico austriaco fu respinto, ma quanti morti!

...Una guerra, anche se vinta, porta via le vite umane: migliaia di vite che hanno scritto lettere, GUERRA2

cartolline a famiglie che non avrebbero più visto.


Sono brandelli di vita, di storia viva che trasuda dalle carte e ci parla, ci mormora, ci sussurra, ci commuove...
Avevamo il piede straniero sopra il cuore ed il cuore nostro era il paese più straziato.

Oggetti, dunque, testimoni preciosissimi, come reliquie, foto che danno volti e voci , implorandoci di non dimenticare.


La mia tristezza si trasforma in gratitudine, che ha plasmato e plasma la libertà delle nostre generazioni, per tutte le persone che, come mio nonno Giuseppe Lucarelli, hanno difeso la nostra patria e conquistato la libertà.


Mio nonno è stato uno dei fortunati, tornato decorato dal fronte ed insignito della medaglia d'oro di cavaliere di Vittorio Veneto. Al fronte conobbe mia nonna Albina Tormen e sboccio un amore che fecce nascere mio padre Mario.
Ecco che la guerra porta anche alla pace, alle intese, alle unione; alla vita di mio padre e poi alla mia vita!


Eccomi oggi, a 100 anni di distanza, testimone di una Europa senza frontiere, che ho contribuito a costruire attivamente, da giovanne ventenne, in quanto vincitrice di un concorso R.A.I. (nel 1982: „I giovanni incontrano l'Europa"), BANDERA CE

che mi ha portato ad incontrare tanti ragazzi: oltre la mia patria.


Così, lo „straniero" è diventato amico, fratello, collaboratore di una comune terra, di un comune ,

sentire su cui sventola la bandiera blu, con le dodici stelle d'Europa e si spandono le note dell' „Inno

della Gioia".


Queste divise, queste lettere, questi equipaggiamenti, sono le mie radici, le fondamente della mia-nostra libertà!
Un brivido mi sfiora la pelle, perché dal dolore di ieri, oggi è fiorito l'amore: una utopia- realizzata quella dell'Unione Europea della comune sinergia per la difesa della libertà di ogni popolo.

Quale conclusione migliore per l'onore de tutti i caduti?

Sandra Lucarelli
Pisa, settembre 2015

 

 

La Laguna per N. Cataldo (36)

VERSIONE SPAGNOLA

Ciao a tutti e buon autunno!

Anche se, in realtà, qui è ancora estate e domani, la prima domenica d'autunno, me ne vado al mare. E allora voi godetevi le foglie che cadono mentre io mi faccio un bagno e mi rilasso in spiaggia ;)

Oggi, invece, giornata casalinga tra varie cose da fare nell'appartamento e un pomeriggio di calcio e relax. Mentre vi scrivo, infatti, sto vedendo Barcellona-Las Palmas tifando per la formazione canaria;)

Ma veniamo al mese appena passato. Come sempre, settembre è stato un mese di transizione nel quale si inizia ad intravedere come andrà il lavoro da qui a dicembre. Però, rispetto agli anni passati c'è stata una piacevole variazione sul tema: ho passato il secondo fine settimana del mese nel nord della Spagna. Infatti, venerdì 11 e lunedì 14 settembre dovevo essere a Santander per lavoro ed, evidentemente, mi sono fermato in zona anche durante il fine settimana per fare un salto in due piccoli paesini della Cantabria e a Bilbao.


Non ero mai stato nel nord della Spagna e devo ammettere che il viaggio è stato molto gradevole. SANTANDER

Il venerdì, dopo aver sbrigato il lavoro, ho conosciuto Isabel, una simpaticissima ragazza del posto,

che ha avuto la gentilezza di farmi da guida turistica della città. E così mi ha portato in un museo e

poi di lì a fare una piacevolissima passeggiata sul lunghissimo lungomare di Santander. La città si

espande a partire da una baia che sembra circondarla.

Pertanto si crea una bellissima fusione di spiaggia e spazi verdi. Abbiamo anche visitato il Casinò e preso un "mediano" (una specie di espressino) in un hotel storico. Questi ultimi sono solo due degli edifici di stile neoclassico che abbondano nella città cantabra e che le danno un aspetto molto elegante. La serata è terminata con una cena a base di "pintxos" sul lungomare all'altezza de "los Raqueros", delle sculture di bambini sul punto di lanciarsi in acqua che ricordano una tradizione del dopoguerra.

La leggenda, infatti, narra che dopo la guerra civile spagnola durante le loro passeggiate le persone abbienti lanciassero monete al mare per vedere come i bambini più poveri si tuffavano in acqua per recuperare pochi spiccioli per poter poi comprare qualcosa da mangiare. Il giorno dopo ho visitato Santillana del Mar e Comillas, due paesini della provincia pieni di turisti per diversi motivi. Se a Santillana si va a vedere il centro storico medievale, a Comillas ci si va per ammirare il Capricho di Gaudì, una dei primi edifici progettati dall'architetto catalano. Avevo già visto alcune sue opere a Barcellona e devo dire che il suo stile è inconfondibile.


In ogni caso, la migliore giornata del fine settimana è stata quella di domenica. Non me ne vogliano bilbao

male gli amici di Santander, ma Bilbao ha una marcia in più. Evidentemente si tratta di una città più grande e urbana e molto più alternativa e nel giro di una giornata sono riuscito a fare un bel po' di cose. Ci sono arrivato la mattina presto e sono subito andato al Museo Guggenheim, molto bello dentro e fuori.

A parte le collezioni, permanenti e non, che si possono ammirare al suo interno, attirano moltissimo l'attenzione la particolarissima forma dell'edificio e le sculture che lo circondano.Tra le altre, spicca Mamá, un enorme ragno di metallo che si trova tra il museo e il lungofiume. E poi dopo aver visitato quello di New York e quello di Venezia, mi mancava il Guggenheim di Bilbao.


Dopo il museo sono andato in zona San Mamés, dove ho bevuto e mangiato qualcosa in un ambiente fantastico. C'erano infatti un sacco di tifosi dell'Athletic de Bilbao, che "si riscaldavano" per la partita contro il Getafe. E così mi sono unito alla festa;) Dopo aver mangiato degli ottimi pintxos sono andato allo stadio dove la squadra di casa ha vinto tre a uno e così ho realizzato uno dei miei sogni calcistici: visitare la Catedral de San Mamés, il mitico stadio dell'unica squadra, Real Madrid e Barcellona a parte, che non è mai scesa in seconda divisione. In più, per chi non lo sapesse, l'Athletic ha una politica ammirevole: acquista solo calciatori che sono nati nei Paesi Baschi e quindi è come se fosse una nazionale e pertanto la comunione tra la squadra e la tifoseria è totale. E ciò vale anche per i tifosi occasionali come me;)

E allora da quando sono tornato guardo le partite dell'Athletic con una certa simpatia. Finita la partita si respirava un climaSANMAMES

di festa e la marea rojiblanca (biancorossa come il mio Bari;) si è riversata in centro a bere ottima

birra e provare cibo squisito. Come avrete capito, la gastronomia, o meglio, l'ottima gastronomia

è stata una delle costanti del viaggio durante il quale ho avuto la conferma che la fama della cucina

basca è più che meritata. Prima di tornare a Tenerife, il lunedì ho potuto salutare Isabel, con la

quale ho fatto un giro nel mercato di Santander, e la sua simpaticissima madre che mi ha anche regalato un souvenir tipico

della città. Grazie a loro, e non solo, posso tranquillamente dire che la gente del nord è molto aperta e cordiale e mi ha

trattato benissimo.


Il fine settimana seguente, ovvero il fine settimana scorso, invece, è stato caratterizzato da una gran
CUADRILATERO

bella serata cominciata a casa di amici cileni e terminata più avanti con un giro nei bar de La

Laguna.Tutto è cominciato con una grigliata di carne a casa di Klaus, dove abbiamo festeggiato la

giornata dell'indipendenza cilena con dell'ottimo vino del paese andino e buonissima carne. Perché

come dice la mia amica di Bari Monica: "Il pesce è buonissimo, ma quando si mangia la carne è

festa!!!" Finita la carne siamo andati a bere qualcos(altro;) al Cuadrilatero, però, se devo sincero, di quello che è successo

dopo ho ricordi non molto precisi;)


E allora facciamo un salto indietro e vi racconto del primo fine settimana di settembre e in particolare della festa di quel venerdì a casa del mio amico catalano, Manu. L'ho sentito, via whatsapp, poco fa e mi ha detto che in Norvegia va tutto bene. Come avrete immaginato, si trattava di una festa di despedida, per salutarlo in attesa che ritorni a maggio con la sua compagna e il loro bambino. La festa, come spesso accade quando c'è di mezzo Manu, è stata contraddistinta dalla musica e se il mio amico di Gran Canaria, Doramas, a portato con sé la chitarra,  il nostro catalano ha tirato fuori una serie di strumenti a percussione uno più particolare ed improbabile dell'altro;) Alla fine la festa è andata per le lunghe e siamo rimasti a suonare e cantare quasi fino all'alba!


Alla fine della fiera, in ordine sparso vi ho raccontato cosa ho fatto in tutti i fine settimana di settembre BARCELONA

meno quest'ultimo del quale probabilmente vi parlerò nel blog del mese prossimo. Nel frattempo, il

Barça ha vinto due a uno, però in Catalogna non saranno molto contenti perché Messi ha subito un

infortunio che lo terrà fuori dai terreni di gioco almeno un paio di mesi de è molto probabile che si

perda il clasico di fine novembre. A proposito ora devo lasciarvi perché sta per iniziare la partita del

mio Madrid.


Ci sentiamo a fine ottobre!
Un abbraccio
Nico

 

 

Di grano, pane, spezie per navi e mercati per Dtt.ssa. R. Amico

VERSIONE SPAGNOLA

Gli uomini e i luoghi del cibo a Pisa dal Medioevo all'Età moderna

"D'una grande carestia di biada in Pisa.

Nell'anno milletrecientoquarantasette fue in Pisa grandissima charestia di biada, e cciò fu per tutta Toschana. E per la cità di Pisa si fecie cànove di pane, e molti poveri e gente forestiere venneno in Pisa per potere vivere. E non rimase in Pisa erbba viva che tutta si manggiò inffine all'ortica, e non rimase erba sopra la terra che non ssi manggiasse."

(Cronaca di Pisa. Archivio Roncioni 338).

Gran parte della vita umana si organizza intorno alla produzione e commercio del cibo.
Questa mostra sull'alimentazione nel territorio pisano, basata sui documenti dell' Archivio di Stato,CONTADINOMEDIOEVO

per la limitatezza degli spazi, è focalizzata solo su alcuni aspetti o momenti del rapporto di Pisa con

il cibo e alcuni dei luoghi di produzione e commercio di cui molto spesso si è occupato il potere

pubblico.

Abbondanza e carestia

Esponendo l'anonima Cronaca di Pisa del manoscritto Roncioni 338, abbiamo voluto portare l'attenzione non soltanto sui momenti di prosperità ma anche su quelli di grave crisi alimentare che toccarono la città nella sua storia, momenti che adesso è difficile persino immaginare. La carestia degli anni Quaranta del Trecento investì pesantemente non solo Pisa ma anche Firenze, l'intera Toscana ed altri paesi d'Italia. Lo stato di malnutrizione delle classi popolari preluse forse alla grande incidenza epidemica della peste del 1348.

Un altro stato di crisi cui si accenna nella mostra è quello dei contadini della Valdiserchio che, alla fine del Cinquecento, lamentavano di non avere da vivere e chiedevano al potere pubblico sussidi alimentari: grano e segale vennero distribuiti alle comunità dall'Abbondanza di Firenze che li acquistava sulle piazze in cui era possibile trovarli: i contadini, naturalmente, ricevevano i beni non in forma gratuita ma dietro pagamento.

La mostra si articola in una serie di sezioni che si prefiggono di fornire spunti di ulteriori ricerche:

Il Medioevo
In questa sezione trovano posto documenti del Trecento e del Quattrocento e alcuni degli statuti pisani: quelli del Comune e

quelli delle Arti o corporazioni. Tra questi ultimi è esposto il Breve dei tabernarii (1304-1305). I tabernari erano i venditori di

carne e macellatori di animali: molte delle loro botteghe erano concentrate negli spazi antistanti la chiesa di S. Michele in

TAVOLOMEDIOEVOBorgo, erano questi, i tabernarii del Ponte Vecchio, mentre altre botteghe si trovavano nella zona

del ponte Novo ed in Chizica.

L'Arte era governata da un organismo composto da 6 consoli che duravano in carica un anno. Il

Breve fissava le regole cui doveva attenersi l'associato, cercando di evitare la concorrenza e le

frodi.

Il Breve del Comune, invece, con il libro III De maleficiis, interviene a dettare norme per la repressione dei delitti che potevano esser commessi da mugnai, fornai, vinai, in particolare frodi sul peso o sulla consistenza e qualità dei prodotti alimentari.

Il Breve dell'Arte degli speziari, miniato e ridondante d'oro, con le immagini dei santi Cosma e Damiano, protettori dell'Arte, fu scritto nel 1495, all'epoca della ribellione di Pisa da Firenze; venne poi corretto nei primi decenni de Cinquecento dopo la riconquista fiorentina.

L'Arte degli speziari era deputata al commercio delle spezie e alla confezione di prodotti medicinali per i quali si usavano zuccheri ed altri prodotti di spezieria. Nello statuto si trova riferimento ai deprecabili usi dei contadini che, nei tempi caldi, solevano mangiare dolci o impasti di miele, farina, spezie calde, con grande danno per la lor salute, al punto che alcuni ne morivano: da ciò il divieto imposto agli speziari di preparare e vendere, da aprile ad ottobre, pan pepati, pan mostacci ed altri dolci a base di miele e spezie calde. Il divieto era adottato per consiglio dei medici.


La pasta

Pisa fu nel Trecento anche luogo di produzione della pasta fresca, come attesta una provvisione degli Anziani del 1350 a favore di due fornai che producevano lasagne.

Il grano che giungeva a Pisa dalla regione interna denominata Marittima (la Maremma pisana) non era sufficiente ai bisogni dello stato che si riforniva anche con acquisti dalla Sardegna o dalla Sicilia, come attesta il documento del Diplomatico Alliata del 22 novembre 1302.

Commercio di prodotti per mare
La seconda sezione riguarda il commercio del cibo che a Pisa, collegata al porto anche per via fluviale, poteva giungere, o

essere esportato, anche dal mare. Anche nel Quattrocento e nel Cinquecento i mercanti pisani e utopiaCOMERCIO MEDIOEVO

fiorentini continuarono a intrattenere rapporti commerciali con i paesi del Nord Africa da cui

importavano prodotti alimentari, pelli, e cui inviavano stoviglie, stoffe, merci diverse.

Trova posto in questa sezione il libro di viaggio di un comandante di nave di area pisana che nel

1437 recò un carico di frumento da Agrigento a Tripoli. Qui il grano fu venduto ad acquirenti arabi

che, per ricevuta, sottoscrissero il libretto del capitano, ora esposto in mostra.

Il viaggio verso il Nord Africa della nave S. Maria Incoronata, partita nel 1581 da Livorno e diretta in Marocco, dove giunse nel 1583, è documentato attraverso il libro del capitano Bernardo Vaglienti.


Nel Settecento mercanti di Livorno intrecciarono rapporti con aree dell'America da cui ormai arrivavano non sontanto i tesori di cui parla Iacopo Antonio Boasi nella lettera in mostra diretta al suo corrispondente di Cadice, Alessandro Quaratesi, ma anche i prodotti alimentari del Nuovo Mondo, quali ad esempio il cacao, il pomodoro, la patata, ed altri ancora, prodotti che rivoluzionarono l'alimentazione europea. Tra la fine del Seicento ed il Settecento la cioccolata entrò nelle abitudini alimentari degli europei. E' del 1703 la Nota per saper manipolare la cioccolata, una ricetta, esposta in mostra, che prevede la preparazione del cioccolato con cannella o altri aromi e spezie, quali il muschio in sostituzione della vaniglia.

Certosa di Calci
La dieta certosina, basata essenzialmente sul consumo di verdure e pesce, soprattutto d'acqua dolce, 
MONJE

offre gli spunti per un'ulteriore sezione. Dalla seconda metà del Settecento il cioccolato entrò tra i  consumi della Certosa, come anche il caffè della Martinica, il cui acquisto è registrato fra le spese della Spezieria.

La Corte
La caccia dei principi, i ricevimenti della Corte granducale hanno un' eco nella mostra attraverso i "Ricordi" delle monache delle monastero di S. Giovanni gerosolimitano di Pisa che sorgeva lungo la via detta di S.Giovannino (oggi via Pietro Gori). Cardinali e principi della dinastia medicea visitarono spesso il monastero pisano di cui erano anche superiori in quanto priori dell'Ordine di S. Giovanni.

In particolare la granduchessa Vittoria della Rovere, moglie di Ferdinando II e madre del principe Francesco Maria, priore di Pisa, nei suoi soggiorni in città visitò più volte il monastero accompagnata dalla corte, offrendovi rinfreschi e facendo poi giungere alle monache vivande pregiate, quali 300 ostriche.

Il territorio: mercati, mulini, frantoi
La ricca idrografia del territorio pisano permise lo sfruttamento della forza motrice dell'acqua per l'impianto di opifici : mulini per la macinazione del grano, frantoi per la frangitura delle olive e la produzione dell'olio. Gli oliveti erano e restano fra le colture diffuse in alcune aree del pisano, come quella di Buti, mentre Calci, Vicopisano, sono rappresentate in mostra con piante del Settecento che attestano la collocazione di molti mulini.
Una bella pianta di Peccioli ci offre la situazione della piazza del mercato nella seconda metà del Cinquecento.
Il campione dei beni commissionato nel 1780 all'architetto Ristorini dal marchese Giuseppe Luigi Riccardi, offre le immagini di una grande ed esemplare fattoria, quella de La Cava, nel territorio di Pontedera.

I luoghi del mercato a Pisa
In primo piano la Piazza del Grano con un documento del 18 aprile 1360 che mostra quale era l'assetto medievale della

piazza, la fitta rete delle sue botteghe recanti nomi pittoreschi, prima che il governo fiorentino, FORNAIMEDIOEVO

alla fine del Quattrocento, ne decidesse lo spostamento in altro luogo, ovvero nello spazio

conosciuto adesso come Piazza delle Vettovaglie, dove è attestata, attraverso una bellissima pianta

del 1781, la presenza di forni di proprietà de Comune di Pisa, deputati forse a calmierare il prezzo

del pane. Altre piante riguardano luoghi deputati ai mercati, come la via di Borgo, piazza dei Cavoli

o le Logge di Banchi.

Tonnare dell'Isola d'Elba

L'ultima sezione è dedicata all' impresa economica tentata dai Franceschi di Pisa che parteciparano alla Società che si aggiudicò l'appalto delle tonnare di Portoferraio e Marciana dell'Elba nel novennio dal 1776 al 1785. L'impresa non ebbe successo: con l'eccezione dell' anno 1778, in cui si ebbe un utile di lire 4788.7.8, la Società fu poi sempre in perdita e venne liquidata nel 1784.
La tonnara a mare, utilizzata in vari luoghi dell'Elba, ripeteva lo schema siciliano ed i primi impianti elbani vennero organizzati da maestranze trapanesi.

Rosalia Amico, ricercatora del Archivio dello Stato de Pisa. Gentilmente ci ha concesso la pubblicazione de la presentazione della interessante mostra sul Cibo nel Medioevo a Pisa, che rimarrà in mostra questo mese.

Ringraziamo la sua attenta condivisione e l'informazione fornita nella mostra.

(Immagine del google.it)

 

 

La Laguna (35) per N. Cataldo

VERSIONE SPAGNOLA

Ciao a tutti e buon rientro!!!
Vi scrivo infatti nel pomeriggio di lunedì 31 agosto, giornata che nel mio personalissimo calendario rappresenta il ritorno al lavoro e alla normalità. E se devo essere sincero avevo proprio voglia di tornare a lavorare dopo un mese di vacanza.

Forse perché ho la fortuna di esercitare una professione che mi piace o forse perché ho la coscienza a posto con le mie vacanze, nel senso che me le sono godute davvero tanto;) Comunque vi racconto quello che ho fatto nel mese di agosto e poi mi direte voi se sono riuscito a sfruttare le mie ferie nel migliore dei modi. E allora andiamo in ordine cronologico.

Forse vi ricorderete che l'ultima volta vi avevo scritto già da Bari e vi avevo raccontato dei miei fantastici cinque giorni a Gran Canaria. Ebbene, dovete sapere che quelle giornate sull'isola di fronte (come la chiamano qui) sono state semplicemente l'inizio di un itinerario che, modestie a parte, mi sono organizzato proprio bene ;)


La prima (e abituale quanto obbligata) tappa del tour italiano è stata la mia città natale dove come al solito ho rivisto parenti e amici. Normalmente dico che vado in vacanza a Bari, ma forse in quest'occasione

farei meglio a dire che sono stato in Puglia, perché credo che tra tutte le mie visite a Bari, da quando FOGGIACLACIO

non ci vivo più, quest'ultima sia stata quella in cui ho macinato più chilometri. Sono, infatti, riuscito a

toccare (grazie alla guida e alla preziosa compagnia di vari amici) quattro delle sei province che può

contare la mia regione. A parte Bari e provincia, ho, infatti, avuto la fortuna di visitare le province di

Brindisi, Taranto e Lecce. Ma cominciamo proprio dal capoluogo regionale. Tra le varie attività svolte

a Bari, spicca senza dubbio la serata passata allo stadio per vedere (ahimé) l'inaspettata sconfitta inflitta dal Foggia alla squadra di casa.

Si trattava di un risultato poco prevedibile prima della partita soprattutto considerando che le due squadre militano in due divisioni diverse e si può dire che in questo caso David ha nuovamente sconfitto Golia. Il Bari ha meritatamente perso contro uno spumeggiante Foggia al cui secondo gol buona parte della tifoseria locale è scoppiata in un fragoroso applauso.

La squadra di casa ha poi accorciato le distanze, ma non è mai stata in partita e il miglior momento nello stadio si è rivelato quello dell'inno cantato a squarciagola con gli amici di sempre.


Comunque la costante del mio viaggio in Puglia sono stati, senza ombra di dubbio, i trulli. Per chi TRULLI

non lo sapesse, si tratta di costruzioni tipiche della valle d'Itria, ovvero quella zona della regione

formata dai comuni di Locorotondo, Martina Franca e Alberobello. E se in una sagra a Caranna

(frazione di Locorotondo) abbiamo potuto assaporare, tra le altre cose, delle ottime orecchiette,

a Martina Franca mio cugino Cristian e la sua fidanzata Maria Elena sono stati così gentili da offrirci

una succulenta cena a base di bombette. Quando dico offrirci mi riferisco a me, Francesco e Lucia che, tra l'altro, venivamo

da una giornata di mare in provincia di Lecce, a Porto Selvaggio, una fantastica spiaggia alla fine di una pineta dove

moltissime persone facevano campeggio.

Il tutto in un'area protetta che mi ha fatto ricordare i migliori paesaggi delle Canarie e mi ha fatto superare i postumi della bevuta della serata precedente a Gallipoli da Brunella e Fabiano che ringrazio per l'ospitalità e anche per i Chappaqua... loro mi capirannno e anche Lucia e Francesco!


Avrete, forse, notato che in questo blog il tutto è spiegato in modo meno dettagliato che normalmente, ma ciò si deve fondamentalmente alla quantità di bei momenti e bei ricordi che mi sono portato a Tenerife da questo viaggio.

Potrei scrivere mille pagine su tutte le risate fatte prima, durante e dopo le varie escursioni, ma mi dilungherei troppo e forse è meglio cambiare argomento e regione e passare a raccontarvi della città magica, Napoli. NAPOLI

Non fraintendetemi, Roma è bellissima, monumentale e maestosa, ma la città partenopea ha quel 

non so che che che rende speciali le sue vie e la sua gente. Sono pienamente cosciente che a molte

persone non piaccia o possa sembrare eccessiva e disorganizzata, ma mi è piaciuta fin dal primo momento.

Forse proprio perché con il mio amico Francesco ci siamo disorganizzati bene prima della partenza o forse perché si mangia da Dio o forse ancora perché a dispetto delle previsioni il tempo ha retto fino a quando l'abbiamo dovuta lasciare, provocando in tal modo le sue lacrime. In ogni caso, posso dirvi che la conoscevo pochissimo e che ora mi sento di consigliarla a tutti. È difficile scegliere un motivo, ma se mi obbligassero a farlo probabilmente sceglierei il carattere della gente e a questo proposito posso raccontarvi un siparietto curioso.

Durante il mio ultimo giorno a Napoli cercavo disperatamente un francobollo da mettere su una cartolina che avevo già scritto e deciso di inviare a mia madre. Però, in tutte le rivenditorie di tabacchi mi dicevano che i francobolli si vendevano solo in posta dove per comprarli bisognava fare una lunga coda. Ma a quel punto e all'uscita dal particolarissimo Museo delle Fontanelle ci è apparsa Eleonora, una simpatica postina napoletana, a cui ho dato un euro e l'incarico di comprare un francobollo da attaccare sulla cartolina che proprio ieri è arrivata a mia madre. E allora: grazie mille Eleonora!

 

Da Napoli a Roma, dove ad aspettarmi c'era il mio amico Antonio, barese trapiantato a Roma da un anno e mezzo circa.

Mi sono fermato per circa tre giorni da lui e dalla sua simpatica zia e mentre di giorno loro ROMATRASTEVERE

lavoravano, io facevo il turista in giro per la capitale con tanto di macchina fotografica e facendo

foto come neanche i giapponesi;) In serata, invece, quando Antonio aveva finito di lavorare si andava

in giro e, se la prima sera, forse per farmi sentire più a mio agio, mi ha portato all'isola tiberina,

la seconda l'abbiamo passata in quel di Ariccia e concretamente Dar Burino, una fraschetta tipica romana dove, in un

ambiente volutamente e magicamente spartano, ci siamo concessi una gran bella cena a base di vino e specialità locali.

Ma, sbagliate se pensate che io mi sia fermato solo tre giorni nella capitale.


Dopo i tre giorni da Antonio, ho pernottato per altri tre giorni in un piccolo ostello vicino la stazione ROMAT2

centrale, Roma Termini, dove ho condiviso la stanza con il mio amico andaluso Ramon che da circa 

anno e mezzo vive a Venezia. A parte tutta la sua simpatia e voglia di divertirsi, il nostro veneziano

aveva con sè una cosa preziosissima, anzi due.

Dovete sapere che lui vive nella città di San Marco perché lavora nel museo Guggenheim ed è venuto a Roma con due

tessere magiche che ci hanno permesso di entrare gratis e praticamente senza fare file in tutti i musei della città eterna.

E così anche in questi altri tre giorni ho continuato a fare il turista fino al lunedì pomeriggio. Infatti, il martedì mattina presto

avevo l'autobus che mi avrebbe portato all'aeroporto di Fiumicino e di lì prima a Barcellona e poi a Tenerife.

Però, la serata di lunedì non è stata triste, anzi. Dopo il tour dei musei abbiamo deciso di andare a bere qualcosa

FULBITOTrastevere, dove ci hanno raggiunto Antonio, la sua amica Cristina e Riccardo, un amico

romano che era stato in Erasmus a Tenerife sette anni fa. E allora come ai vecchi tempi del mio

primo anno sull'isola, con Riccardo ci siamo bevuti qualche birra e abbiamo passato buona parte

della serata a giocare al calcio balilla dove (come sempre;) ho finito per vincere quasi tutte le partite. Riccà, se mi stai

leggendo, alla prossima e allenati nel frattempo! ;)


Ho tralasciato un sacco di cose ed episodi divertenti, ma non era questo il luogo più adatto per scrivere un best seller, no? O sì?

Vedremo... per il momento un abbraccio a tutti!

Nico

 

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