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REGISTRO DE OBRAS

Dal dolore fiorì l'amore per S. Lucarelli

A pochissime giorni della prossima mostra nel Palazzo Blu vi presentiamo una collaborazione della Dtt.ssa. Sandra Lucarelli sulla precedente...Grazie!

Dal dolore fiori l'amore...

Esposizione al Palazzo Blu a 100 anni dall'inizio della Grande Guerra.

"Addio mia bella, addio e l'armata se ne va, ma se non partissi anch'io sarebbe una viltà"


Il ritornello di questa canzone accompagnava i nostri soldati, le loro partenze per il fronte della Grande Guerra 1915-'18. Sono passati 100 anni, ma la memoria è rimasta indelebile e tangibile e corre attraverso le storie individuali, che divengono storia colletiva; passa dagli zainni, dai cappelli e dalle divise, in nostra Pisa, a Palazzo Blu.


Li oggetti parlano delle persone che li hanno indosatto, raccontano le loro imprese, le ansie, le GUERRA1

sofferenze e le speranze, tra le pareti umide delle trincee.

Raccontano della ricerca di libertà: „Sono uomo e son soldato, viva la libertà!" proseguono nelle delle canzoni, musica per incitare ed incoraggiare gli animi.

 

Tuttavia, la presa diretta di coscienza dell'intero popolo italiano e no solo e soltanto di poeti ed artisti come Marinetti, Balla, Ungaretti, D'Annunzio, per citarne alcuni dei più celebri, ma di ciascun soldato, semplice o graduato, di ciascun cittadino o cittadina, fu totale- il desiderio espresso da parolieri- poeti come Alberto Mario che scrisse „La leggenda del Piave", divenne plebiscito: „Non passi lo straniero!"- Cosi il nemico austriaco fu respinto, ma quanti morti!

...Una guerra, anche se vinta, porta via le vite umane: migliaia di vite che hanno scritto lettere, GUERRA2

cartolline a famiglie che non avrebbero più visto.


Sono brandelli di vita, di storia viva che trasuda dalle carte e ci parla, ci mormora, ci sussurra, ci commuove...
Avevamo il piede straniero sopra il cuore ed il cuore nostro era il paese più straziato.

Oggetti, dunque, testimoni preciosissimi, come reliquie, foto che danno volti e voci , implorandoci di non dimenticare.


La mia tristezza si trasforma in gratitudine, che ha plasmato e plasma la libertà delle nostre generazioni, per tutte le persone che, come mio nonno Giuseppe Lucarelli, hanno difeso la nostra patria e conquistato la libertà.


Mio nonno è stato uno dei fortunati, tornato decorato dal fronte ed insignito della medaglia d'oro di cavaliere di Vittorio Veneto. Al fronte conobbe mia nonna Albina Tormen e sboccio un amore che fecce nascere mio padre Mario.
Ecco che la guerra porta anche alla pace, alle intese, alle unione; alla vita di mio padre e poi alla mia vita!


Eccomi oggi, a 100 anni di distanza, testimone di una Europa senza frontiere, che ho contribuito a costruire attivamente, da giovanne ventenne, in quanto vincitrice di un concorso R.A.I. (nel 1982: „I giovanni incontrano l'Europa"), BANDERA CE

che mi ha portato ad incontrare tanti ragazzi: oltre la mia patria.


Così, lo „straniero" è diventato amico, fratello, collaboratore di una comune terra, di un comune ,

sentire su cui sventola la bandiera blu, con le dodici stelle d'Europa e si spandono le note dell' „Inno

della Gioia".


Queste divise, queste lettere, questi equipaggiamenti, sono le mie radici, le fondamente della mia-nostra libertà!
Un brivido mi sfiora la pelle, perché dal dolore di ieri, oggi è fiorito l'amore: una utopia- realizzata quella dell'Unione Europea della comune sinergia per la difesa della libertà di ogni popolo.

Quale conclusione migliore per l'onore de tutti i caduti?

Sandra Lucarelli
Pisa, settembre 2015

 

 

La Laguna per N. Cataldo (36)

VERSIONE SPAGNOLA

Ciao a tutti e buon autunno!

Anche se, in realtà, qui è ancora estate e domani, la prima domenica d'autunno, me ne vado al mare. E allora voi godetevi le foglie che cadono mentre io mi faccio un bagno e mi rilasso in spiaggia ;)

Oggi, invece, giornata casalinga tra varie cose da fare nell'appartamento e un pomeriggio di calcio e relax. Mentre vi scrivo, infatti, sto vedendo Barcellona-Las Palmas tifando per la formazione canaria;)

Ma veniamo al mese appena passato. Come sempre, settembre è stato un mese di transizione nel quale si inizia ad intravedere come andrà il lavoro da qui a dicembre. Però, rispetto agli anni passati c'è stata una piacevole variazione sul tema: ho passato il secondo fine settimana del mese nel nord della Spagna. Infatti, venerdì 11 e lunedì 14 settembre dovevo essere a Santander per lavoro ed, evidentemente, mi sono fermato in zona anche durante il fine settimana per fare un salto in due piccoli paesini della Cantabria e a Bilbao.


Non ero mai stato nel nord della Spagna e devo ammettere che il viaggio è stato molto gradevole. SANTANDER

Il venerdì, dopo aver sbrigato il lavoro, ho conosciuto Isabel, una simpaticissima ragazza del posto,

che ha avuto la gentilezza di farmi da guida turistica della città. E così mi ha portato in un museo e

poi di lì a fare una piacevolissima passeggiata sul lunghissimo lungomare di Santander. La città si

espande a partire da una baia che sembra circondarla.

Pertanto si crea una bellissima fusione di spiaggia e spazi verdi. Abbiamo anche visitato il Casinò e preso un "mediano" (una specie di espressino) in un hotel storico. Questi ultimi sono solo due degli edifici di stile neoclassico che abbondano nella città cantabra e che le danno un aspetto molto elegante. La serata è terminata con una cena a base di "pintxos" sul lungomare all'altezza de "los Raqueros", delle sculture di bambini sul punto di lanciarsi in acqua che ricordano una tradizione del dopoguerra.

La leggenda, infatti, narra che dopo la guerra civile spagnola durante le loro passeggiate le persone abbienti lanciassero monete al mare per vedere come i bambini più poveri si tuffavano in acqua per recuperare pochi spiccioli per poter poi comprare qualcosa da mangiare. Il giorno dopo ho visitato Santillana del Mar e Comillas, due paesini della provincia pieni di turisti per diversi motivi. Se a Santillana si va a vedere il centro storico medievale, a Comillas ci si va per ammirare il Capricho di Gaudì, una dei primi edifici progettati dall'architetto catalano. Avevo già visto alcune sue opere a Barcellona e devo dire che il suo stile è inconfondibile.


In ogni caso, la migliore giornata del fine settimana è stata quella di domenica. Non me ne vogliano bilbao

male gli amici di Santander, ma Bilbao ha una marcia in più. Evidentemente si tratta di una città più grande e urbana e molto più alternativa e nel giro di una giornata sono riuscito a fare un bel po' di cose. Ci sono arrivato la mattina presto e sono subito andato al Museo Guggenheim, molto bello dentro e fuori.

A parte le collezioni, permanenti e non, che si possono ammirare al suo interno, attirano moltissimo l'attenzione la particolarissima forma dell'edificio e le sculture che lo circondano.Tra le altre, spicca Mamá, un enorme ragno di metallo che si trova tra il museo e il lungofiume. E poi dopo aver visitato quello di New York e quello di Venezia, mi mancava il Guggenheim di Bilbao.


Dopo il museo sono andato in zona San Mamés, dove ho bevuto e mangiato qualcosa in un ambiente fantastico. C'erano infatti un sacco di tifosi dell'Athletic de Bilbao, che "si riscaldavano" per la partita contro il Getafe. E così mi sono unito alla festa;) Dopo aver mangiato degli ottimi pintxos sono andato allo stadio dove la squadra di casa ha vinto tre a uno e così ho realizzato uno dei miei sogni calcistici: visitare la Catedral de San Mamés, il mitico stadio dell'unica squadra, Real Madrid e Barcellona a parte, che non è mai scesa in seconda divisione. In più, per chi non lo sapesse, l'Athletic ha una politica ammirevole: acquista solo calciatori che sono nati nei Paesi Baschi e quindi è come se fosse una nazionale e pertanto la comunione tra la squadra e la tifoseria è totale. E ciò vale anche per i tifosi occasionali come me;)

E allora da quando sono tornato guardo le partite dell'Athletic con una certa simpatia. Finita la partita si respirava un climaSANMAMES

di festa e la marea rojiblanca (biancorossa come il mio Bari;) si è riversata in centro a bere ottima

birra e provare cibo squisito. Come avrete capito, la gastronomia, o meglio, l'ottima gastronomia

è stata una delle costanti del viaggio durante il quale ho avuto la conferma che la fama della cucina

basca è più che meritata. Prima di tornare a Tenerife, il lunedì ho potuto salutare Isabel, con la

quale ho fatto un giro nel mercato di Santander, e la sua simpaticissima madre che mi ha anche regalato un souvenir tipico

della città. Grazie a loro, e non solo, posso tranquillamente dire che la gente del nord è molto aperta e cordiale e mi ha

trattato benissimo.


Il fine settimana seguente, ovvero il fine settimana scorso, invece, è stato caratterizzato da una gran
CUADRILATERO

bella serata cominciata a casa di amici cileni e terminata più avanti con un giro nei bar de La

Laguna.Tutto è cominciato con una grigliata di carne a casa di Klaus, dove abbiamo festeggiato la

giornata dell'indipendenza cilena con dell'ottimo vino del paese andino e buonissima carne. Perché

come dice la mia amica di Bari Monica: "Il pesce è buonissimo, ma quando si mangia la carne è

festa!!!" Finita la carne siamo andati a bere qualcos(altro;) al Cuadrilatero, però, se devo sincero, di quello che è successo

dopo ho ricordi non molto precisi;)


E allora facciamo un salto indietro e vi racconto del primo fine settimana di settembre e in particolare della festa di quel venerdì a casa del mio amico catalano, Manu. L'ho sentito, via whatsapp, poco fa e mi ha detto che in Norvegia va tutto bene. Come avrete immaginato, si trattava di una festa di despedida, per salutarlo in attesa che ritorni a maggio con la sua compagna e il loro bambino. La festa, come spesso accade quando c'è di mezzo Manu, è stata contraddistinta dalla musica e se il mio amico di Gran Canaria, Doramas, a portato con sé la chitarra,  il nostro catalano ha tirato fuori una serie di strumenti a percussione uno più particolare ed improbabile dell'altro;) Alla fine la festa è andata per le lunghe e siamo rimasti a suonare e cantare quasi fino all'alba!


Alla fine della fiera, in ordine sparso vi ho raccontato cosa ho fatto in tutti i fine settimana di settembre BARCELONA

meno quest'ultimo del quale probabilmente vi parlerò nel blog del mese prossimo. Nel frattempo, il

Barça ha vinto due a uno, però in Catalogna non saranno molto contenti perché Messi ha subito un

infortunio che lo terrà fuori dai terreni di gioco almeno un paio di mesi de è molto probabile che si

perda il clasico di fine novembre. A proposito ora devo lasciarvi perché sta per iniziare la partita del

mio Madrid.


Ci sentiamo a fine ottobre!
Un abbraccio
Nico

 

 

Di grano, pane, spezie per navi e mercati per Dtt.ssa. R. Amico

VERSIONE SPAGNOLA

Gli uomini e i luoghi del cibo a Pisa dal Medioevo all'Età moderna

"D'una grande carestia di biada in Pisa.

Nell'anno milletrecientoquarantasette fue in Pisa grandissima charestia di biada, e cciò fu per tutta Toschana. E per la cità di Pisa si fecie cànove di pane, e molti poveri e gente forestiere venneno in Pisa per potere vivere. E non rimase in Pisa erbba viva che tutta si manggiò inffine all'ortica, e non rimase erba sopra la terra che non ssi manggiasse."

(Cronaca di Pisa. Archivio Roncioni 338).

Gran parte della vita umana si organizza intorno alla produzione e commercio del cibo.
Questa mostra sull'alimentazione nel territorio pisano, basata sui documenti dell' Archivio di Stato,CONTADINOMEDIOEVO

per la limitatezza degli spazi, è focalizzata solo su alcuni aspetti o momenti del rapporto di Pisa con

il cibo e alcuni dei luoghi di produzione e commercio di cui molto spesso si è occupato il potere

pubblico.

Abbondanza e carestia

Esponendo l'anonima Cronaca di Pisa del manoscritto Roncioni 338, abbiamo voluto portare l'attenzione non soltanto sui momenti di prosperità ma anche su quelli di grave crisi alimentare che toccarono la città nella sua storia, momenti che adesso è difficile persino immaginare. La carestia degli anni Quaranta del Trecento investì pesantemente non solo Pisa ma anche Firenze, l'intera Toscana ed altri paesi d'Italia. Lo stato di malnutrizione delle classi popolari preluse forse alla grande incidenza epidemica della peste del 1348.

Un altro stato di crisi cui si accenna nella mostra è quello dei contadini della Valdiserchio che, alla fine del Cinquecento, lamentavano di non avere da vivere e chiedevano al potere pubblico sussidi alimentari: grano e segale vennero distribuiti alle comunità dall'Abbondanza di Firenze che li acquistava sulle piazze in cui era possibile trovarli: i contadini, naturalmente, ricevevano i beni non in forma gratuita ma dietro pagamento.

La mostra si articola in una serie di sezioni che si prefiggono di fornire spunti di ulteriori ricerche:

Il Medioevo
In questa sezione trovano posto documenti del Trecento e del Quattrocento e alcuni degli statuti pisani: quelli del Comune e

quelli delle Arti o corporazioni. Tra questi ultimi è esposto il Breve dei tabernarii (1304-1305). I tabernari erano i venditori di

carne e macellatori di animali: molte delle loro botteghe erano concentrate negli spazi antistanti la chiesa di S. Michele in

TAVOLOMEDIOEVOBorgo, erano questi, i tabernarii del Ponte Vecchio, mentre altre botteghe si trovavano nella zona

del ponte Novo ed in Chizica.

L'Arte era governata da un organismo composto da 6 consoli che duravano in carica un anno. Il

Breve fissava le regole cui doveva attenersi l'associato, cercando di evitare la concorrenza e le

frodi.

Il Breve del Comune, invece, con il libro III De maleficiis, interviene a dettare norme per la repressione dei delitti che potevano esser commessi da mugnai, fornai, vinai, in particolare frodi sul peso o sulla consistenza e qualità dei prodotti alimentari.

Il Breve dell'Arte degli speziari, miniato e ridondante d'oro, con le immagini dei santi Cosma e Damiano, protettori dell'Arte, fu scritto nel 1495, all'epoca della ribellione di Pisa da Firenze; venne poi corretto nei primi decenni de Cinquecento dopo la riconquista fiorentina.

L'Arte degli speziari era deputata al commercio delle spezie e alla confezione di prodotti medicinali per i quali si usavano zuccheri ed altri prodotti di spezieria. Nello statuto si trova riferimento ai deprecabili usi dei contadini che, nei tempi caldi, solevano mangiare dolci o impasti di miele, farina, spezie calde, con grande danno per la lor salute, al punto che alcuni ne morivano: da ciò il divieto imposto agli speziari di preparare e vendere, da aprile ad ottobre, pan pepati, pan mostacci ed altri dolci a base di miele e spezie calde. Il divieto era adottato per consiglio dei medici.


La pasta

Pisa fu nel Trecento anche luogo di produzione della pasta fresca, come attesta una provvisione degli Anziani del 1350 a favore di due fornai che producevano lasagne.

Il grano che giungeva a Pisa dalla regione interna denominata Marittima (la Maremma pisana) non era sufficiente ai bisogni dello stato che si riforniva anche con acquisti dalla Sardegna o dalla Sicilia, come attesta il documento del Diplomatico Alliata del 22 novembre 1302.

Commercio di prodotti per mare
La seconda sezione riguarda il commercio del cibo che a Pisa, collegata al porto anche per via fluviale, poteva giungere, o

essere esportato, anche dal mare. Anche nel Quattrocento e nel Cinquecento i mercanti pisani e utopiaCOMERCIO MEDIOEVO

fiorentini continuarono a intrattenere rapporti commerciali con i paesi del Nord Africa da cui

importavano prodotti alimentari, pelli, e cui inviavano stoviglie, stoffe, merci diverse.

Trova posto in questa sezione il libro di viaggio di un comandante di nave di area pisana che nel

1437 recò un carico di frumento da Agrigento a Tripoli. Qui il grano fu venduto ad acquirenti arabi

che, per ricevuta, sottoscrissero il libretto del capitano, ora esposto in mostra.

Il viaggio verso il Nord Africa della nave S. Maria Incoronata, partita nel 1581 da Livorno e diretta in Marocco, dove giunse nel 1583, è documentato attraverso il libro del capitano Bernardo Vaglienti.


Nel Settecento mercanti di Livorno intrecciarono rapporti con aree dell'America da cui ormai arrivavano non sontanto i tesori di cui parla Iacopo Antonio Boasi nella lettera in mostra diretta al suo corrispondente di Cadice, Alessandro Quaratesi, ma anche i prodotti alimentari del Nuovo Mondo, quali ad esempio il cacao, il pomodoro, la patata, ed altri ancora, prodotti che rivoluzionarono l'alimentazione europea. Tra la fine del Seicento ed il Settecento la cioccolata entrò nelle abitudini alimentari degli europei. E' del 1703 la Nota per saper manipolare la cioccolata, una ricetta, esposta in mostra, che prevede la preparazione del cioccolato con cannella o altri aromi e spezie, quali il muschio in sostituzione della vaniglia.

Certosa di Calci
La dieta certosina, basata essenzialmente sul consumo di verdure e pesce, soprattutto d'acqua dolce, 
MONJE

offre gli spunti per un'ulteriore sezione. Dalla seconda metà del Settecento il cioccolato entrò tra i  consumi della Certosa, come anche il caffè della Martinica, il cui acquisto è registrato fra le spese della Spezieria.

La Corte
La caccia dei principi, i ricevimenti della Corte granducale hanno un' eco nella mostra attraverso i "Ricordi" delle monache delle monastero di S. Giovanni gerosolimitano di Pisa che sorgeva lungo la via detta di S.Giovannino (oggi via Pietro Gori). Cardinali e principi della dinastia medicea visitarono spesso il monastero pisano di cui erano anche superiori in quanto priori dell'Ordine di S. Giovanni.

In particolare la granduchessa Vittoria della Rovere, moglie di Ferdinando II e madre del principe Francesco Maria, priore di Pisa, nei suoi soggiorni in città visitò più volte il monastero accompagnata dalla corte, offrendovi rinfreschi e facendo poi giungere alle monache vivande pregiate, quali 300 ostriche.

Il territorio: mercati, mulini, frantoi
La ricca idrografia del territorio pisano permise lo sfruttamento della forza motrice dell'acqua per l'impianto di opifici : mulini per la macinazione del grano, frantoi per la frangitura delle olive e la produzione dell'olio. Gli oliveti erano e restano fra le colture diffuse in alcune aree del pisano, come quella di Buti, mentre Calci, Vicopisano, sono rappresentate in mostra con piante del Settecento che attestano la collocazione di molti mulini.
Una bella pianta di Peccioli ci offre la situazione della piazza del mercato nella seconda metà del Cinquecento.
Il campione dei beni commissionato nel 1780 all'architetto Ristorini dal marchese Giuseppe Luigi Riccardi, offre le immagini di una grande ed esemplare fattoria, quella de La Cava, nel territorio di Pontedera.

I luoghi del mercato a Pisa
In primo piano la Piazza del Grano con un documento del 18 aprile 1360 che mostra quale era l'assetto medievale della

piazza, la fitta rete delle sue botteghe recanti nomi pittoreschi, prima che il governo fiorentino, FORNAIMEDIOEVO

alla fine del Quattrocento, ne decidesse lo spostamento in altro luogo, ovvero nello spazio

conosciuto adesso come Piazza delle Vettovaglie, dove è attestata, attraverso una bellissima pianta

del 1781, la presenza di forni di proprietà de Comune di Pisa, deputati forse a calmierare il prezzo

del pane. Altre piante riguardano luoghi deputati ai mercati, come la via di Borgo, piazza dei Cavoli

o le Logge di Banchi.

Tonnare dell'Isola d'Elba

L'ultima sezione è dedicata all' impresa economica tentata dai Franceschi di Pisa che parteciparano alla Società che si aggiudicò l'appalto delle tonnare di Portoferraio e Marciana dell'Elba nel novennio dal 1776 al 1785. L'impresa non ebbe successo: con l'eccezione dell' anno 1778, in cui si ebbe un utile di lire 4788.7.8, la Società fu poi sempre in perdita e venne liquidata nel 1784.
La tonnara a mare, utilizzata in vari luoghi dell'Elba, ripeteva lo schema siciliano ed i primi impianti elbani vennero organizzati da maestranze trapanesi.

Rosalia Amico, ricercatora del Archivio dello Stato de Pisa. Gentilmente ci ha concesso la pubblicazione de la presentazione della interessante mostra sul Cibo nel Medioevo a Pisa, che rimarrà in mostra questo mese.

Ringraziamo la sua attenta condivisione e l'informazione fornita nella mostra.

(Immagine del google.it)

 

 

La Laguna (35) per N. Cataldo

VERSIONE SPAGNOLA

Ciao a tutti e buon rientro!!!
Vi scrivo infatti nel pomeriggio di lunedì 31 agosto, giornata che nel mio personalissimo calendario rappresenta il ritorno al lavoro e alla normalità. E se devo essere sincero avevo proprio voglia di tornare a lavorare dopo un mese di vacanza.

Forse perché ho la fortuna di esercitare una professione che mi piace o forse perché ho la coscienza a posto con le mie vacanze, nel senso che me le sono godute davvero tanto;) Comunque vi racconto quello che ho fatto nel mese di agosto e poi mi direte voi se sono riuscito a sfruttare le mie ferie nel migliore dei modi. E allora andiamo in ordine cronologico.

Forse vi ricorderete che l'ultima volta vi avevo scritto già da Bari e vi avevo raccontato dei miei fantastici cinque giorni a Gran Canaria. Ebbene, dovete sapere che quelle giornate sull'isola di fronte (come la chiamano qui) sono state semplicemente l'inizio di un itinerario che, modestie a parte, mi sono organizzato proprio bene ;)


La prima (e abituale quanto obbligata) tappa del tour italiano è stata la mia città natale dove come al solito ho rivisto parenti e amici. Normalmente dico che vado in vacanza a Bari, ma forse in quest'occasione

farei meglio a dire che sono stato in Puglia, perché credo che tra tutte le mie visite a Bari, da quando FOGGIACLACIO

non ci vivo più, quest'ultima sia stata quella in cui ho macinato più chilometri. Sono, infatti, riuscito a

toccare (grazie alla guida e alla preziosa compagnia di vari amici) quattro delle sei province che può

contare la mia regione. A parte Bari e provincia, ho, infatti, avuto la fortuna di visitare le province di

Brindisi, Taranto e Lecce. Ma cominciamo proprio dal capoluogo regionale. Tra le varie attività svolte

a Bari, spicca senza dubbio la serata passata allo stadio per vedere (ahimé) l'inaspettata sconfitta inflitta dal Foggia alla squadra di casa.

Si trattava di un risultato poco prevedibile prima della partita soprattutto considerando che le due squadre militano in due divisioni diverse e si può dire che in questo caso David ha nuovamente sconfitto Golia. Il Bari ha meritatamente perso contro uno spumeggiante Foggia al cui secondo gol buona parte della tifoseria locale è scoppiata in un fragoroso applauso.

La squadra di casa ha poi accorciato le distanze, ma non è mai stata in partita e il miglior momento nello stadio si è rivelato quello dell'inno cantato a squarciagola con gli amici di sempre.


Comunque la costante del mio viaggio in Puglia sono stati, senza ombra di dubbio, i trulli. Per chi TRULLI

non lo sapesse, si tratta di costruzioni tipiche della valle d'Itria, ovvero quella zona della regione

formata dai comuni di Locorotondo, Martina Franca e Alberobello. E se in una sagra a Caranna

(frazione di Locorotondo) abbiamo potuto assaporare, tra le altre cose, delle ottime orecchiette,

a Martina Franca mio cugino Cristian e la sua fidanzata Maria Elena sono stati così gentili da offrirci

una succulenta cena a base di bombette. Quando dico offrirci mi riferisco a me, Francesco e Lucia che, tra l'altro, venivamo

da una giornata di mare in provincia di Lecce, a Porto Selvaggio, una fantastica spiaggia alla fine di una pineta dove

moltissime persone facevano campeggio.

Il tutto in un'area protetta che mi ha fatto ricordare i migliori paesaggi delle Canarie e mi ha fatto superare i postumi della bevuta della serata precedente a Gallipoli da Brunella e Fabiano che ringrazio per l'ospitalità e anche per i Chappaqua... loro mi capirannno e anche Lucia e Francesco!


Avrete, forse, notato che in questo blog il tutto è spiegato in modo meno dettagliato che normalmente, ma ciò si deve fondamentalmente alla quantità di bei momenti e bei ricordi che mi sono portato a Tenerife da questo viaggio.

Potrei scrivere mille pagine su tutte le risate fatte prima, durante e dopo le varie escursioni, ma mi dilungherei troppo e forse è meglio cambiare argomento e regione e passare a raccontarvi della città magica, Napoli. NAPOLI

Non fraintendetemi, Roma è bellissima, monumentale e maestosa, ma la città partenopea ha quel 

non so che che che rende speciali le sue vie e la sua gente. Sono pienamente cosciente che a molte

persone non piaccia o possa sembrare eccessiva e disorganizzata, ma mi è piaciuta fin dal primo momento.

Forse proprio perché con il mio amico Francesco ci siamo disorganizzati bene prima della partenza o forse perché si mangia da Dio o forse ancora perché a dispetto delle previsioni il tempo ha retto fino a quando l'abbiamo dovuta lasciare, provocando in tal modo le sue lacrime. In ogni caso, posso dirvi che la conoscevo pochissimo e che ora mi sento di consigliarla a tutti. È difficile scegliere un motivo, ma se mi obbligassero a farlo probabilmente sceglierei il carattere della gente e a questo proposito posso raccontarvi un siparietto curioso.

Durante il mio ultimo giorno a Napoli cercavo disperatamente un francobollo da mettere su una cartolina che avevo già scritto e deciso di inviare a mia madre. Però, in tutte le rivenditorie di tabacchi mi dicevano che i francobolli si vendevano solo in posta dove per comprarli bisognava fare una lunga coda. Ma a quel punto e all'uscita dal particolarissimo Museo delle Fontanelle ci è apparsa Eleonora, una simpatica postina napoletana, a cui ho dato un euro e l'incarico di comprare un francobollo da attaccare sulla cartolina che proprio ieri è arrivata a mia madre. E allora: grazie mille Eleonora!

 

Da Napoli a Roma, dove ad aspettarmi c'era il mio amico Antonio, barese trapiantato a Roma da un anno e mezzo circa.

Mi sono fermato per circa tre giorni da lui e dalla sua simpatica zia e mentre di giorno loro ROMATRASTEVERE

lavoravano, io facevo il turista in giro per la capitale con tanto di macchina fotografica e facendo

foto come neanche i giapponesi;) In serata, invece, quando Antonio aveva finito di lavorare si andava

in giro e, se la prima sera, forse per farmi sentire più a mio agio, mi ha portato all'isola tiberina,

la seconda l'abbiamo passata in quel di Ariccia e concretamente Dar Burino, una fraschetta tipica romana dove, in un

ambiente volutamente e magicamente spartano, ci siamo concessi una gran bella cena a base di vino e specialità locali.

Ma, sbagliate se pensate che io mi sia fermato solo tre giorni nella capitale.


Dopo i tre giorni da Antonio, ho pernottato per altri tre giorni in un piccolo ostello vicino la stazione ROMAT2

centrale, Roma Termini, dove ho condiviso la stanza con il mio amico andaluso Ramon che da circa 

anno e mezzo vive a Venezia. A parte tutta la sua simpatia e voglia di divertirsi, il nostro veneziano

aveva con sè una cosa preziosissima, anzi due.

Dovete sapere che lui vive nella città di San Marco perché lavora nel museo Guggenheim ed è venuto a Roma con due

tessere magiche che ci hanno permesso di entrare gratis e praticamente senza fare file in tutti i musei della città eterna.

E così anche in questi altri tre giorni ho continuato a fare il turista fino al lunedì pomeriggio. Infatti, il martedì mattina presto

avevo l'autobus che mi avrebbe portato all'aeroporto di Fiumicino e di lì prima a Barcellona e poi a Tenerife.

Però, la serata di lunedì non è stata triste, anzi. Dopo il tour dei musei abbiamo deciso di andare a bere qualcosa

FULBITOTrastevere, dove ci hanno raggiunto Antonio, la sua amica Cristina e Riccardo, un amico

romano che era stato in Erasmus a Tenerife sette anni fa. E allora come ai vecchi tempi del mio

primo anno sull'isola, con Riccardo ci siamo bevuti qualche birra e abbiamo passato buona parte

della serata a giocare al calcio balilla dove (come sempre;) ho finito per vincere quasi tutte le partite. Riccà, se mi stai

leggendo, alla prossima e allenati nel frattempo! ;)


Ho tralasciato un sacco di cose ed episodi divertenti, ma non era questo il luogo più adatto per scrivere un best seller, no? O sì?

Vedremo... per il momento un abbraccio a tutti!

Nico

 

Giacomo Leopardi a Pisa per T. Sandroni

 

A quei concittadini imbarazzati nel dover replicare a chi sostiene che Pisa puo' vantare il meraviglioso Campo dei Miracoli con i suoi splendidi edifici ma non un centro storico che regga il paragone con quello di altre meravigliose città, anche toscane, vorrei rammentare il giudizio di un viaggiatore autorevole, per quanto di un'altra epoca

"L'aspetto di Pisa mi piace assai più di quel di Firenze. Questo lungarno è uno spettacolo così bello,
LEOPARDI 1

così ampio, così magnifico, così gaio, così ridente che innamora: non ho veduto niente di simile nè

Firenze nè a Milano, nè a Roma, e veramente non so se in tutta l'Europa si trovino vedute di

questa sorta.

Vi si passeggia poi nell'inverno con gran piacere, perchè v'è quasi sempre un'aria di primavera: sicchè in certe ore del giorno quella contrada è piena di mondo, piena di carrozze e di pedoni: vi si sentono parlare dieci o venti lingue, vi brilla un sole bellissimo tra le dorature dei caffè, delle botteghe piene di galanterie e nelle invetriate dei palazzi e delle case, tutte di bella architettura. Nel resto poi, Pisa è un misto di città grande e di città piccola, di cittadino e di villereccio, un misto così romantico, che non ho veduto mai altrettanto. A tutte le alte bellezze, si aggiunge la bella lingua."

Sono parole tratte da una lettera di Giacomo Leopardi indirizzata alla sorella Paolina e datata 12 Dicembre 1827. Era arrivato a Pisa il 9 novembre e si sarebbe trattenuto fino al giugno dell'anno successivo quando, informato della morte del fratello Luigi, avrebbe lasciato per sempre la nostra città.


Aveva affittato un piccolo appartamento in Via della Faggiuola, presso una famiglia che ospitava in TARGALEOPARDI

genere studenti;  la sua stanza dava a ponente sopra un orto e la illuminavano due alte finestre

dalle quali la vista poteva spingersi fino all'orizzonte. Ogni giorno Leopardi usciva in città e seguiva

il fiume camminando a lungo: gli piaceva quel clima, vi era "quasi sempre un'aria di primavera".


Rientrando suonava il campanello con un tocco particolare che lo annunciava alla famiglia, della quale faceva parte Teresa Lucignani, giovane sorella della padrona di casa. Per quanto non istruita Giacomo ne era tuttavia affascinato e aveva stabilito con lei un rapporto di amicizia e reciproca simpatia. Teresa aspettava sul balcone il ritorno dell'ospite che si faceva riconoscere per quel particolare scampanellìo di cui poi entrambi ridevano. La troviamo descritta nello Zibaldone del giugno 1928 come "una giovane dai sedici ai diciotto anni, la quale ha nel viso,nei gesti,nella figura un non so che di divino".


L'immagine della ragazza si confondeva nella fantasia di Giacomo Leopardi con il fantasma d'amore di un'altra fanciulla che portava lo stesso nome e morì a Recanati nel pieno della giovinezza; dalle finestre del proprio palazzo Giacomo ne scorgeva la stanza. Rievocandone la memoria circa trent'anni dopo il fratello Carlo parlava di entrambe come di "affetti lontani e prigionieri". Di sicuro sappiamo che è a Pisa che Leopardi compone la lirica "A Silvia" anche se quest'ultima viene appunto di solito identificata con Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta di tisi nel 1818 e personificazione nella fantasia leopardiana della speranza tipica della giovinezza, fatta di attese, illusioni e delusioni.


Il regista Roberto Merlino, autore nel 2010 di un mediometraggio intitolato "Pisa, donne e Leopardi"  ASILVIA

ritiene addirittura che "Silvia potrebbe essere una ragazza pisana,Teresa Lucignani, cognata di

Giuseppe Soderini, proprietario delle pensione di via della Faggiola a due passi da Piazza dei

Cavalieri che Giacomo conosceva molto bene. Ma potrebbe essere anche una figura idealizzata,

un'unione virtuale tra questa Teresa pisana e Teresa Fattorini, la figlia del cocchiere di casa Leopardi

a Recanati."


Alla Teresa pisana pare quasi sicuramente riferirsi un frammento di poesia risalente allo stesso periodo e pubblicato solo postumo a Firenze nel 1906 da Le Monnier negli "Scritti vari inediti dalle carte napoletane". Eccolo:  

Il canto della fanciulla

Canto di verginella, assiduo canto,
che da chiuso ricetto errando vieni
per le quiete vie; come sì tristo
suoni agli occhi miei? perché mi stringi
sì forte il cor, che a lagrimar m'induci?
E pur lieto sei tu; voce festiva
de la speranza: ogni tua nota il tempo
aspettato risuona. Or, così lieto,
al pensier mio sembri un lamento, e l'alma
mi pungi di pietà. Cagion d'affanno
torna il pensier de la speranza istessa
a chi per prova la conobbe.

Una lieta canzone di ragazza che risuona per vicoli silenziosi non rallegra il poeta, al contrario lo commuove fino alle lacrime trasformandosi in un lamento nella sua immaginazione presaga dello svanire drammatico di ogni speranza giovanile "all'apparir del vero" ( A Silvia)

(...)

Usciamo ora da via della Faggiuola e troviamo tutto un ambiente mondano che gravita attorno al LEOPARDI

poeta a partire dalla fine del 1827. A fare gli onori di casa è il rappresentante ufficiale della cultura

pisana, l'editore e docente di eloquenza Giovanni Rosini, che, nella sua bella dimora di piazza del

Duomo ai piedi della Torre riunisce intellettuali ed artisti italiani e stranieri. E' un uomo cordiale e

pieno di energia e guiderà il timido Leopardi fra i brillanti salotti cittadini, amando e apprezzando con

sincero trasporto il suo genio.


Nel contendersi la presenza del poeta non saranno da meno le più prestigiose dame pisane: da Lauretta Cipriani Parra donna indipendente e sensibile che forse avrebbe desiderato stringere con Leopardi un rapporto di amicizia che travalicasse i formalismi della conversazione salottiera, alla francese Sofia Caudeiron, vedova Vaccà Berlinghieri, la "bella Sofia" che proprio nel Palazzo Lanfranchi tenne un importante salotto di ispirazione liberale; ne furono frequentatori Gino Capponi e Pietro Giordani, Giovan Pietro Vieusseux e Francesco Domenico Guerrazzi. Più rari furono gli inviti agli sfarzosi ricevimenti dei Mastiani Brunacci, la più facoltosa e potente famiglia pisana, nei quali brillava l'affascinante e chiacchieratissima contessa Elena, dama di corte di Elisa Baciocchi a Lucca e poi dei Lorena a Firenze. Un ritrovo mondano, quest'ultimo, fra i più ambiti dell'Italia dell'epoca, nel quale passarono madame de Staël e la duchessa di Berry, Paolina Bonaparte, Vittorio Alfieri e gli stessi Granduchi di Toscana.


Un accenno dello Zibaldone attesta poi la partecipazione di Leopardi a qualche seduta dell'Accademia dei Lunatici,una singolare associazione fondata dalla londinese Margaret Jane King contessa di Mountcashell, meglio nota con lo pseudonimo di Madame Mason: carismatica quanto misconosciuta figura di pedagogista e di protofemminista, che dalla sua istitutrice ( Mary Wollstonecraft, madre di Mary Shelley e autrice del trattato A Vindication of Rights of Women (1792) ) aveva attinto avanzati princìpi di educazione dei giovani al libero pensiero. Senza dubbio si tratta di quello, tra gli incontri pisani, che per la peculiarità del personaggio desta maggiore interesse e curiosità. Anche dopo la partenza da Pisa Leopardi la ricorderà spesso nelle lettere a Rosini.


All'intrattenimento piacevole dei salotti si alternò la frequentazione degli ambienti accademici, anch'essa piuttosto inconsueta nella vicenda leopardiana. Poco noto è l'episodio, raccontato molti anni dopo da Girolamo Cioni, della presenza all'inaugurazione del corso di diritto penale tenuto da Giovanni Carmignani:


La Scuola Magna è piena zeppa, il professore ascende la cattedra. Non discorre subito, ma si rivolge a un usciere o bidello e richiede che nell'emiciclo sotto la cattedra sien disposte due sedie. Il bidello le dispone, e allora il Carmignani presenta alla scolaresca Giacomo Leopardi con parole degne di questo e di chi le proferiva, e lo invita ad assidersi in luogo distinto insieme con chi lo accompagnava. Le parole del venerato Maestro furono seguite da una tempesta di applausi.


Nonostante l'immagine di solitudine e isolamento che la vicenda umana del poeta suscita in chi la conosce anche solo sommariamente, rimane il fatto che a 30 anni non ancora compiuti la sua figura pare già nota e apprezzata quantomeno negli ambienti dell'eccellenza intellettuale; sebbene ritorni poi alla memoria una sua famosa lettera contenente la confessione che "avrei maggior concetto di me stesso se mi credessi capace di farmi amare che di farmi stimare".

(...)

Ma c'è una sensazione,un ricordo davvero particolare che il poeta porta con sé dalla nostra città.
Si tratta di una strada che oggi non sapremmo individuare ma che è esistita e certo ancora esiste per quanto probabilmente trasformata; percorrendola Giacomo Leopardi, sebbene già allora oppresso dal suo "pessimismo cosmico", riusciva ad abbandonarsi alle più serene fantasie. Tanto da scrivere:

"Ho qui in Pisa una certa strada deliziosa, che io chiamo Via delle rimembranze:
PAOLINALEOPARDI

là vo a passeggiare quando voglio sognare ad occhi aperti".

(25 febbraio 1828, lettera alla sorella Paolina).

 

(Nota della Redazione: Giacomo lasció Pisa per tornare a Recanati fine al 1830 e nel 1833 parte a Napoli, dove morì il 14 giugno 1837; la sorella Paolina arrivó a Pisa nel 1867 e connobe a Teresa Lucignani. Morì nel Royal Victoria Hotel del Lungarno Pacinotti il 13 di marzo 1869. Toccó a un antenato degli attuali eredi, segnalare chi era. Nel Hotel non sanno quale sarebbe la stanza, ma che anche il fratello Carlo avrebbe venuto a conoscere la Pisa de Giacomo. Se ringrazia la spiegazione precisa del Sg.re N. Piegaia del Royal Victoria Hotel e la gentilissima collaborazione di Tiziano Sandroni).

(www.giacomoleopardi.it)

 

 

 

 

 

La Laguna (34) per N. Cataldo

VERSIONE SPAGNOLA

Ciao a tutti e buone vacanze!


Vi scrivo infatti da Bari e nella mattinata di venerdì sette agosto e allora scusate il ritardo ;)

È che tra la fine di luglio e l'inizio di questo mese non ho potuto trovare un momento libero per tenervi aggiornati sui miei spostamenti. Ho lavorato fino a martedì ventotto luglio e il giorno dopo sono partito per Gran Canaria dove sono andato a visitare il mio amico Doramas da cui ho passato cinque giorni fantastici.

Dopodichè via Barcellona, sono arrivato a Bari e nei primi giorni qui la mia presenza è stata fortemente BARI

richiesta da parenti e amici, però ora sono di fronte a voi e ho un'oretta per raccontarvi del mio

mese di luglio. Come sempre, è stato il mese della Romería de La Laguna nella quale mi sono

davvero divertito grazie soprattutto all'atmosfera generale che si respira e all'ottima compagnia.


Proprio per quanto riguarda gli amici, si è trattato di un mese abbastanza particolare e molto emotivo perché, dopo un anno passato assieme, con quasi tutti loro ci siamo salutati e dati appuntamento a fine agosto. Dico con quasi tutti perchè quando a fine mese ho salutato Jorge, l'ho fatto senza sapere quando ci rivedremo. Lui va a lavorare negli Stati Uniti per almeno tre anni e allora staremo a vedere quando e dove vedrò di nuovo il mio amico colombiano. Tra l'altro, anche una delle altre belle serate del mese si deve proprio a lui e ai festeggiamenti per la sua seduta di dottorato più o meno a metà mese.

 

Era un venerdì sera e siamo finiti a bere qualcosa nel Pirata Brasileiro, locale lagunero gestito da GALLETAS

un brasiliano e da un napoletano. E il giorno dopo siamo andati a pranzare in un ottimo ristorante

peruviano situato a Las Galletas, piccolo paese sulla costa nel sud dell'isola dove, poi, abbiamo

deciso di rimanere per passare una giornata di mare.

E allora prima di iniziare a raccontarvi delle mie avventure a Gran Canaria, approfitto di questo spazio per mandare un abbraccio a Jorge e augurargli tutta la fortuna di questo mondo in questa sua nuova avventura americana!


In quanto a Gran Canaria, la prima cosa che devo fare è ringraziare Doramas e tutta la sua fantastica famiglia dell'ospitalità e di avermi fatto sentire davvero a casa. I suoi genitori, suo fratello e sua sorella e tutti gli amici e abitanti del quartiere sono stati molto gentili e disponibili. Tra le altre cose fatte en la Isla Redonda, spiccano le visite alla sua capitale Las Palmas.

Si tratta della città più grande dell'arcipelago con i suoi pro e i suoi contro. È, infatti, se non ricordo male, l'undicesima città più popolata del paese e devo dire che mi ci voleva proprio una situazione un po' più metropolitana prima di arrivare in Italia ;)

E allora, per esempio, sono rimasto piacevolmente sorpreso da Vegueta, il quartiere più antico e VEGUETA

anche piu bello della città nel quale si trova la Cattedrale. Ci siamo andati un giovedì sera per fare

una visita al nostro amico polacco Vojtek con il quale abbiamo passato la serata tra birre e

stuzzichini. 

Il giorno dopo io e Doramas siamo ritornati a Las Palmas per fare una mezza giornata di mare

sulla Playa de las  Canterasuna splendida spiaggia urbana praticamente a ridosso della città.

Costeggiata da un lungomare pieno di locali dove bere qualcosa, è una spiaggia enorme che comincia con l'Auditorio Alfredo

Kraus e finisce dall'altra parte con l'antico quartiere (di artisti e poeti;) de La Isleta.

Inoltre, quasi alla fine della passeggiata e, in coicidenza con Calle Tenerife, si poteva vedere (e salutare) il Padre Teide del quale già sentivo la mancanza;) Dopo il momento nostalgico vissuto dall'altra parte della mia amata Tenerife, siamo andati a bere e mangiare qualcosa nel mercato della città.

Il sabato invece è cominciato con una visita al sud dell'isola e alle sue spiagge, Playa del Inglés 
PLAZADELINGLES

e Maspalomas. Tali spiagge sono alla fine di un deserto di forma triangolare di circa tre

chilometri quadrati sulle quali dune si può passeggiare con la tranquillità di sapere che ci si può

godere il paesaggio senza mai perdere di vista il mare, che in questo caso non è un miraggio;)

Da lì siamo tornati alla base, ovvero La Majadilla, piccolo quartiere rurale di Telde dove

risiede la famiglia di Doramas.

E se con Las Palmas ho colmato il bisogno di "metropoli", si può dire che la casa di Doramas e la sua ubicazione, sono

quanto di più piacevole e rilassante ci possa essere. Mi svegliavo la mattina e (il pomeriggio dopo la siesta;) con il canto

degli uccellini e i versi di cani e gatti.

A parte la meravigliosa atmosfera bucolica, ho potuto anche partecipare alle feste del quartiere. Infatti, ci sono arrivato

proprio a fine luglio in coincidenza con i festeggiamenti per San Ignazio di Loyola.

E allora sabato pomeriggio, per esempio, abbiamo partecipato alla fiesta de las Ramas, duranteRAMA

la quale con un ramo di ulivo in mano bisognava seguire la banda del paese, mentre dalle terrazze 

e balconi, i vicini ti bagnavano con pompe e secchi d'acqua. Il tutto per ricordare l'antico rituale dei

contadini che anticamente con il ramo in alto chiedevano al cielo pioggia per i campi. E così

arriviamo all'ultimo giorno a Telde contraddistinto da un pranzo a base di paella, gentilmente

offerta dal comitato delle feste de La Majadilla, e dalle attività che in serata si sono tenute nella piazza principale del quartiere.

A partire dal tardo pomeriggio, infatti, abbiamo potuto assistere prima ad uno spettacolo del mago Airam e a fine serata (e dulcis in fundo) ad un concerto di Aristides Moreno, cantautore canario che ho avuto il piacere di

ascoltare dal vivo per la seconda volta e del quale vi avevo già parlato nel blog di fine aprile.
ARISTIDES 2

È stato il modo migliore di salutare momentaneamente l'arcipelago che rivedrò il venticinque agosto, dopo il mio viaggio tra Bari, Napoli e Roma del quale vi parlerò nel blog del mese prossimo.

E allora vi saluto qui e ancora una volta vi auguro buone vacanze!


Un abbraccio,

Nico

(Buon ferragosto a te, caro amico!)

 

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