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REGISTRO DE OBRAS

Giacomo Leopardi a Pisa per T. Sandroni

 

A quei concittadini imbarazzati nel dover replicare a chi sostiene che Pisa puo' vantare il meraviglioso Campo dei Miracoli con i suoi splendidi edifici ma non un centro storico che regga il paragone con quello di altre meravigliose città, anche toscane, vorrei rammentare il giudizio di un viaggiatore autorevole, per quanto di un'altra epoca

"L'aspetto di Pisa mi piace assai più di quel di Firenze. Questo lungarno è uno spettacolo così bello,
LEOPARDI 1

così ampio, così magnifico, così gaio, così ridente che innamora: non ho veduto niente di simile nè

Firenze nè a Milano, nè a Roma, e veramente non so se in tutta l'Europa si trovino vedute di

questa sorta.

Vi si passeggia poi nell'inverno con gran piacere, perchè v'è quasi sempre un'aria di primavera: sicchè in certe ore del giorno quella contrada è piena di mondo, piena di carrozze e di pedoni: vi si sentono parlare dieci o venti lingue, vi brilla un sole bellissimo tra le dorature dei caffè, delle botteghe piene di galanterie e nelle invetriate dei palazzi e delle case, tutte di bella architettura. Nel resto poi, Pisa è un misto di città grande e di città piccola, di cittadino e di villereccio, un misto così romantico, che non ho veduto mai altrettanto. A tutte le alte bellezze, si aggiunge la bella lingua."

Sono parole tratte da una lettera di Giacomo Leopardi indirizzata alla sorella Paolina e datata 12 Dicembre 1827. Era arrivato a Pisa il 9 novembre e si sarebbe trattenuto fino al giugno dell'anno successivo quando, informato della morte del fratello Luigi, avrebbe lasciato per sempre la nostra città.


Aveva affittato un piccolo appartamento in Via della Faggiuola, presso una famiglia che ospitava in TARGALEOPARDI

genere studenti;  la sua stanza dava a ponente sopra un orto e la illuminavano due alte finestre

dalle quali la vista poteva spingersi fino all'orizzonte. Ogni giorno Leopardi usciva in città e seguiva

il fiume camminando a lungo: gli piaceva quel clima, vi era "quasi sempre un'aria di primavera".


Rientrando suonava il campanello con un tocco particolare che lo annunciava alla famiglia, della quale faceva parte Teresa Lucignani, giovane sorella della padrona di casa. Per quanto non istruita Giacomo ne era tuttavia affascinato e aveva stabilito con lei un rapporto di amicizia e reciproca simpatia. Teresa aspettava sul balcone il ritorno dell'ospite che si faceva riconoscere per quel particolare scampanellìo di cui poi entrambi ridevano. La troviamo descritta nello Zibaldone del giugno 1928 come "una giovane dai sedici ai diciotto anni, la quale ha nel viso,nei gesti,nella figura un non so che di divino".


L'immagine della ragazza si confondeva nella fantasia di Giacomo Leopardi con il fantasma d'amore di un'altra fanciulla che portava lo stesso nome e morì a Recanati nel pieno della giovinezza; dalle finestre del proprio palazzo Giacomo ne scorgeva la stanza. Rievocandone la memoria circa trent'anni dopo il fratello Carlo parlava di entrambe come di "affetti lontani e prigionieri". Di sicuro sappiamo che è a Pisa che Leopardi compone la lirica "A Silvia" anche se quest'ultima viene appunto di solito identificata con Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta di tisi nel 1818 e personificazione nella fantasia leopardiana della speranza tipica della giovinezza, fatta di attese, illusioni e delusioni.


Il regista Roberto Merlino, autore nel 2010 di un mediometraggio intitolato "Pisa, donne e Leopardi"  ASILVIA

ritiene addirittura che "Silvia potrebbe essere una ragazza pisana,Teresa Lucignani, cognata di

Giuseppe Soderini, proprietario delle pensione di via della Faggiola a due passi da Piazza dei

Cavalieri che Giacomo conosceva molto bene. Ma potrebbe essere anche una figura idealizzata,

un'unione virtuale tra questa Teresa pisana e Teresa Fattorini, la figlia del cocchiere di casa Leopardi

a Recanati."


Alla Teresa pisana pare quasi sicuramente riferirsi un frammento di poesia risalente allo stesso periodo e pubblicato solo postumo a Firenze nel 1906 da Le Monnier negli "Scritti vari inediti dalle carte napoletane". Eccolo:  

Il canto della fanciulla

Canto di verginella, assiduo canto,
che da chiuso ricetto errando vieni
per le quiete vie; come sì tristo
suoni agli occhi miei? perché mi stringi
sì forte il cor, che a lagrimar m'induci?
E pur lieto sei tu; voce festiva
de la speranza: ogni tua nota il tempo
aspettato risuona. Or, così lieto,
al pensier mio sembri un lamento, e l'alma
mi pungi di pietà. Cagion d'affanno
torna il pensier de la speranza istessa
a chi per prova la conobbe.

Una lieta canzone di ragazza che risuona per vicoli silenziosi non rallegra il poeta, al contrario lo commuove fino alle lacrime trasformandosi in un lamento nella sua immaginazione presaga dello svanire drammatico di ogni speranza giovanile "all'apparir del vero" ( A Silvia)

(...)

Usciamo ora da via della Faggiuola e troviamo tutto un ambiente mondano che gravita attorno al LEOPARDI

poeta a partire dalla fine del 1827. A fare gli onori di casa è il rappresentante ufficiale della cultura

pisana, l'editore e docente di eloquenza Giovanni Rosini, che, nella sua bella dimora di piazza del

Duomo ai piedi della Torre riunisce intellettuali ed artisti italiani e stranieri. E' un uomo cordiale e

pieno di energia e guiderà il timido Leopardi fra i brillanti salotti cittadini, amando e apprezzando con

sincero trasporto il suo genio.


Nel contendersi la presenza del poeta non saranno da meno le più prestigiose dame pisane: da Lauretta Cipriani Parra donna indipendente e sensibile che forse avrebbe desiderato stringere con Leopardi un rapporto di amicizia che travalicasse i formalismi della conversazione salottiera, alla francese Sofia Caudeiron, vedova Vaccà Berlinghieri, la "bella Sofia" che proprio nel Palazzo Lanfranchi tenne un importante salotto di ispirazione liberale; ne furono frequentatori Gino Capponi e Pietro Giordani, Giovan Pietro Vieusseux e Francesco Domenico Guerrazzi. Più rari furono gli inviti agli sfarzosi ricevimenti dei Mastiani Brunacci, la più facoltosa e potente famiglia pisana, nei quali brillava l'affascinante e chiacchieratissima contessa Elena, dama di corte di Elisa Baciocchi a Lucca e poi dei Lorena a Firenze. Un ritrovo mondano, quest'ultimo, fra i più ambiti dell'Italia dell'epoca, nel quale passarono madame de Staël e la duchessa di Berry, Paolina Bonaparte, Vittorio Alfieri e gli stessi Granduchi di Toscana.


Un accenno dello Zibaldone attesta poi la partecipazione di Leopardi a qualche seduta dell'Accademia dei Lunatici,una singolare associazione fondata dalla londinese Margaret Jane King contessa di Mountcashell, meglio nota con lo pseudonimo di Madame Mason: carismatica quanto misconosciuta figura di pedagogista e di protofemminista, che dalla sua istitutrice ( Mary Wollstonecraft, madre di Mary Shelley e autrice del trattato A Vindication of Rights of Women (1792) ) aveva attinto avanzati princìpi di educazione dei giovani al libero pensiero. Senza dubbio si tratta di quello, tra gli incontri pisani, che per la peculiarità del personaggio desta maggiore interesse e curiosità. Anche dopo la partenza da Pisa Leopardi la ricorderà spesso nelle lettere a Rosini.


All'intrattenimento piacevole dei salotti si alternò la frequentazione degli ambienti accademici, anch'essa piuttosto inconsueta nella vicenda leopardiana. Poco noto è l'episodio, raccontato molti anni dopo da Girolamo Cioni, della presenza all'inaugurazione del corso di diritto penale tenuto da Giovanni Carmignani:


La Scuola Magna è piena zeppa, il professore ascende la cattedra. Non discorre subito, ma si rivolge a un usciere o bidello e richiede che nell'emiciclo sotto la cattedra sien disposte due sedie. Il bidello le dispone, e allora il Carmignani presenta alla scolaresca Giacomo Leopardi con parole degne di questo e di chi le proferiva, e lo invita ad assidersi in luogo distinto insieme con chi lo accompagnava. Le parole del venerato Maestro furono seguite da una tempesta di applausi.


Nonostante l'immagine di solitudine e isolamento che la vicenda umana del poeta suscita in chi la conosce anche solo sommariamente, rimane il fatto che a 30 anni non ancora compiuti la sua figura pare già nota e apprezzata quantomeno negli ambienti dell'eccellenza intellettuale; sebbene ritorni poi alla memoria una sua famosa lettera contenente la confessione che "avrei maggior concetto di me stesso se mi credessi capace di farmi amare che di farmi stimare".

(...)

Ma c'è una sensazione,un ricordo davvero particolare che il poeta porta con sé dalla nostra città.
Si tratta di una strada che oggi non sapremmo individuare ma che è esistita e certo ancora esiste per quanto probabilmente trasformata; percorrendola Giacomo Leopardi, sebbene già allora oppresso dal suo "pessimismo cosmico", riusciva ad abbandonarsi alle più serene fantasie. Tanto da scrivere:

"Ho qui in Pisa una certa strada deliziosa, che io chiamo Via delle rimembranze:
PAOLINALEOPARDI

là vo a passeggiare quando voglio sognare ad occhi aperti".

(25 febbraio 1828, lettera alla sorella Paolina).

 

(Nota della Redazione: Giacomo lasció Pisa per tornare a Recanati fine al 1830 e nel 1833 parte a Napoli, dove morì il 14 giugno 1837; la sorella Paolina arrivó a Pisa nel 1867 e connobe a Teresa Lucignani. Morì nel Royal Victoria Hotel del Lungarno Pacinotti il 13 di marzo 1869. Toccó a un antenato degli attuali eredi, segnalare chi era. Nel Hotel non sanno quale sarebbe la stanza, ma che anche il fratello Carlo avrebbe venuto a conoscere la Pisa de Giacomo. Se ringrazia la spiegazione precisa del Sg.re N. Piegaia del Royal Victoria Hotel e la gentilissima collaborazione di Tiziano Sandroni).

(www.giacomoleopardi.it)

 

 

 

 

 

La Laguna (34) per N. Cataldo

VERSIONE SPAGNOLA

Ciao a tutti e buone vacanze!


Vi scrivo infatti da Bari e nella mattinata di venerdì sette agosto e allora scusate il ritardo ;)

È che tra la fine di luglio e l'inizio di questo mese non ho potuto trovare un momento libero per tenervi aggiornati sui miei spostamenti. Ho lavorato fino a martedì ventotto luglio e il giorno dopo sono partito per Gran Canaria dove sono andato a visitare il mio amico Doramas da cui ho passato cinque giorni fantastici.

Dopodichè via Barcellona, sono arrivato a Bari e nei primi giorni qui la mia presenza è stata fortemente BARI

richiesta da parenti e amici, però ora sono di fronte a voi e ho un'oretta per raccontarvi del mio

mese di luglio. Come sempre, è stato il mese della Romería de La Laguna nella quale mi sono

davvero divertito grazie soprattutto all'atmosfera generale che si respira e all'ottima compagnia.


Proprio per quanto riguarda gli amici, si è trattato di un mese abbastanza particolare e molto emotivo perché, dopo un anno passato assieme, con quasi tutti loro ci siamo salutati e dati appuntamento a fine agosto. Dico con quasi tutti perchè quando a fine mese ho salutato Jorge, l'ho fatto senza sapere quando ci rivedremo. Lui va a lavorare negli Stati Uniti per almeno tre anni e allora staremo a vedere quando e dove vedrò di nuovo il mio amico colombiano. Tra l'altro, anche una delle altre belle serate del mese si deve proprio a lui e ai festeggiamenti per la sua seduta di dottorato più o meno a metà mese.

 

Era un venerdì sera e siamo finiti a bere qualcosa nel Pirata Brasileiro, locale lagunero gestito da GALLETAS

un brasiliano e da un napoletano. E il giorno dopo siamo andati a pranzare in un ottimo ristorante

peruviano situato a Las Galletas, piccolo paese sulla costa nel sud dell'isola dove, poi, abbiamo

deciso di rimanere per passare una giornata di mare.

E allora prima di iniziare a raccontarvi delle mie avventure a Gran Canaria, approfitto di questo spazio per mandare un abbraccio a Jorge e augurargli tutta la fortuna di questo mondo in questa sua nuova avventura americana!


In quanto a Gran Canaria, la prima cosa che devo fare è ringraziare Doramas e tutta la sua fantastica famiglia dell'ospitalità e di avermi fatto sentire davvero a casa. I suoi genitori, suo fratello e sua sorella e tutti gli amici e abitanti del quartiere sono stati molto gentili e disponibili. Tra le altre cose fatte en la Isla Redonda, spiccano le visite alla sua capitale Las Palmas.

Si tratta della città più grande dell'arcipelago con i suoi pro e i suoi contro. È, infatti, se non ricordo male, l'undicesima città più popolata del paese e devo dire che mi ci voleva proprio una situazione un po' più metropolitana prima di arrivare in Italia ;)

E allora, per esempio, sono rimasto piacevolmente sorpreso da Vegueta, il quartiere più antico e VEGUETA

anche piu bello della città nel quale si trova la Cattedrale. Ci siamo andati un giovedì sera per fare

una visita al nostro amico polacco Vojtek con il quale abbiamo passato la serata tra birre e

stuzzichini. 

Il giorno dopo io e Doramas siamo ritornati a Las Palmas per fare una mezza giornata di mare

sulla Playa de las  Canterasuna splendida spiaggia urbana praticamente a ridosso della città.

Costeggiata da un lungomare pieno di locali dove bere qualcosa, è una spiaggia enorme che comincia con l'Auditorio Alfredo

Kraus e finisce dall'altra parte con l'antico quartiere (di artisti e poeti;) de La Isleta.

Inoltre, quasi alla fine della passeggiata e, in coicidenza con Calle Tenerife, si poteva vedere (e salutare) il Padre Teide del quale già sentivo la mancanza;) Dopo il momento nostalgico vissuto dall'altra parte della mia amata Tenerife, siamo andati a bere e mangiare qualcosa nel mercato della città.

Il sabato invece è cominciato con una visita al sud dell'isola e alle sue spiagge, Playa del Inglés 
PLAZADELINGLES

e Maspalomas. Tali spiagge sono alla fine di un deserto di forma triangolare di circa tre

chilometri quadrati sulle quali dune si può passeggiare con la tranquillità di sapere che ci si può

godere il paesaggio senza mai perdere di vista il mare, che in questo caso non è un miraggio;)

Da lì siamo tornati alla base, ovvero La Majadilla, piccolo quartiere rurale di Telde dove

risiede la famiglia di Doramas.

E se con Las Palmas ho colmato il bisogno di "metropoli", si può dire che la casa di Doramas e la sua ubicazione, sono

quanto di più piacevole e rilassante ci possa essere. Mi svegliavo la mattina e (il pomeriggio dopo la siesta;) con il canto

degli uccellini e i versi di cani e gatti.

A parte la meravigliosa atmosfera bucolica, ho potuto anche partecipare alle feste del quartiere. Infatti, ci sono arrivato

proprio a fine luglio in coincidenza con i festeggiamenti per San Ignazio di Loyola.

E allora sabato pomeriggio, per esempio, abbiamo partecipato alla fiesta de las Ramas, duranteRAMA

la quale con un ramo di ulivo in mano bisognava seguire la banda del paese, mentre dalle terrazze 

e balconi, i vicini ti bagnavano con pompe e secchi d'acqua. Il tutto per ricordare l'antico rituale dei

contadini che anticamente con il ramo in alto chiedevano al cielo pioggia per i campi. E così

arriviamo all'ultimo giorno a Telde contraddistinto da un pranzo a base di paella, gentilmente

offerta dal comitato delle feste de La Majadilla, e dalle attività che in serata si sono tenute nella piazza principale del quartiere.

A partire dal tardo pomeriggio, infatti, abbiamo potuto assistere prima ad uno spettacolo del mago Airam e a fine serata (e dulcis in fundo) ad un concerto di Aristides Moreno, cantautore canario che ho avuto il piacere di

ascoltare dal vivo per la seconda volta e del quale vi avevo già parlato nel blog di fine aprile.
ARISTIDES 2

È stato il modo migliore di salutare momentaneamente l'arcipelago che rivedrò il venticinque agosto, dopo il mio viaggio tra Bari, Napoli e Roma del quale vi parlerò nel blog del mese prossimo.

E allora vi saluto qui e ancora una volta vi auguro buone vacanze!


Un abbraccio,

Nico

(Buon ferragosto a te, caro amico!)

 

La Laguna (33) per N. Cataldo

VERSIONE SPAGNOLA

Ciao a tutti e buona estate!


Vi scrivo, infatti, nel pomeriggio di venerdì tre luglio e, considerando che l'ultimo blog l'ho redatto a fine PLAYITA3

maggio, si può tranquillamente dire che questo è il primo blog di quest'estate 2015. Una stagione

che, inutile negarlo, per me è iniziata davvero bene. E non per grandi novità, ma grazie ad una

serie di piccole cose che hanno reso questo mese di giugno estremamente piacevole. Il tutto, tra

l'altro, nel bel mezzo di un mese di grande lavoro, tra esami e corsi intensivi. A livello

professionale, il mese di luglio sarà molto simile a quello appena passato e, si spera, altrettanto gradevole per quanto

riguarda il tempo libero.


Il mese è girato intorno a tre assi fondamentali. Innanzitutto il calcio: giugno è stato, infatti, il mese della finale di Champions, dell'ascesa in prima divisione de la Unión Deportiva Las Palmas e soprattutto della Coppa America.

E allora andiamo in ordine cronologico: la finale della Champions disputatasi il primo sabato di giugno a Berlino (ed anche da me) tra il Barça e la Juve è stata una gran bella (ed equilibrata) partita nella quale la Juve ha retto il colpo molto meglio del previsto a un Barça alla vigilia strafavorito. E quindi complimenti agli amici blaugrana, ma anche a quelli juventini. Quella sera ho invitato un po' di amici a casa per vedere assieme la partita. Tra loro, Diego, un amico italiano e juventino, Manu, un amico catalano e culé, e Paulo, mezzo madrileno e mezzo cileno che come me, da buon madridista, tifava Juve. Alla fine, come sapete, ha vinto il Barça e Manu ci ha offerto un ottimo cava (spumante catalano).

Dopo la partita, siamo andati a fare un giro al centro de La Laguna, anche perché nella Plaza del Cristo c'era un festival di musica latina.


Però, continuiamo a parlare di calcio! Circa due settimane dopo, in un bar de La Laguna e, in compagnia GRANCANARIA

del mio amico di Gran Canaria, Doramas, ho assistito alla partita decisiva che ha sancito la promozione in prima divisione della Unión Deportiva Las Palmas. Come vi dicevo nell'ultimo blog, Las Palmas è l'acerrimo rivale del Tete, ma rappresenterà anche le Isole Canarie nella Liga spagnola e soprattutto per me la possibilità di andare all'isola affianco (a mezz'ora di volo o due ore di nave) per vedere per esempio il Real Madrid, il Barça o l'Atletico Madrid.

E veniamo al migliore evento calcistico del mese: la Coppa America.

Non l'avevo mai vissuta con tanto interesse e il merito è della metà cilena di Paulo, di Rodrigo e di Sergio, amici cileni con i quali ho visto alcune partite della Coppa America e con i quali domani vedrò la gran finale tra Cile e Argentina. Molte partite le abbiamo viste da me, ma la finale la vedremo da Rodrigo che scaricherà da internet le immagini e soprattutto la telecronaca dei giornalisti cileni.

A me, sembra un'ottima idea perché sarà in un certo senso come passare una serata a
COPPAMERICA

Santiago de Cile e continuerò a sentire emozioni calcistiche accanto a quelle persone che

vivranno la partita nel modo più intenso. E allora dopo aver appoggiato la Unión Deportiva con

Doramas, domani tocca gridare a squarcia gola: ¡¡¡VAMOS CHILE!!!


Il mese di giugno è stato anche un mese di calcio giocato nel quale sono riuscito a giocare un po' di più che nei mesi precedenti e se vedere partite in tv o dal vivo mi piace parecchio, giocare mi piace anche di più! E, tra l'altro, ieri ho fatto debuttare una maglietta speciale. Si tratta di una maglietta del Palestino, squadra del campionato cileno che si è formata negli anni venti a partire dalla forte immigrazione palestina in questo paese. Pertanto non è solo una bella maglietta di calcio, ma anche un segno d'appoggio a una causa importante. Tranquilli: oggi non voglio parlarvi di politica.

Preferisco, invece, spiegarvi come sono arrivato ad essere in possesso di quest'autentico cimelio calcistico. La settimana scorsa sono venuti in visita a Tenerife Seba e Carla, due amici del mio primo anno sull'isola. Lui cileno e lei colombiana vivono insieme in Cile e si sono fermati qui per una settimana. È stato un piacere rivederli e visto che so mi stanno leggendo, ne approfitto per ringraziarli di nuovo per il fantastico souvenir che mi hanno portato d'oltreoceano.


Il secondo e piacevolissimo tema del mese appena passato è la spiaggia. Causa lavoro, ci sono potuto andare solo una volta alla settimana, però ci ho sempre passato dei gran bei momenti. Tra questi spicca, senza ombra di dubbio, la giornata di domenica scorsa nella quale in compagnia di alcuni amici sono andato alla spiaggia del Chiringuito Pirata, a El Médano.

È una spiaggia piccola, ma molto bella con una fantastica e magnetica montagna rossa come parte GUITARRA

fondamentale del paesaggio e con un bar che offre ottime birre alla spina e bella musica. Anche se 

in questo caso la musica l'abbiamo messa noi ;) Nel gruppo avevamo una chitarra, due persone che

sapevano suonarla stupendamente e una grandissima voglia da parte di tutti di cantare! E non solo 

noi, tanto che la chitarra e il nostro gruppo improvvisato hanno attirato l'attenzione di un altro gruppo di nuovi

amici che si sono aggiunti al nostro concerto privato! Il tutto in un paesaggio meraviglioso e in un'atmosfera rilassantissima,

come sempre qui in spiaggia.


E giacché si parla di vibrazioni musicali, devo rivelarvi che è proprio la musica il terzo asse di questo primo mese dell'estate. E come al solito non poteva mancare un concerto, anzi due. Circa due settimane fa, sono andato a un favoloso festival di blues a Santa Cruz. Il Santa Blues si svolge tutti gli anni nella Plaza de la Concepción, nel pieno centro di Santa Cruz dove questa volta è salito sul palco con la sua inseparabile armonica lo statunitense Billy Branch! Prima del suo gruppo, si sono presentati anche due ottimi gruppi locali, però il momento clou della serata è stato il concerto dell'americano e della sua band.

Gran bella serata e bella atmosfera in una Santa Cruz nella quale si poteva godere, così come a La Laguna, BILLY

di una piacevolissima temperatura a differenza di quello che succede nell'Europa continentale che

inizia a subire gli effetti delle varie ondate di caldo estremo che si succedono durante tutta l'estate.


Prima scrivevo di due concerti: il secondo è quello al quale andrò stasera. Il gruppo si chiama Ida y Vuelta (Andata e Ritorno) e uno dei suoi componenti è il mio amico Manu. Ci andrò dopo una cena, in compagnia di una delle mie classi, un altro dei classici della mia estate, ma magari ne parliamo nel prossimo blog...;)

Per il momento buon fine settimana a tutti!!! Divertitevi e sorridete!

Un abbraccio,
Nico

 

 

Ma Cos'e' 'vesto Giòo? per F. Sodi

 

Arrivando al momento forse più atteso del Giugno Pisano, ci fa piacere presentare un poema de Fulvio Sodi, degli Amici de Pisa (giugno 2008)

 

Ma cos'è 'vesto Gioo?   GIOCODELPONTE

" Nun è 'na sagra nè 'na tradizione

'he si ripete sempre 'vànd' è giugno,

fra n'arzata di spall' ed un mugnuno,

'vést' insieme d'orgogli'e d'emozione;

 

er Giòo gliè vita, coraggio, dedizione,   GIOCO

storia d'un tempo strinta bene' n pugno,

ansia' he mette 'r core 'n gran sobbùgno

'he guasiménte si rìstia 'r coccolóne;

 

se poi sur Ponte c'è 'r combattimento,  GIOCO 1

Pisa si ferma, 'óme 'n cartolina,

stregata da 'n subrìme godimento...

 

solo s'è giù ll 'urtima banderina  GIOCO 3

riparte 'r tempo, co' 'r su' scorrimento

lènto 'óme ll'Arn'he va verso Marina".

 

(Dedicado a los combatientes del Giòo del Ponte Pisano de Tramontana y Mezzogiorno, 

trabajadores, representantes oficiales de las Magistraturas, madres, amigas,

esposas, hijas, abuelas y primas que alientan a los combatientes; a los participantes GIOCO 5

de la Sfilata Storica, niños de la Scuola de Manifestazione Storica: tamboreros y

banderieros; caballeros y caballos, aficionados y demás no mencionados)

(créditos fotos: Comune de Pisa, Tirreno, wikipedia, etc)

 

 

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